Freeheld - Amore Giustizia Uguaglianza

Freeheld

USA - 2015
2,5/5
Freeheld - Amore Giustizia Uguaglianza
La vera storia d'amore di Laurel Hester e Stacie Andree, e della battaglia che condussero per ottenere giustizia. Quando alla pluridecorata detective del New Jersey Laurel viene diagnosticato un cancro, decide di assicurarsi che la sua sudata pensione vada alla sua compagna Stacie. Ma i funzionari della Contea di Ocean, detti Freeholders, non le riconoscono questo diritto. Il Detective Dane Wells e l'attivista per i diritti civili Steven Goldstein si uniscono a Laurel e Stacie coinvolgendo altri agenti di polizia e la comunità a sostegno della loro lotta per l'uguaglianza.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT (1:1.85)
  • Tratto da: basato sul cortometraggio documentario "Freeheld" di Cynthia Wade
  • Produzione: MICHAEL SHAMBERG, STACEY SHER, CYNTHIA WADE, JACK SELBY, DUNCAN MONTGOMERY, JAMES D. STERN, JULIE GOLDSTEIN, PHIL HUNT, COMPTON ROSS, KELLY BUSH NOVAK, ELLEN PAGE PER INCOGNITO PICTURES, ENDGAME ENTERTAINMENT, DOUBLE FEATURE FILMS, HEAD GEAR FILMS, METROL TECHNOLOGY
  • Distribuzione: VIDEA
  • Data uscita 5 Novembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Si possono spendere 23 anni della propria vita al servizio della legge e in punto di morte non trovare giustizia da quella stessa legge? Si può, e purtroppo è storia vera, quella del detective di Ocean County, New Jersey, Laurel Hester (Julianne Moore) e della sua compagna Stacie Andree (Ellen Page). Le due donne ormai 10 anni fa ingaggiarono una battaglia per ottenere uguali diritti: malata terminale di cancro, Laurel voleva che la sua pensione andasse a Stacie, ma i funzionari – Freeholders - della Contea erano di diverso avviso… Laurel lottò fino alla fine, ma non fu sola: oltre a Stacie e ai familiari, ebbe al proprio fianco il detective Dane Wells (Michael Shannon), suo partner alla polizia, e l’attivista per i diritti civili, in primis il matrimonio gay, Steven Goldstein (Steve Carell), che contribuì a fare delle sue traversie un caso mediatico nazionale.

In cartellone alla decima Festa di Roma, è Freeheld, diretto da Peter Sollett, basato sul cortometraggio documentario premio Oscar di Cynthia Wade e sceneggiato dal Ron Nyswaner di Philadelphia. Un film discreto, imperniato sulle prove delle due attrici: brava as usual la Moore, che però fa molto Still Alice ovvero déjà-vu, e bravina la Page, da cui ci saremmo aspettati di meglio che, soprattutto a inizio film, corrugamenti frontali, occhi trasognati e volemosebene con indicazione LGBT tipica.

Pazienza, la storia è così esemplare ed emotivamente pregna da trasgredire la convenzionalità del racconto o, meglio, la sua natura vagabonda, di più, ondivaga (e non esente da stereotipi, anzi): Freeheld parte quale detective story, diventa lesbo drama, abbraccia il cancer movie, con un correlato uso dei registri non sempre in tema – e a tempo.

Tant’è che l’entrata a gamba tesa dell’attivista umorista gaio di Carell non sembra mera evenienza storica, bensì necessità drammaturgica: della serie, come ti risollevo Freeheld. Ma il film è per una buona causa, dunque, tutto è perdonato? Pragmatico, programmatico e... propedeutico?

NOTE

- PRESENTATO ALLA X EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2015).

CRITICA

"È un pamphlet goffo e schematico. Ma sappiamo dai celebri precedenti, a partire da 'Indovina chi viene a cena' del 1967, quanto sulla base della sterminata potenzialità di diffusione un mediocre film hollywoodiano possa influire nella storia del costume." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 2 novembre 2015)

"(...) il film strappalacrime, 'Philadelphia' al femminile (lo sceneggiatore Nyswaner è lo stesso), ci istruisce su una materia attuale in cui siamo arretrati. Anche se la regia di Peter Sollett non rinuncia agli optional da lacrima, l'attenzione è sulla love story ben servita con strepitosa, partecipata raffinatezza da Julianne Moore, e la meccanica Ellen Page, dichiaratasi gay dal vivo, al fianco di un pugno di maschi divisi tra Bene e Male, tra pietà e orgoglio eterosessuale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 novembre 2015)

"(...) è un film che in qualche modo sembra di aver già visto: non presenta sorprese, e però la regia non scade mai nel melodramma mantenendo un buon equilibrio di racconto; (...) e le attrici protagoniste giocano con sensibilità la coppia: la matura Julianne Moore, fragile sotto l'apparenza forte e ben attenta a mantenere segreto il suo privato nel maschilistico mondo di lavoro in cui opera; la giovane Ellen Page, fresca, diretta, impulsiva. I loro duetti hanno un sapore di autenticità che riscatta il film da una sostanziale prevedibilità; nei panni di fidato collega di Laurel, Michael Shannon è come sempre incisivo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 novembre 2015)

"Storia drammaticamente vera, quella di Laurel Hester ha rappresentato un prezioso tassello nel raggiungimento dei diritti civili nella comunità LGBT, di cui la coprotagonista del film, Ellen Page, fa orgogliosamente parte. Purtroppo il film è quanto di peggio Hollywood sappia esprimere per retorica, agiografia e piattezza registica: neppure la brava Julianne More riesce a sollevarlo." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 5 novembre 2015)

"Piacerà a patto che sorvoliate sulla ruffianeria politically correct della storia (che non casualmente ci arriva nel corso delle diatribe sulle nozze gay). Se sorvolate, potrete satollarvi cogli exploit da Oscar della Moore e della Page, decisamente convintissime delle parti." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 novembre 2015)

"Pur ispirato ad una storia vera e toccante, il film è freddo, colpa anche di due protagoniste poco empatiche. Per non parlare dell'imbarazzante Steve Carell, che trasforma in patetica macchietta il suo leader gay." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 novembre 2015)

"I film «tratti da una storia vera» hanno spesso come un vago sospetto di ricatto verso lo spettatore avvertendo che, quello che sta vedendo, se pur nella ricostruzione cinematografica che, è bene ricordarlo, è sempre finzione, qualche cosa che è davvero accaduta. Succede anche in questo «Freeheld», cui la distribuzione italiana ha aggiunto nel titolo «Amore Giustizia Uguaglianza» (rigorosamente in maiuscolo per rimarcare che si parlerà di temi alti). E in effetti il tema nel film c'è tutto: quello, fondamentalmente, dei diritti. (...) di temi se ne intrecciano parecchi, quello delle coppie di fatto, dei meccanismi contributivi, delle leggi statali spesso in contrapposizione con quelle nazionali e poi, ancora, dei pregiudizi che possono emergere quando si affrontano argomenti di questo tipo. Il film cerca, a dire la verità, di essere abbastanza onesto nel presentare la situazione, espone la sua tesi con chiarezza e la porta avanti con discreto mestiere, anche se il film mano a mano si trasforma da sentimentale a «cancer movie», per poi infilarsi nel genere disputa legale quando entra in scena l'avvocato attivista peri diritti civili Steven Goldstein, interpretato, anche se un tantino sopra le righe, dal simpatico Steve Carell. (...) Insomma, il film mette tanta carne al fuoco, cerca di strappare la lacrima ma senza esagerare in colpi bassi e mettendo al suo centro questa particolare love story, che probabilmente ha almeno il pregio di farci riflettere, attraverso la sua parabola, su temi difficili e che tendono generalmente a dividere (il bene di qui, il male di là) più che ad unire." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 11 novembre 2015)
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