Final Destination 3

USA - 2006
Un gruppo di studenti si reca in un parco di divertimenti per festeggiare il conseguimento del diploma. Tra loro c'è Wendy, che, insieme al suo ragazzo Jason, sta per affrontare un giro sulle montagne russe. Non appena si siede sulla giostra, però, Wendy ha un'orribile immagine premonitrice di un disastro e cerca di scendere a forza dalla piattaforma di lancio, nonostante le rassicurazioni di Jess. A darle una mano interviene un suo compagno di scuola, Kevin, che l'aiuta a venire giù dalle montagne russe prendendosi gli insulti di alcuni ragazzi, che lo deridono chiamandolo vigliacco. Una volta a terra, Wendy, Kevin e altri ragazzi, scesi anche loro, non possono far altro che assistere inermi ad un terribile incidente, quando i carrelli della giostra deragliano dai binari perdendo il controllo. E' a questo punto che per il gruppo scampato alla tragedia inizia una caccia agli indizi per sfuggire alla morte che non è riuscita a prendersi le loro vite al parco giochi...

CAST

CRITICA

"Ai cultori dell'horror l'idea di partenza del primo 'Final Destination' piacque parecchio. (...) Quando il meccanismo fu riproposto in una seconda puntata, la mancanza di novità lo rendeva già molto meno interessante. Ora mostra la corda in 'Final Destination 3', pur diretto non indegnamente dal regista del prototipo, James Wong. (...) Nel tentativo di apportare una variante alla formula, il film immagina che la Morte, per assicurarsi le sue prede, faccia ricorso a una serie di incidenti domestici, dalla cabina per l'abbronzatura al distributore di benzina; il che, poi, conferma le notizie statistiche sulle cause di decesso violento. Nel rappresentarli, il volenteroso Wong sceglie la via più truculenta, onde compensare la carenza di ingegnosità del tutto. Il risultato sembra un giro di giostra, anche un po' noioso." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 marzo 2006)

"Chi non muore si rivede. La Morte non muore mai e quindi si rivede spesso. Anche al cinema. E soprattutto in 'Final Destination 3' di James Wong dove il Tristo Mietitore deve fare sempre i conti, come nel primo e secondo episodio di questa sagace saghetta, con qualche ragazzino che sfugge casualmente alla sua Fine. Non si fa. (?) L'idea di mischiare humour & horror funziona ancora e grazie al ritorno del vivace James Wong, regista del primo film e purtroppo assente nel secondo, si può sghignazzare non poco per un nuovo massacro di giovani yankee un po' citrulli. La Morte non ha corpo e non se ne va in giro con la falce ma è rappresentata come un soffio di vento letale che anima oggetti che da confortevoli diventano agghiaccianti strumenti di tortura. Vedere cosa succede in un pacifico solarium per credere." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 24 marzo 2006)

"Per il terzo episodio della serie 'Final Destination' sono stati richiamati il regista James Wong e lo sceneggiatore Glen Morgan, autori del primo film. I due, che si sono fatti le ossa con serie televisive di successo come 'X Files' e 'Millennium', inseriscono qualche novità senza cambiare più di tanto una formula narrativamente ed emotivamente vincente. (?) Dopo le sciagure aeree e gli incidenti automobilistici dei primi due film, il teen-horror 'Final Destination 3' trova humour nero e tensione spettacolare nella corsa impazzita dell'ottovolante di un luna park. Emozioni, angoscia e ritmo garantiti." (Alberto Castellano, 'Il Mattino, 25 marzo 2006)

"La forza del destino, parte terza. Appuntamento con la morte nel serial horror sul cui set sono stati richiamati il regista James Wong e lo sceneggiatore Glen Morgan. Ma non importa quello che fanno dire ai ragazzi che, dopo un incidente sulle montagne russe di una giostra, tentano di scampare al destino, è un dialogo di servizio, con volti di teenager uguali a mille altri. Quel poco di tensione che c' è nel film è nel fatto che non si può sfuggire al Fato: gli scampati, come quelli che riuscirono a salvarsi dalle sciagure aeree e automobilistiche, avvertono gli amici, ma il peggio accade ineluttabilmente con casi fortuiti e speciali per cui i ragazzi vengono spappolati a vista nei modi più incredibili, quasi da cartoon. Niente di nuovo, ma il rodaggio professionale permette una visione senza troppa noia in attesa delle scene truci che contengono perfino un involontario humour nero." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 marzo 2006)
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