Forever Enthralled

Mei Lanfang

CINA - 2008
Forever Enthralled
Figlio d'arte, Mei Lanfang, considerato il più celebre attore dell'Opera di Pechino, è celebrato in tutto il mondo e ammirato da personaggi come Bertolt Brecht, Charlie Chaplin e Sergei Eisenstein. Interprete soprattutto di ruoli femminili, Mei Lanfang deve combattere a lungo per opporsi ai pregiudizi della società cinese dell'epoca che considerava gli attori alla stessa stregua delle prostitute. Il suo stile teatrale innovativo ma fortemente legato ai costumi e ai temi storici del suo paese gli attirano il favore delle autorità della nascente Repubblica Popolare Cinese e allo stesso tempo la notorietà a livello internazionale, tanto che viene chiamato a recitare nei più importanti teatri in America e in Europa. Tuttavia, nonostante il successo, la sua vita non fu priva di sofferenze.
  • Durata: 147'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE
  • Produzione: BEIJING FILM STUDIO, CHINA FILM GROUP CORPORATION

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 59. FESTIVAL DI BERLINO (2009).

CRITICA

"Pesa due ore e mezzo di vocalità e mimesi di grandi attori dell'Opera cinese la ricostruzione della vita della star Mei Lanfang che Chen Kaige propone nel kolossal 'Forever Enthralled' riprendendo il celebre 'Addio mia concubina', ma trasferendo facilmente nel sacrificio d'amore il respiro ampio, storico e lirico, che funzionava nel precedente film di successo." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 11 febbraio2009)

"I registi più giovani lo considerano ormai un narratore 'old fashion', per la sua concentrazione calligrafica sull'immagine, la costituzione d'oggetto viscontiana, il movimento interno e invisibile della sequenza. Ma questo prodotto competitivo proprio per questi motivi, ha in più due gemme incastonate. La prima, è firmato Grande Cina ed è interpretato da un duo affiatato. Naturalmente, rispetto a Cronenberg e alle sue perversioni da chierichetto colpevole, cerca di normalizzare continuamente le ambiguità sessuali del suo personaggio, allertandoci più che mai sulle segnaletiche anti-censorie del 'fuori campo'." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 12 febbraio 2009)
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