Finalmente arrivò l'amore

At Long Last Love

USA - 1975
Michael Oliver Pritchard, un miliardario soprannominato brevemente Mop, non sa come passare il tempo e spendere il proprio denaro. Un mattino, mentre rincasa su una delle sue bianche Rolls Royce condotta dall'imperturbabile Rodney James, rimorchia l'attricetta Kitty O'Kelly, ubriaca, di cui diviene amico e accompagnatore. Nel frattempo l'ereditiera Brooke Carter viene avvisata dalla governante Elizabeth che il conto in banca è in rosso ed è indispensabile fare qualcosa per non finire sul lastrico. La ragazza si attacca alle costole dell'italiano Johnny Spanish, ovvero Giovanni Spagnoli, che crede danaroso invece è in bolletta perenne essendo un giocatore impenitente. Ma Johnny è amico di Mop e, entrato nella sua orbita con la nuova amichetta, scopre che Kitty e Brooke sono state molto amiche ai tempi della scuola. Si forma un sestetto inossidabile poiché, mentre i padroni si divertono, anche Elizabeth trova in Rodney l'anima gemella. Mop, tuttavia, è un uomo capriccioso e si attacca a Brooke. Kitty e Johnny reagiscono fingendo un appassionato idillio ma non otterrebbero nulla se non ci si mettesse l'intraprendente Elizabeth a ricomporre le coppie iniziali sulla cui durata, però, non si può fare grande affidamento!
  • Altri titoli:
    Enfin l'amour
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, MUSICALE
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO TECHNICOLOR
  • Produzione: PETER BOGDANOVICH PER COPA DEL ORO, TWENTIETH CENTURY-FOX FILM CORPORATION
  • Distribuzione: STEFANO/STAR (1978)

CRITICA

"E' un film singolarissimo, scritto e diretto in punta di piedi, tutto sfumature impercettibili quasi e da esteti nonché da eruditi della cinematografia degli anni '30, anche se qui il regista sembra rievocare i salotti frivoli del '700 europeo più che la Hollywood o la New York della comemdie musicali di 50 anni fa. Questa chiave interpretativa è nei carillon danzanti delle prime e ultime immagini, oltre che nello spirito narcisistico del bello per il bello che sprigiona da tutta la pellicola e dalla sua rcadica gioia di vivere. Per gustare quest'operetta non bisogna lasciarsi sorprendere dall'artificiosità delle situazioni e dei personaggi e neppure della impalpabilità della trama che è chiaramente un pretesto. Si tratta in fondo di un'esercizio che apparirà alambiccato e troppo etereo ma dal quale almeno alcuni centri di interesse tecnico-artistico possono essere ravvisati da tutti: le splendide musiche di Cole Porter, le gustose scenografie rese magistralmente da Laszlo Kovacs che gioca sui toni ricavati quasi esclusivamente dal bianco e nero, le impennate umoristiche del dialogo o delle divertite caricature. In un lavoro del genere sarebbe del tutto improprio cercare affermazioni dottrinali o basare il giudizio sulla condotta frivola del sestetto in questione che danza spensieratamente in un mondo irreale da favola." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 85, 1978)
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