Fish Tank

GRAN BRETAGNA, OLANDA - 2009
3/5
Fish Tank
La 15enne Mia, ribelle, problematica e amante della musica hip-hop, è stata espulsa dalla scuola, allontanata dai suoi amici ed è in eterno conflitto con sua madre. La sua esistenza potrebbe migliorare grazie a Connor, il nuovo compagno della madre, che le dà iniezioni di fiducia ed è prodigo di attenzioni verso lei, sua madre e la sua sorellina. Un'ennesima delusione, però, interromperà i suoi sogni di adolescente e segnerà il suo passaggio verso l'età adulta.
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: BBC FILMS, UK FILM COUNCIL, LIMELIGHT, KASANDER FILM COMPANY
  • Distribuzione: ONE MOVIE (2010) - DVD: 01/ONE MOVIE (2010)
  • Vietato 14
  • Data uscita 23 Luglio 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Essex, Gran Bretagna: Mia (Katie Jarvis, al debutto sullo schermo) ha 15 anni, un carattere imperioso, nessuna amica, una madre coetanea (Kierston Wareing, It’s a free world di Ken Loach), eccetto per l’anagrafe, una sorellina specilizzata in turpiloquio e una grande passione per la danza hip-hop. Ogni giorno e’ uguale all’altro, fin quando in casa non compare un amichetto occasionale della madre, Connor (Michael Fassbender, straordinario protagonista di Hunger e sulla Croisette anche con Inglorious Basterds di Tarantino): l’aitante giovanotto portera’ l’amore, e non solo.
E’ Fish Tank, opera seconda dell’inglese Andrea Arnold, regista premio Oscar per il corto Wasp nel 2003 e gia’ premio della Giuria a Cannes con Red Road nel 2006. Se per l’acclamato esordio il genere di riferimento era il thriller, qui la Arnold si muove agevolmente tra le coordinate del romanzo di formazione – dovremmo dire riformatorio… – e quelle del ritratto d’interni, attento alla caratterizzazione psicologia dei personaggi, su un basso continuo drammatico. Gran parte dei meriti vanno ascritti alla protagonista Katie Jarvis, reclutata dalla Arnold mentre litigava col ragazzo in una stazione e assente sulla Croisette perche’ fresca mamma: la sua spontaneita’, come per gli altri interpreti valorizzata dall’assenza di una sceneggiatura definita, e la sua presenza scenica la pongono gia’ tra le candidate al premio miglior attrice.
La sua Mia, dolce e volitiva neet, conquista da subito le simpatie dello spettatore, che si ritrova calato nel white trash inglese, dove l’alimentazione e’ ad alcool e junk food, l’istruzione facoltativa, l’immaginario hip-hop invasivo e il ballo unico ponte intrafamiliare e intergenerazionale. Ne succederanno di tutti i colori, molti di questi prevedibili, ma la Arnold sa apprezzabilmente frenare se non sui didascalismi, almeno sull’enfasi stilistica e soprattutto narrativa: non persegue un minimalismo per sottrazione, ma tiene la misura, arrestandosi prima che melo’ e lacrime invadano lo schermo. Nel fuoricampo, si sente la lezione del connazionale Ken Loach, ma anche dei disperati adolescenti di Gus Van Sant.

NOTE

- PREMIO DELLA GIURIA AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009) EX-AEQUO CON "THIRST" DI PARK CHAN-WOOK.

CRITICA

"Il bel 'Fish Tank', della britannica Andrea Arnold, già premio Oscar nel 2003 per il corto 'Wasp' e premio della Giuria a Cannes nel 2006 con l'opera prima 'Red Road'. La Arnold è tornata con un forte ritratto adolescenziale, che riecheggia Ken Loach, Gus van Sant e i '400 colpi' di Truffaut, di cui proprio quest'anno ricorre il 50ennale della proiezione sulla Croisette." (Stefano Ciavatta, 'Il Riformista', 15 maggio 2009)

"Al suo secondo lungometraggio la regista inglese Andrea Arnold non ripete l'exploit di 'Red Road', premiato qui nel 2006. La storia di 'Fish Tank' si regge tutta sulla straordinaria forza comunicativa della protagonista, l'esordiente Katie Jarvis, capace di rendere credibile la rabbia ma anche la fragilità di una quindicenne, che si sente in pace con se stessa solo quando balla il suo amato rap. Il rapporto con la madre non potrebbe essere più problematico, quello con le coetanee non esiste e il raggio di sole che sembra portare un occasionale amante della madre finirà invece per trasformarsi nell' esperienza più traumatica e dolorosa di tutte. La Arnold filma questo spaccato di vita con lo stile aspro e improvvisato di tanto cinema post Nouvelle Vague, attenta più alle pause che agli snodi della storia, ma alla fine l' effetto sembra quello di un vecchio film di Ken Loach o di Mike Leigh." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 15 maggio 2009)

"La Arnold in realtà è piuttosto abile nel mettere in scena le pedine del suo gioco, nel muoverle sulla scacchiera del dramma, nel tirare le fila di un discorso che si vorrebbe, insieme, educativo e di denuncia.." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 15 maggio 2009)

"Rispetto all'ottimo precedente, più lungo e compiaciuto." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 15 maggio 2009)

"Film sul bordo della lama dell'aggressività e delle violente cesure dell'adolescenza, è centrato sulla giovanissima esordiente Katie Jarvis, che libera un istinto artistico da premio." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 15 maggio 2009)

"Basta pensare al decano del 'realismo che sa di latrina' Mike Leigh, nel caso di questo film britannico, opera seconda di Andrea Arnold. Qui, oltre al non luogo dei condomini osceni, regna il non corpo, la non lingua, la gesticolazione psicotica e ossessiva, i non vestiti sostituiti da grigie felpe e intimi macchiati, una geografia dinamica degli arti che no segue più il ritmo oppressivo ma regolare della catena di montaggio, ma quello asincronico e asimmetrico della robotica, della disoccupazione, dei tempi vuoti davanti al lavoro o al tele-ipnotizzatore, della rissa o della fuga dai poliziotti e dagli assistenti sociali, perché sei senza permesso di soggiorno o zingaro o freak o disadattato. ." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 15 maggio 2009)

"Quattro anni fa la scozzese Andrea Arnold, già Oscar per il corto 'Milk', vinse il premio della giuria a Cannes con un debutto di grande forza e crudezza, 'Red Road', purtroppo poco visto in Italia. 'Fish Tank' (altro premio della giuria a Cannes 2009) conferma le aspre qualità della regista, una 49enne ex-attrice che negli anni 80 ha recitato a lungo nel programma per bambini 'No. 73' e sembra avere una predilezione per i rapporti madre-figlia. Purché visti dal lato più violento e selvaggio. Se in 'Red Road' infatti una madre sola elaborava una complicata e dolorosa strategia per vendicare l'omicidio della figlia, 'Fish Tank' batte un terreno più sociologico solo in apparenza. (...) Fino a un epilogo prevedibile nei fatti ma non nei modi. Anche perché la Arnold, maestra di sospensioni e ambiguità, trova sempre la scena, la situazione, il gesto che dice e non dice. Una gita in campagna, un pesce pescato con le mani e infilzato su un ramo, un piede ferito e medicato, o 'California Dreamin' nella versione quasi blues di Bobby Womack (una scoperta per la giovanissima Mia), sono le tessere di un linguaggio segreto, sempre molto fisico, che trascina Connor e Mia verso l'irreparabile. Con un'impennata, melò quando Mia decide di vendicarsi, che fa temere il peggio... Fino all'amaro e bellissimo finale, di nuovo danzato, che chiude su una nota davvero ineffabile questo film scabro, diseguale, qua e là un poco programmatico, ma azzardato e emozionante." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 luglio 2010)
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