Four Brothers - Quattro fratelli

Four Brothers

USA - 2005
Four Brothers - Quattro fratelli
Bobby, Angel, Jeremiah e Jack sono stati adottati dalla stessa donna, Evelyn Mercer, ma, una volta cresciuti, ognuno di loro si è costruito un'esistenza radicalmente diversa. Bobby è rimasto una testa calda, Angel è diventato un playboy, Jeremiah ha preferito costruirsi un futuro e una famiglia, e Jack ha coltivato la sua passione per l'hard rock. Quando Evelyn viene uccisa durante una rapina in una drogheria, i quattro riscoprono il vincolo che li unisce e decidono di trovare insieme il colpevole ed attuare la loro vendetta.
  • Altri titoli:
    Untitled Mark Wahlberg Project
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: FOUR BROTHERS FILMS INC., PARAMOUNT PICTURES, DI BONAVENTURA PICTURES
  • Distribuzione: UIP
  • Data uscita 7 Ottobre 2005

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Bulli, pupe e killer mammoni dal grilletto facile. E' l'originale variante di Four Brothers, gangster-movie che John Singleton condisce di ironia e sentimento. Il mix è vincente e gli ingredienti sono tutti nella stralunata premessa: i quattro fratelli del titolo sono due bianchi e due neri, agli antipodi l'uno dall'altro e ovviamente figli di madri diverse. Storie personali di abbandono e piccola criminalità li portano poi a questa insolita "fratellanza". Tutti adottati da un'anziana e materna signora, scoprono così il calore della famiglia, stringendo un inscindibile patto di sangue. Il surreale accostamento strappa già di per se' più di un sorriso: l'innocua vecchina tutta maglia e manicaretti mette in riga i quattro gangster, imponendo il bon ton a tavola e riprendendoli come bambinetti. La devozione è totale, la mamma intoccabile. Ed è infatti proprio quando la donna rimane uccisa in una rapina, che dalla pelle degli agnellini spuntano i lupi. Bobby, il duro della famiglia interpretato da Mark Wahlberg, non ha dubbi: il sangue laverà il sangue, la mamma deve essere vendicata. E' lui il trascinatore, l'ingovernabile testa calda capace di tutto. Quando il gioco si fa duro emergono le esilaranti differenze tra i quattro. Il piccolo Jack, rockettaro effeminato, viene relegato alle seconde file. Il gigantesco Angel mostra i muscoli in trincea, ma si piega in casa alla focosa fidanzata messicana. Jerry partecipa ma nel tempo libero accompagna le figlie in palestra. La missione punitiva in cui si imbarcano è suicida: scavare nel sottobosco criminale di Detroit, per risalire ai killer che hanno eliminato la mamma. La macchina di Singleton segue la caccia dei quattro in un crescendo di violenza e di sparatorie, senza però mai perdere d'occhio l'aspetto umano. Piccoli incidenti, scivoloni e scaramucce che alleggeriscono la tensione, divertono, a tratti fanno quasi pensare. Non ci sono pretese, per carità, ma il meccanismo funziona e la regia serrata non lascia spazio a cali di ritmo. L'aggiunta di poliziotti corrotti e vendette sui killer cattivi amplifica poi l'identificazione. Impossibile resistere ai quattro fratelli che strizzano l'occhio dallo schermo. Alla fine i vincitori sono loro: cattivi per amore, in un mondo che a conti fatti risulta assai più torbido e condannabile.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005).

CRITICA

"A esibizioni balistico-muscolari il regista John Singleton non ci è mai andato leggero, fin da quando il suo 'Boyz'n the Hood' fece discutere per l'overdose di violenza, e si guadagnò anche due nomination all'Oscar. La sua abilità resta intatta: però la trama è pesantemente ricattatoria e le pause da commedia, contribuendo ad affezionarti ai discutibili eroi, rendono la faccenda ancora più equivoca." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 settembre 2005)

"C'è da credere al regista dei ghetti neri John Singleton: non è un remake dei 4 figli di Kate Elder, ma somiglia. E' un violentissimo western metropolitano in uno scenario di neve rossa al sangue in cui quattro fratellastri fast and furious, due bianchi e due neri, tatuati al punto giusto e giustizieri della notte, vendicano l' assassinio della madre adottiva che li ha raccolti all' orfanotrofio. (...)Tutti perdenti, segno che l'autore di 'Boyz ' N' the Hood' non ha aperto il pugno e vede l' America come un Far West privato di ogni codice d'onore. Piazzando i fratelli come agli scacchi (caposquadra Mark Wahlberg) e con ritmo abbastanza travolgente nella prima parte, il racconto invita a non illudersi sull'escalation della violenza: è un filo che arriva da Detroit a Bagdad." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 ottobre 2005)

"E' chiaro cosa ha attratto l'ex-regista prodigio di 'Boyz'n the Hood' passato poi a progetti diciamo più eclettici come 'Shaft' o '2 Fast 2 Furious'. In periglioso ma costante equilibrio fra denuncia sociale e cinema di genere, 'Four Brothers' non pecca certo di eccessiva finezza ma ha il tocco ruvido, l'energia, lo humour della cara vecchia serie B. I caratteri dei quattro fratelli ad esempio sono grezzi ma azzeccati. C'è il nero pulito, o quasi, che lavora nell'immobiliare e ha messo su famiglia (l'unico). Il ragazzino bianco che tenta la fortuna nel rock. L'altro nero che vive per la sua focosa amante latina. Poi c'è Bobby (Wahlberg), il primogenito, la testa più calda di tutte. Uno che se cerca un testimone interrompe una partita a basket, spacca la faccia a un giocatore, estrae la pistola. E quando poi trova il testimone, dopo essersela vista con i suoi rotweiler, taglia la corda con cui l'infame sta svignandosela dalla finestra per interrogarlo rantolante al suolo. Ma non pensate alla solita pellicola adrenalinica. Per restare insieme questi quattro fratelli legati da vincoli più forti di quelli di sangue devono pensare, giocare d'anticipo, usare l'astuzia. 'Insisti a bussare alla porta del diavolo e prima o poi qualcuno aprirà', li ammonisce lo sbirro buono che li segue a distanza. Ma loro non sono quelli che bussano, sono quelli che aprono la porta. Registi meno accorti avrebbero calcato sul mélo, sull'azione o sul giallo. Singleton mette la sordina al realismo ma senza annullarlo, e accentua il messaggio interrazziale. Non ci sono colori, solo clan, bande, famiglie. Con chi stare dipende da noi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 ottobre 2005)

"Il regista, già autore di 'Boyz 'N the Hood', e di 'Poetic Justice', dice che 'si tratta a tutti gli effetti di un western; 40-50 anni fa i quattro fratellastri sarebbero stati cowboy'. Due degli interpreti sono invece oggi star della musica nera, la più amata dall'autore, e neri; gli altri due sono attori bianchi; tutti sono davvero molto bravi." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 ottobre 2005)

"Il mix razziale dei vendicatori è l'elemento di originalità di 'Four Brothers', che in America ha incassato 20 milioni di dollari nei primi due giorni di programmazione. Tutto il resto appartiene all'equivoco repertorio del cinema di autodifesa. Ne viene fuori un violento western metropolitano dove nessuno è uno stinco di santo, a cominciare da Bobby, appena uscito di galera, però i malvagi sono così abietti da farti incavolare, fornendo un'ambigua giustificazione morale ai giustizieri, che li massacrano, finendoli, già feriti, con colpi di grosso calibro alla testa. Il mestiere di Singleton non è in discussione: lo sono, invece, la trama pesantemente ricattatoria e perfino le pause da commedia familiare, perché contribuiscono ad affezionarti ai suoi discutibilissimi eroi." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 ottobre 2005)
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