Finalmente soli

ITALIA - 1997
Finalmente soli
Conosciutisi ai tempi dell'università, quattro amici si trovano a condividere le gioie e i dolori dell'età matura. Andrea, dentista, viene all'improvviso lasciato dalla moglie Irene, e subito dopo Sandro, operaio Italgas e cinefilo accanito, ha un ulteriore diverbio con la moglie Antonietta e se ne va di casa. Andrea e Sandro si trasferiscono a casa di Christian, nipote di Sandro e calciatore della Roma. Alberto, avvocato divorzista, e la moglie Rosi sono molto nervosi perché impegnati in ritmi ossessivi nel tentativo di avere un figlio. Andrea e Sandro cominciano una vita da single, ma Andrea pensa sempre a Irene, la segue e una volta riesce a raggiungerla sull'isola dove si è ritirata e passa la notte con lei. Ma alla mattina lei gli fa sapere che nulla è cambiato tra di loro. Quando le coppie si presentano in tribunale per dare avvio alla separazione, arriva la notizia che Christian ha avuto un disturbo cardiaco. Il ragazzo si riprende, ma decide di sposarsi con una ragazza che conosce da anni. Alle nozze, le situazioni sembrano essersi ricomposte. Sandro è tornato con Antonietta che aspetta un secondo figlio, Andrea ha una nuova fidanzata, mentre Alberto lascia Rosi e diventa un nuovo separato. Di fronte a lui arriva all'improvviso Irene.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Produzione: VITTORIO E RITA CECCHI GORI PER C.G.G., TIGER CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- FONICO: ANDREA PETRUCCI.

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1997.

CRITICA

"Da penne come quelle di Marino, Benvenuti e De Bernardi ci si poteva aspettare di più. Troppe gag sono a tormentone (le donne che vanno a vedere il film di Antonio Banderas; Bice che lascia messaggi alla segreteria telefonica...); gli ammiccamenti alla cinefilia non migliorano le cose (una aspirante regista vorrebbe girare il film "Agonia di un guardamacchine salernitano", almeno una volta si scivola nella "vanzinata" («così non rimorchieresti nemmeno Vanna Marchi»). Scrittura pigra per sceneggiatori di cui abbiamo imparato ad apprezzare le qualità, e che lascia alquanto delusi." (La Repubblica, Roberto Nepoti, 25 marzo 1997)

"Si potrà rilevare una facilità eccessiva di situazioni e di snodi e, nei ritmi, una frenesia che sembra voler rinunciare alla misura, ma sono modi e schemi chiaramente voluti: perché si arrivi decisi a uno spettacolo di comicità aperta e sicura. Lo avrebbero aiutato di più degli interpreti con maggiore carisma, anche nel campo specifico della comicità, non può dirsi comunque che, almeno i quattro protagonisti - Rocco Papaleo, Giorgio Panariello, Marco Milano, Daniele Liotti - non si impegnino a dovere. Spesso convincendo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16 Marzo 1997)

"Il problema di 'Finalmente soli' è che non fa ridere come vorrebbe: un handicap notevole per un film che parte da un'intenzione esplicitamente comica (e non malinconica). Il difetto è nella scrittura. Umberto Marino, che pure è un cineasta attento a cogliere nuovi gerghi e comportamenti giovanili, confeziona insieme a Benvenuti & De Bernardi un copione decotto e inattuale, che finisce con il fare il verso a modelli - già poco esaltanti - come 'Uomini senza donne' di Longoni e 'Storie d'amore con i crampi' di Pino Quartullo. Spira un'aria di già visto su questa storia di uomini sull'orlo di una crisi di nervi, e non sorprende più di tanto scoprire che i primi incassi, nonostante l'ottima uscita e il discreto battage orchestrato dalle tv di Cecchi Gori, tendano al rosso. Il che non significa che un film della stessa covata, per esempio l'imminente 'Camere da letto' di Simona Izzo, non possa piacere: i gusti del pubblico sono imperscrutabili, e il bello del cinema è proprio qui. Semmai c'è da riflettere sulla pigrizia creativa che sta alla base di questo cinema di svelto consumo, spesso costruito su un'ideuzza stiracchiata, su uno spunto sociologico labile, su un riflesso modaiolo." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 19 Marzo 1997)

"Mogli e figli sono per gli uomini un gran peso e una possente scocciatura, però la tanto desiderata vita da scapoli libera e solitaria si rivela presto spinosa, scomoda, triste, e l'unico sollievo sta nel ricomporsi o nel comporsi delle famiglie. Sarebbe più o meno questo il messaggio di 'Finalmente soli' di Umberto Marino: e non si può dire che si tratti di un'idea originale né brillante. Per di più la regia è piatta sciatta: in tanto piccolo borghesume, il solo vantaggio (sempre più raro nei film italiani) sta nella presenza di due attori autenticamente belli, Domiziana Giordano e Daniele Liotti, già visto in 'Bidoni' di Farina e in 'Cresceranno i carciofi a Mimongo' di Ottaviano." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 18 Marzo 1997)
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