Fine pena mai

ITALIA, FRANCIA - 2008
Fine pena mai
Antonio Perrone è il rampollo di una famiglia benestante dell'Italia del Sud. Insieme alla moglie Daniela, il giovane sogna un'esistenza agiata. Per raggiungere il loro scopo, i due non esitano a darsi alla piccola criminalità. Con il passare degli anni però, le rapine e lo spaccio di droga non si rivelano sufficienti per la sete di potere di Antonio, che, quando si presenta l'occasione, non esita ad entrare nella Sacra Corona Unita. Tuttavia, l'abuso di droga lo porterà a pagare un caro prezzo alla giustizia e all'età di 49 anni Antonio viene arrestato per mafia e messo in isolamento.
  • Altri titoli:
    Fine pena mai - Paradiso perduto
    Finepenamai
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: liberamente tratto dal romanzo "Vista d'interni. Diario di carcere, di "scuri" e seghe, di trip e di sventure" di Antonio Perrone (ed. Manni, 2003)
  • Produzione: AMEDEO PAGANI E DANIELE MAZZOCCA PER CLASSIC SRL, VERDEORO SRL, PARADIS FILMS
  • Distribuzione: MIKADO
  • Data uscita 29 Febbraio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
49 anni di carcere nell'isolamento dell'Asinara. Tra calcinacci caduti, sbarre, mare ed ore immobili. Per i reclusi in regime di 41 bis la condanna è una stasi senza tempo nè spazio. Le prime sequenze di Fine pena mai di Barletti & Conte (tra i fondatori della Fluid Video Crew) sono immagini di una sparizione. Il protagonista, il gangster Antonio Perrone, è messo fuori campo insieme alla voce narrante. Destinato a ripetere una fine uguale a se stessa. Senza fine. Stacco e nastro riavvolto. Dalla coda agli inizi, secondo una consueta scansione del gangster-movie americano (qui ampiamente saccheggiato). Ritroviamo il protagonista - un disadattato Claudio Santamaria - muovere i primi passi tra sniffate di coca, sacchi di eroina e pistole. Immancabile coté familiare con moglie complice/vittima (Valentina Cervi), e figlio a carico. Il resto è progressiva ascesa e brusca caduta di un "apostolo dell'edonismo". La prima volta in carcere, la perdita degli amici, l'affiliazione a quelli che contano, la Sacra Corona Unita che in pieni anni '80 gestiva tutto il malaffare pugliese. Quadri antropologici di un Salento rimosso, lontano da vulgate agiografiche e spiato nel suo cuore di tenebra. La parte più interessante del film, quella che meglio tradisce la vocazione documentaristica e, a tratti, perturbante, del duo di regia (già autori del grottesco docu-fiction Italian Sud Est). Il resto è routine, anzi clichè. Con alcune sequenze ricalcate sui grandi capolavori scorsesiani e citazioni sparse dallo Scarface di De Palma. E poi luoghi, facce e violenza comuni al cinema di genere, ma filtrati da uno sguardo atipico. E inadeguato. Come la scelta di trattare "oggettivamente" un impianto diegetico incentrato sul protagonista e in soggettiva. O il travaso non richiesto di vezzi autoriali (molte verticali e piani lunghi) e (troppe) parole in libertà in un meccanismo che dovrebbe essere più fluido e serrato. Anomalie che pregiudicano l'identificazione del pubblico e infilano nel congelatore una materia scottante. Fino allo straniamento e alla noia. Liberamente ispirato al romanzo autobiografico Vista d'interni di Antonio Perrone. Musiche originali dei Brutopop.

NOTE

- REALIZZATO CON I CONTRIBUTI DELLA PROVINCIA DI LECCE (SALENTO FILM FUND), DEL FONDO EURIMAGES DEL CONSIGLIO D'EUROPA, DELLA REGIONE PUGLIA E RICONOSCIUTO D'INTERESSE CULTURALE NAZIONALE DAL MINISTERO PER I BENI ARTISTICI E CULTURALI.

CRITICA

"Tratto dal romanzo autobiografico di Antonio Perrone, il film lo ripercorre in flash back partendo dagli anni di prigione di massima sicurezza scoprendo a ritroso come, quanto, perché amici, parenti e società abbiano corrotto le radici morali. Il film di Barletti e Conte è veloce, ben fatto, si adagia sul classico gangster all'italiana, curioso nel raccontare la buona fede di un ignorante dall'ingombrante e delittuosa doppia vita. Cui il bravo Santamaria offre una espressiva assenza di espressività, affiancato da un'ispirata Valentina Cervi e da un clan di amici da retata all'alba in cui si riconoscono molti peccati attuali. Il vero peccato mortale narrativo è che si sta dalla parte del cattivo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 febbraio 2008)

"Poco ispirata la caratterizzazione di Valentina Cervi la quale, dapprima moglie in ambasce, si trasforma in una Bonnie a mano armata poi diventa una dark lady in peplo nero e parrucca alla Cleopatra. Invece Claudio Santamaria, che con i baffi pare un Modugno giovane e dall'aria impunita, ha la faccia giusta per Tonio ."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 29 febbraio 2008)
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