Franny

USA - 2015
1,5/5
Franny
Franny è un affascinante milionario che nasconde un segreto che non ha mai rivelato a nessuno. Non lavora e ha trovato nella beneficienza la sua unica ragione di vita. Quando dopo tanti anni incontra Olivia, la figlia dei suoi più cari amici, sposata e in procinto di diventare madre, Franny non riesce a fare a meno di "aiutarla". Offre così a Olivia e suo marito incredibili opportunità, cercando allo tempo stesso però di gestire la loro vita in modo sempre più invadente, fino a quando il suo segreto riemergerà dal passato con conseguenze inimmaginabili...
  • Altri titoli:
    Il segreto
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM/SUPER 35
  • Produzione: BIG SHOES MEDIA, AUDAX FILMS, MAGNOLIA ENTERTAINMENT, SOARING FLIGHT PRODUCTIONS, TIDEROCK MEDIA, TREEHOUSE PICTURES
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 23 Dicembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Vi ricordate Time Out of Mind, passato alla Festa di Roma 2014 e non ancora – e comprensibilmente – approdato in sala? Richard Gere vi faceva il barbone e, per farla breve, concludemmo la recensione con un “beati gli ultimi se i primi li sapranno raccontare…”.

Ebbene, dopo quel clochard gli tocca, al bel Richard, un miliardario, ovvero un altro che non lavora: l’eponimo Franny, inquadrato dall’esordiente Andrew Renzi. Ecco, non bastasse il film, c’è pure il cognome giusto. Multimilionario e filantropo, Franny è, come si dice, uomo affascinante e misterioso; come non si dice, un tot svitato, molto drogato (una specie di morfina) e molto control freak. Dopo tanti anni, tutti passati in una suite a non smaltire i postumi di un terribile incidente automobilistico, il nostro Franny ritrova la figlia, Olivia (Dakota Fanning, in spaventosa involuzione), dei suoi più cari amici: la ragazza si è sposata con Luke (Theo James, inetto) e aspetta un figlio…

Con le Feste che incombono, il pregio di Franny è uno e bino: per chi lo vedrà, dura poco; per chi ne deve scrivere, non ha molto da dire. Insomma, la concisione.

Con il conto in banca ben solido, il 66enne Richard negli ultimi tempi si diletta a scegliere ruoli insoliti, diciamo disadattati nel panorama hollywoodiano, e sovente li cerca nelle opere prime, davanti alla macchina da presa di carneadi o belle (?) speranze. Nel caso di Franny, e non solo, ha scelto male: il film segue tante piste (paternità nascosta, spettri incestuosi, thriller stupefacente) perdendole tutte, soprattutto, non riesce a farsi seguire, perché il nostro interesse svapora subito. E che dire dell’eponimo? Anche i ricchi piangono, ma non sempre ti vien voglia di allungare il fazzoletto.

In conclusione, Mr. Gere è riuscito a farci rimpiangere Hachiko (2009): succede quando dai film con un cane si passa ai film da cani.

CRITICA

"(...) un racconto, strutturalmente molto modesto, che procede seguendo linee narrative discontinue fra scene madri e conflitti non sempre motivati, occasioni comunque per il sessantasettenne Richard Gere di dimostrarsi interprete completo e profondo conoscitore dell'animo umano nella variegata sfumata performance di un generoso benestante nel suo autunno esistenziale (...)." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 2 gennaio 2016)
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