Ferro 3 - La casa vuota

Bin-Jip

COREA DEL SUD - 2004
Ferro 3 - La casa vuota
Tae-suk gira la città cercando case dove stabilirsi temporaneamente in assenza dei proprietari. Entra nelle case ma non ruba nulla. Vive gli appartamenti dove si introduce facendo le pulizie e riparando gli oggetti rotti come se fossero suoi. Un giorno, mentre è alla ricerca di una nuova sistemazione, incontra Sun-hwa, una ragazza che subisce maltrattamenti casalinghi e che il marito tiene prigioniera. I due si innamorano e Sun-hwa decide di seguire Tae-suk nella sua vita errabonda, che si interrompe quando lui viene rinchiuso nella prigione di stato a causa di una denuncia, così lei è costretta a tornare dal marito violento. Quando Tae-suk viene rilasciato, lei lo riaccoglie con complicità...
  • Altri titoli:
    La casa vuota
    Binjip
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, (1:1,85)
  • Produzione: KIM KI-DUK FILM, CINECLICK ASIA
  • Distribuzione: MIKADO
  • Data uscita 3 Dicembre 2004

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Premio Speciale per la Regia alla 61ª Mostra del Cinema di Venezia, Ferro3 – La casa vuota del coreano Kim Ki-duk si sviluppa secondo un percorso di sottrazione poetico-formale peculiare a tanto cinema orientale. Il regista (de-)costruisce un’opera lieve come le effrazioni di cui si rendono protagonisti i giovani Tae-suk e Sun-hwa in un vagabondaggio amoroso con costanti cambi di residenza. Il loro viaggio attraverso le case lasciate temporaneamente vuote dai proprietari diviene riempimento di senso vitale, che non ha bisogno di forma per dichiarare la propria sostanza nutritiva: la riduzione dell’umano a presenza “fantasmatica” costituisce l’apice di un processo di lavorazione e di manipolazione del vuoto. La parola è confinata ai margini di un flusso emotivo empatico e telepatico: è il sorriso ad affiancare corpi sospesi laddove non possono essere separati da alcuno. Le traiettorie violente delle palline scagliate dal giovane protagonista con il Ferro 3 (la mazza da golf a cui è ispirato il titolo) attraversano le inquadrature arrestandosi solo quando le “buche” di Tae-suk e Sun-hwa si sono reciprocamente colmate. Lo spirito dell’arte si impadronisce dello schermo, depurato ‘ si osservi il rituale del lavaggio dei panni altrui ‘ da ogni sterile intellettualismo. Per chi sa ‘ ancora – guardare tra le righe.

NOTE

- LEONE D'ARGENTO PREMIO PER LA REGIA ALLA 61. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2005 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Studente d'arte a Parigi, Kim Ki-duk sta nel solco della visionarietà di Antonioni che tuttavia personalizza con una tonificante dose di ironia e una spiritualità orientale. Vedi nel protagonista il rituale, emblema di disciplina e pulizia interiore, di lavare la biancheria e riparare gli oggetti nelle case occupate." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 8 settembre 2004)

"Protagonista del film-sorpresa tenuto in serbo da Muller per il concorso, 'La casa vuota' ovvero 'Ferro 3' (è una mazza da golf) del coreano Kim Ki-duk, il giovane resta senza nome e senza voce, giacché in tutto il film non apre mai bocca. Però è un tipo che molti vorrebbero incontrare. (...) Kim Ki-duk è troppo sottile per dar spiegazioni, e riesce in un salto logico - dal fisico al metafisico - con naturalezza assoluta. Prodezze da atleta, chi ha visto 'Primavera, estate' etc., sa di cosa stiamo parlando. E poi, siamo franchi, come resistere a una riproposta profana del caro vecchio angelo custode?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 settembre 2004)

"Se c'è un'idea divertente e originale alla base della sceneggiatura, è possibile fare un bel film anche in assenza totale di dialoghi tra i due interpreti principali. Lo ha dimostrato il regista coreano Kim Ki-duk, che firma 'Binjip' ('La casa vuota'), la pellicola entrata a sorpresa nel concorso principale della Mostra." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 settembre 2004)

"Kim Ki-duk non solo è il regista già premiato a Venezia per 'L'isola' (1999) ma è anche quello che l'anno scorso ha realizzato un gioiello intitolato 'Primavera estate autunno inverno', intensa quanto leggera riflessione sui massimi sistemi senza tralasciare una vena di umorismo. La straordinaria combinazione si rinnova nella nuova opera che, dispensando i frutti di una fantasia veramente senza limiti, la casualità o la malizia degli incastri festivalieri induce a paragonare un po' al film di Placido. Anche qui, per dirla in soldini, non si sa mai se ci troviamo nella realtà oppure in un'altra dimensione." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 8 settembre 2004)

"A sorpresa entra nell'affollatissimo cartellone di Venezia 61, '3-Iron' del coreano Kim Ki-duk, autore premiato con l'Orso d'argento alla Berlinale 2004 per 'Samaritan Girl', suo anche 'Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera' (candidato all'Oscar 2003). Arrivato a catalogo chiuso, è definito, appunto, film a sorpresa. E lo è stato a sentire l'applauso scrosciante dei festivalieri al Palagalileo, dove convivono da anni distributori, produttori, claque, pubblico e giornalisti. (...) L'happy-end va costruito dai primi fotogrammi, è un'intenzione, difficile. Tutto il cinema lo desidera come fuoriuscita da sé, dal mondo logico, per essere rivoluzione permanente del reale. Kim Ki-duk ci riesce con la sua storia di fantasmi coreani che sono insieme di carne e ossa e puro spirito..." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 9 settembre 2004)

"Per una felice coincidenza il film-sorpresa dell'ultima Mostra di Venezia riuscì a diventare, al di là del premio speciale, il migliore del concorso. 'Ferro 3' del giovane coreano Kim Ki-duk mette in scena un racconto davvero intelligente, imprevedibile e intrigante nel mescolare il fisico col metafisico, la fluidità narrativa con l'eleganza scenografica. (...) Che 'Ferro 3' non s'esaurisca in un progetto d'arte e d'essai, lo dimostrano gli sprazzi di comicità, la disinvoltura con cui si volge in paradosso la mania del golf, la gentilezza favolistica con cui s'arriva in fondo alla parabola. Certo, Kim Ki-duk è troppo sottile e inquietante per rifugiarsi nelle scorciatoie fantasy; ma il fatto è che nell'asciutto e commovente scioglimento il protagonista martoriato diventa invisibile: forse un delirio, forse un'allegoria delle umane (troppo umane) aspirazioni alla cognizione del dolore." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 dicembre 2004)


"Chiudo queste note con uno degli ultimi film in concorso, 'Bin-Jip' ('Ferro 3'), di quel celebrato regista coreano, Kim Ki-duk, già premiato qui nel 1999 con 'L'isola' e conosciuto anche dal nostro pubblico cui è stato proposto di recente quell'affascinante poema in immagini che era 'Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera'. Fascino e poesia anche qui, con un protagonista che non parla e che, al momento di cavarsi d'impaccio, con la donna di cui è innamorato, sublima l'azione in pura visionarietà . Nelle cifre di una spiritualità orientale affidate a una leggerezza elegante mai disgiunta però dalla profondità . Un film 'piccolo' che riesce a diventare grande. Consola con il cinema, ha il respiro largo dell'arte." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 11 settembre 2004)

"E' una bellissima favola, paradossale e poetica, sull'esistenza dell'evanescenza e sul bisogno di astrazione dal materialismo, dalla violenza, a cui però l'eroe non si nega, per non diminuire il suo percorso esemplare e terreno verso l'amore. (...) Un'altra grande opera del regista di 'L'isola' e 'Primavera, estate...', che dice: 'Siamo tutti case vuote e aspettiamo che qualcuno ci apra la porta e ci liberi'. Premio per la regia a Cannes." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 4 dicembre 2004)

"Kim Ki-duk è un autore interessante, ma il pubblico normale, quello che non odia i benestanti in quanto tali, può farne a meno." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 dicembre 2004)
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