Focus - Niente è come sembra

Focus

USA - 2015
1/5
Focus - Niente è come sembra
Nicky, esperto maestro nel depistaggio, si ritrova coinvolto sentimentalmente con un'aspirante criminale, Jess. Mentre Nicky cerca di insegnarle i trucchi del mestiere, il rapporto tra i due diventa molto intimo, col risultato che Jess viene allontanata brutalmente. Tre anni dopo, l'ex fiamma, ormai compiuta femme fatale, si presenta a Buenos Aires in occasione di una corsa automobilistica molto rischiosa. Nel bel mezzo dell' ultima pericolosissima missione di Nicky, lei rischierà di mandare all'aria i suoi piani... ed il consumato truffatore potrebbe trovarsi in seria difficoltà.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ALEXA XT, ARRIRAW
  • Produzione: DI NOVI PICTURES, ZAFTIG FILMS
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data uscita 5 Marzo 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Niente è come sembra (sottotitolo italiano di Focus)? E così sia: nonostante la presenza di Will Smith e Margot Robbie, diffidate.
Il mondo dei truffatori fa da sfondo a una rom com insipida, priva di ritmo, svogliata nei dialoghi e invereconda per storytelling. Artefici Glenn Ficarra e John Requa, specialisti di guazzabugli narrativi e pessimi utilizzatori di star (ne hanno fatte già le spese Jim Carrey ne Il genio della truffa; Steve Carell, Ryan Gosling, Julianne Moore ed Emma Stone in Crazy, Stupid, Love). Anche qui non si capisce bene dove vogliano andare a parare - commedia sentimentale? film da rapina? Storia di redenzione? - ma è certo che si siano infilati anche stavolta in un vicolo cieco. Il cinema di genere non sarà una scienza esatta, ma possiede alcune regole implicite in fatto di costruzione drammaturgica, caratterizzazione, utilizzo dei cliché e dei colpi di scena, che Focus disattende dietro il pretesto di ribaltarle.
Will Smith nei panni del ladro rubacuori, troppo scaltro ed esageratamente charmant perfino per i suoi standard, è semplicemente snervante. Ma con le ossa rotta ne esce anche Margot Robbie che, dopo essere stata magnificata in The Wolf of wall Street, viene ricondotta al ruolo di Barbie-pupona.
Lui conduce il gioco, la fa entrare nel giro, se ne innamora, la molla, la ritrova, la frega di nuovo, poi se ne pente. Lei è uno zerbino.
Il film è ambientato tra New York, New Orleans e Buenos Aires, ma lo capiamo solo dalle didascalie e da qualche parola spagnoleggiante. Visivamente il film sembra sgargiante, ma è solo patinato e piatto. Siamo dalle parti della patacca che luccica. Della copia carbone del glamour.
E sì, perché no?, del Soderbergh ultima maniera. Quello che mette a fuoco tutto e nulla rivela.

NOTE

- APOLLO ROBBINS, SOPRANNOMINATO 'IL LADRO GENTILUOMO', HA PRESTATO LA SUA CONSULENZA IDEANDO E COREOGRAFANDO I MOVIMENTI DELLE MANI PER FURTI E INGANNI.

CRITICA

"Versione hard di 'Peccato che sia una canaglia' (c'è pure papà...) giocata con furberia dal duo Ficarra-Requa che usano la protervia simpatica di Will Smith e il torbido candore di Margot Robbie (...) per dirigere un giro dell'oca che parte piacevole, trova il top nella gara di scommesse ma poi si complica con troppi artifici. Anche alle doppie verità c'è un limite, specie se la sceneggiatura non è memorabile e un po' di inutile volgarità sporca la commedia dell'ingenuità e del carnevale alla media stupidità americana (...)." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 marzo 2015)

"Gli anglosassoni li chiamano 'guilty pleasures', 'piaceri colpevoli', e ognuno coltiva i propri. Generalmente in silenzio perché nessuno svela a cuor leggero le proprie debolezze. (...) Noi abbiamo un debole per i film su truffe, stangate e affini, dal furto con destrezza alla banda che svuota Fort Knox (incluse le storie più ludiche di spionaggio, mentre i film su maghi e prestigiatori tendono a barare rovinando il gioco). Ma a forza di cadere imbambolati davanti a lavori anche molto diversi come 'Ocean's Eleven' o 'Rounders', il glorioso 'American Hustle' o il sottovalutato 'Duplicity', abbiamo capito che in fondo tutti questi film sono metafore del cinema e del suo immenso repertorio in progress di trucchi e meraviglie. Dalla seduzione divistica alla scelta delle inquadrature, dalla perizia con cui si susseguono luci e colori ai giochi di montaggio, in fondo i truffatori sono provetti registi che dirigono (o sviano) l'attenzione delle loro vittime come il cinema fa con gli spettatori (e se Orson Welles era anche un grande illusionista una ragione ci sarà). Insomma il divertimento consiste nel lasciarsi abbindolare e dopo, solo dopo, scoprire il trucco. Ma il piacere raddoppia quando l'azione si fonde a una trama sentimentale come in questo lieve, futilissimo, irresistibile 'Focus' (...). Ma la cosa più notevole, oltre alle parentesi in chiave di commedia garantite da caratteristi grandiosi come il cinese BD Wong, il corpulento Adrian Martinez o il maturo Gerald McRaney, è la disinvoltura con cui il film tira sotto i nostri occhi i fili del racconto. (...) Purissimo intrattenimento, che reinventa in allegria anche luoghi reali e arcinoti come New Orleans o Buenos Aires. Ma con una classe e una mancanza di pretese così rare (e benvenute) da sfiorare l'arte." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 marzo 2015)

"La prima parte di Focus appartiene al filone del 'caper movie', film di truffa o di colpo grosso, ed è ragionevolmente divertente (soprattutto grazie ai personaggi secondari). Va peggio la seconda, dove la commedia romantica prende il sopravvento relegando sullo sfondo la trama thriller. Il problema è che la rom-com diventa davvero romantica quando c'è chimica tra i suoi protagonisti, non perché la sceneggiatura dice che dev'essere così. Se Will Smith e Margot Robbie funzionano benino individualmente, la chimica tra loro è al grado zero. E la love-story è delle meno convincenti." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 5 marzo 2015)

"(...) la patinata, inconsistente commediola (...) vince la scommessa puntando sul carisma e l'imprevedibilità di Will Smith, il fresco candore della sua partner Margot Robbie, la lussuosa piacevolezza degli ambienti, da Manhattan a New Orleans a Buenos Aires, il susseguirsi di colpi di scena; e, soprattutto, il vivace montaggio con cui viene sciorinato il fantasioso repertorio di trucchi del mestiere suggerito dal consulente Apollo Robbins, «ladro» (pare) di chiara fama." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 marzo 2015)

"(...) è il ritorno del duo John Requa e Glenn Ficarra, autori di 'Babbo bastardo' e registi di 'Colpo di fulmine' a cui questo 'Focus' sembra un po' ammiccare - la truffa è la loro ossessione. A differenza di 'I Love You Philip Morris' però qui il truffatore è professionista ma la commedia rimane anche stavolta prevedibile senza cattiveria né ironia. (...) Smith, palestrato e iperestetizzato - non si gioca mai la sfumatura del cinismo ambiguo: niente è come sembra recita il titolo italiano, in realtà tutto è molto evidente a parte il colpo di teatro finale con la carta padre/figlio che è sempre una garanzia." (Cristina Piccino, 'Il manifesto', 5 marzo 2015)

"Dagli Stati Uniti buone nuove per il cinema italiano: paragonati alla coppia Ficarra e Requa, i nostri Ficarra e Picone sono Powell e Pressburger. Per la terza volta dietro la macchina da presa (...) i sodali riescono a far perdutamente rimpiangere la saga truffaldina di Ocean's, quella del marpione George Clooney: qui dovrebbe, condizionale d'obbligo, rimpiazzarlo Will Smith, in cerca di riscatto dopo il floppissimo 'After Earth', ma rien ne va plus. (...) Margot Robbie: nel Lupo di Wall Street, a fianco di DiCaprio e sotto l'occhio di Scorsese, faceva faville, viceversa, qui è bella ma non balla, a ribadire l'importanza della direzione d'attori. (...) l'ex principe di Bel Air sullo schermo può esibire unicamente un fisico da 20enne palestrato (ne ha 46!), perché tutto è immoto, inane, lui compreso: sceneggiatura con un solo colpetto di scrittura (la manfrina del 55), inquadrature da 'Centovetrine', fotografia da pubblicità di profumi, montaggio alla cieca e ritmo in libera uscita. Tocca, dunque, aggiungere una virgola al sottotitolo: Niente, è come sembra. Purtroppo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 marzo 2015)

"Piacerà agli ammiratori a vario titolo della coppia protagonista. Smith dopo non poche débâcle (...) sembra tornato ai livelli di comunicativa di sette, otto anni fa (...). E la Margot scatenerà da oggi tra gli spettatori italiani la gara a «chi l'ha vista per primo» (prima del film di Scorsese intendiamo). I registi Ficarra e Requa li hanno serviti francamente bene. Non era facile. Il giallo rosa d'azione è un sottogenere molto arduo a cucinare con gli ingredienti giusti (...). Qui il «consumo» è organizzato come Dio comanda (non una caduta di ritmo, non un personaggio fuori posto)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 marzo 2015)

"Anche se l'irraggiungibile maestro Hitchcock ha dato superbe lezioni di inverosimiglianza, il troppo stroppia. La storia (...) non sta proprio in piedi." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 marzo 2015)

"(...) un mix tonalità, stiloso thriller chic con un tocco di noir nelle musiche e, in parte, nella fotografia, che sceglie vetrate scintillanti e ingabbiati interni rossastri." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 6 marzo 2015)
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