Flight

USA - 2012
4/5
Flight
Durante un incidente di volo, l'esperto pilota di linea Whip Whitaker riesce con un atterraggio miracoloso a salvare quasi tutte le vite dei passeggeri a bordo. Dopo la scampata catastrofe, Whip viene acclamato eroe nazionale, ma le indagini sul reale svolgimento della vicenda fanno emergere inquietanti interrogativi sulla sua condotta personale e finisce sotto inchiesta per abuso di droga e alcool, rivelati dalle analisi del sangue...
  • Durata: 139'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: RED EPIC, (2K)/REDCODE RAW (5K), 35 MM/D-CINEMA(1:2.35)
  • Produzione: WALTER F. PARKES, LAURIE MACDONALD, STEVE STARKEY, ROBERT ZEMECKIS, JACK RAPKE PER IMAGEMOVERS, PARKES/MACDONALD PRODUCTIONS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2013)
  • Data uscita 24 Gennaio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
A seguito di un guasto tecnico un aereo di linea con 102 passeggeri a bordo precipita nei dintorni di Atlanta. Sarebbero morti tutti se in cabina di pilotaggio non ci fosse stato l'esperto comandante Whip Whitaker (Denzel Washington), che grazie a una manovra spericolata riesce a limitare l'impatto salvando 96 vite. Nessun dubbio: Whitaker è un eroe, celebrato dalla stampa e acclamato dalla gente. Oppure no. L'NTSB (il National Transportation Safety Board) indaga sull'incidente e scopre che Whitaker è entrato in cabina di pilotaggio ubriaco. Scatta l'inchiesta.
Dal disaster-movie al legal thriller, dal drama alla commedia umana, e poi: il caso e la necessità, la dipendenza e la libertà, la verità e la menzogna, la volontà e Dio. Flight di Robert Zemeckis somiglia a un kolossal hollywoodiano girato da Kieslowski, non risparmia su carico e carburante, va in picchiata, tiene incollato lo spettatore alla poltrona ma non cade: plana lieve semmai come la piuma di Forrest Gump, secondo traiettorie imprevedibili ma non casuali.
Merito di una sceneggiatura di ferro, elastica abbastanza però da ammortizzare i continui cambi di passo e di umore del film. Rielaborando una vicenda personale, John Gatins consegna a Zemeckis uno script dove la carne al fuoco è tanta, non troppa; piena di trappole e potenziali vicoli ciechi, digressioni e personaggi, temi e provocazioni. E Zemeckis - finalmente rinsavito dopo le ossessioni in CG, Motion Capture e 3D che ne avevano segnato l'ultimo scorcio di carriera - ne fa buon uso, dosando da maestro modi, tempi e sottotesti.Flight è il suo primo film degno di nota da un decennio a questa parte, e non è un caso che l'avvenimento coincida con il ritorno in squadra del sodale Don Burgess, il grande direttore della fotografia che aveva mollato il regista subito dopo Cast Away e prima dell'era digitalizzata zemeckesiana (iniziata nel 2004 con Polar Express). Maneggiando con disinvoltura le minuscole cineprese digitali di nuova generazione (le Red Epic), Burgess ci regala alcune delle sequenze aeree più belle della storia del cinema, e ampliando la gamma prospettica dentro l'angusto spazio del velivolo riesce a trovare una quadra tra libertà di movimento (dello sguardo almeno) e senso di claustrofobia. Per il resto, la confezione è elegante ma non griffata.
Eppure tutto questo sarebbe servito a poco se al servizio della storia e dell'eccellente team tecnico/artistico (per un budget di lavorazione comunque irrisorio: 31 milioni di dollari) non ci fossero stati interpreti in stato di grazia, capaci di conferire spessore e verità ai personaggi di carta.Su tutti Denzel Washington (per la prima volta diretto da Zemeckis), alle prese con un antieroe carismatico e indisponente a cui l'attore di colore offre tutta la grandezza e la vulnerabilità di cui è capace: il suo Whip Whitaker si ficca nella testa e nel cuore di ogni spettatore con un ventaglio espressivo impressionante, fatto di tic facciali, tumulti ottici e sfumature verbali; dimenandosi con naturalezza tra l'arroganza di un corpo imponente e l'improvvisa goffaggine che sembra assalirlo; debole e forte insieme dentro una scissione più ampia, quella tra immagine pubblica e coscienza di sè.Lungo il suo percorso di distruzione/redenzione, capita d'imbattersi nella delicata fragilità di Kelly Reilly, l'affidabilità di compagni di viaggio come Bruce Greenwood e Don Cheadle e la magistrale presenza scenica di John Goodman (che irrompe nella storia in camicia e shorts, occhiali da sole e Sympathy for the Devil degli Stones nelle orecchie: fantastico) e Melissa Leo, protagonisti di due ottimi camei. Molte le scene memorabili: dall'incipit shock in camera d'albergo alla lunga sequenza della caduta, dall'incontro tra Washington e la Reilly in ospedale (con il tramite di un malato terminale in vena speculativa) al decisivo confronto processuale.Peccato solo per i dieci minuti finali, inutilmente consolatori e didascalici, appannaggio forse del grande pubblico di casa.Che sembra non aver gradito comunque: pochi per un film del genere i 90 milioni incassati al botteghino americano.

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2013 PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE E ATTORE PROTAGONISTA (DENZEL WASHINGTON).

CRITICA

"Catastrofico che spende l'incidente subito, il thriller un poco prolisso evita la retorica fino a 10 minuti dalla fine quando Washington gioca il jolly della redenzione. Ma con momenti ottimi: le scale all'ospedale, il ruolo dl John Goodman, paesaggi malinconici, una ferocia che si pente." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 24 gennaio 2013)

"(...) il pilota finisce al centro di un'inchiesta legale; ma anche, e soprattutto, di un dilemma morale: l'avere salvato delle vite (come altri non avrebbe saputo fare) può essere un'attenuante del suo comportamento gravemente a rischio? Per deciderlo, il film impiega circa due ore; riuscendo a non essere davvero noioso malgrado una certa ripetitività di concetti e situazioni. E poi Denzel, candidato all'Oscar per la parte, è davvero bravo ad alternare eroismo e debolezza, arroganza e rimorso. Stupisce un po' trovare alla regia di un film (salvo le movimentate sequenze in volo dell'inizio) quasi teatrale Robert Zemeckis, che da 'Ritorno al futuro' a 'Forrest Gump', sembrava volesse soprattutto stupirci con effetti speciali." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 gennaio 2013)

"Ha un avvio da film catastrofico 'Flight' e Robert Zemeckis lo gira alla grande, calibrando emozione ed effetti speciali con la maestria che ben gli conosciamo. Poi, a terra, comincia un altro film: salutato come un eroe, il pilota finisce sotto inchiesta per via di analisi del sangue che rivelano l'abuso di droga e alcool; e Zemeckis passa con inalterata abilità di regia a battere la nota intimista, pedinando l'uomo nella sua spirale autodistruttiva sino al riscatto finale. Semmai è il copione che resta un po' in superficie nello scavo psicologico e nell'orchestrazione degli altri personaggi (dall'avvocato Don Cheadle alla tossica Kelly Reilly), ma l'intenso Washington sopperisce alle lacune giocando su una sfumata gamma di toni una figura che sotto un'apparente sicurezza nasconde ombre e dolore." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 gennaio 2013)

"Dagli anni Ottanta Robert Zemeckis si è aperto degli spazi molto lusinghieri nel cinema americano, sia dal punto di vista del successo di pubblico, sia in virtù del suo estro creativo che, fra l'altro, gli ha meritato vari Oscar. (...) Zemeckis scrive pagine quasi angoscianti là dove rappresenta, molto a lungo, l'incidente che distruggerà l'aereo, poi, sulla scorta della sceneggiatura, stringe la sua osservazione quasi esclusivamente sui problemi psicologici e presto anche morali del protagonista, sconvolto e poi travolto da un dilemma che lui solo può sciogliere. Qui, forse, con accenti qua e là troppo caldi e con motivazioni che, pur precedendo una sorta di lieto fine, denunciano con la loro logica una certa facilità risolta comunque con tensioni giuste. Le esprime, con mestiere sicuro, Denzel Washington nei panni del pilota. Contenuto e misurato anche quando cede all'alcol." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 24 gennaio 2013)

"Tutto porta a pensare che si tratti dell'ennesimo disaster-movie. La notizia (buona o cattiva, dipende dai gusti) è che si tratta, invece, dell'ennesimo film sulla dipendenza. 'Flight' infatti, come ha dichiarato lo sceneggiatore ed ex attore John Gatins, inserisce nell'impianto di un robusto quanto ordinario prodotto di studio il percorso di un personaggio che si ritrova obbligato a lottare sino all'ultimo respiro contro i propri demoni, in primis alcol e cocaina come dettano i nostri tempi. Il concetto d'intrattenimento puro possiede, ovviamente, una sua dignità linguistica ed è chiaro che a fare la differenza in tale ambito non sono le categorie artistiche astratte, bensì la peculiarità del soggetto, la coerenza della scrittura e la caratura d'interpreti e regista. In questo caso, per di più, l'attenzione dello spettatore (per non dire della critica) è tenuta in massima allerta dal protagonismo di un big come Denzel Washington (nominato quasi in automatico agli Oscar nella cinquina dei migliori attori) e dal ritorno del sessantunenne Zemeckis detto Bobby Z al cinema dal vivo, dopo ben dodici anni di trionfale permanenza nei territori high-tech dell'animazione." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 gennaio 2013)

"Robert Zemeckis abbandona i ricami digitali di 'Beowulfe' e 'A Christmas Carol' e con 'Flight' prende la rotta del disaster movie e del legal thriller soprattutto, prende a bordo caso e libertà, dipendenza e verità, Dio e volontà. Nel cast anche la magnifica Kelly Reilly, e tanta roba per un action hollywoodiano, e spuntano implicazioni filosofiche 'europee': lecito pensare a Kieslowski, sebbene la trama si sfilacci nel moralismo finale. Comunque, Io straordinario Washington (l'Oscar Io merita lui) serve due notizie per gli alcolisti. Prima la cattiva: se bevi paghi comunque vada. Poi la buona: col gomito alzato, vi potrebbe riuscire quello che 10 piloti sobri possono solo sognare. Da vedere: per credere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 24 gennaio 2013)

"Dopo essere andato a spasso su e giù per la storia americana, averla attraversata a piedi, essersi spinto sino alle soglie dell'infinito alla ricerca di un contatto e avere infine fatto naufragio, Robert Zemeckis ritorna con i piedi per terra. Per modo di dire. Fra 'Cast Away' (2000) e 'Flight' gli anni zero zemeckisiani trascorrono all'insegna della motion-capture, la tecnica di cinema digitale postumano che ha anticipato anche James Cameron. (...) in 'Flight' Denzel Washington assume su se stesso i peccati di un mondo, gli Stati Uniti, ancora barcollante nel trauma del dopo 11 settembre. A Zemeckis bastano pochi tratti per delineare un paese under influence. Come in 'Rescue Me', l'alcol è il siero della verità. Ci si stordisce con un'abnegazione ferrariana, si sniffa per tirarsi fuori dal torpore dell'alcol e poi ci si rimette in piedi. Zemeckis osserva impassibilmente partecipe ma non giudica. (...) Film-cervello calato con precisione chirurgica nel principio di realtà di un paese che da un lato si volta a guardare verso il proprio passato in cerca di un'autorità morale ('Lincoln') e dall'altro esorcizza l'orrore per un reale imploro e indecifrabile attraverso la feticizzazione di codici e pratiche di guerra ('Zero Dark Thirty'). 'Flight' è il resto che non dà altri resti, irriducibile, di un paese giunto al capolinea che processa un pilota ubriaco per avere riportato a casa con un numero di perdite minime un aereo che doveva essere rottamato. Più chiaro di così. Robert Zemeckis non si fa illusioni. Osama Bin Laden sarà anche stato eliminato ma continua a vivere nel cuore del Grande Paese (...). 'Flight' la paradossale anti-epica di un paese che ha smesso di volare." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 24 gennaio 2013)

"Piacerà a chi, fan di Robert Zemeckis dai tempi di 'Roger Rabbit' credeva d'averlo perduto come regista di rispetto (tra i suoi tonfi 'Polar Express'). 'Flight' per fortuna è cinema americano come quelli di una volta. Tanta adrenalina, un cast di tutto rispetto e una struttura drammatica a prova di bomba." (Giorgio Carone, 'Libero', 24 gennaio 2013)
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