Fearless - Senza paura

Fearless

USA - 1994
Fearless - Senza paura
Salendo a bordo dell'aereo diretto a Houston, Max e il suo socio Jeff, architetti di successo, hanno in mente solo il contratto milionario che stanno per firmare; Carla, invece, sogna di trascorrere una meravigliosa vacanza insieme a suo figlio. L'aereo, però, ha un'avaria al motore e inizia a perdere quota. Max, che per la prima volta nella vita è costretto a confrontarsi con la paura, scopre di avere dentro di sé un'incredibile senso di pace interiore e di essere in grado di accettare quello che il fato ha in serbo per lui. Così, prima si alza per tranquillizzare gli altri passeggeri, poi, quando l'aereo si schianta al suolo, cerca di aiutare quante più persone possibile a mettersi in salvo, non riuscendo però a far niente per Jeff. Anche Carla, trascinata fuori dal velivolo prima che esploda, perde il suo bambino. Tre mesi dopo, entrambi sono molto cambiati. Max, in preda al senso di colpa per la morte dell'amico e convinto della propria immortalità, ha smesso di lavorare e ha allontanato dalla sua vita le persone a cui voleva bene; Carla è piombata in uno stato di depressione da cui neanche suo marito riesce a farla uscire. Per Bill Perlman, lo psicologo messo a disposizione dei superstiti dalla compagnia aerea, Max e Carla hanno una possibilità: conoscendosi e parlandosi, potranno cambiare il corso della loro vita.
  • Altri titoli:
    Senza paura
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION
  • Tratto da: romanzo "Fearless" di Rafael Yglesias
  • Produzione: PAULA WEINSTEIN, MARK ROSENBERG PER SPRING CREEK PRODUCTIONS, WARNER BROS. PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA - WARNER HOME VIDEO (GLI SCUDI)

NOTE

- MENZIONE SPECIALE PER LA MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (ROSIE PEREZ) AL FESTIVAL DI BERLINO (1994).

- REVISIONE MINISTERO APRILE 1994.

CRITICA

"Jeff Bridges si conferma uno dei più sensibili attori di cui oggi dispone Hollywood e Isabella Rossellini non è mai stata altrettanto convincente; ma è stata l'ispano-americana Rosie Perez, la quale secondo il critico di 'Variety' pronuncia le battute in maniera incomprensibile, ad assicurarsi la vana nomination dell'Oscar per un film che ne avrebbe meritate di più." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 22 aprile 1994).

"'Senza paura' è certo un fim diverso e anomalo nel panorama della cinematografia americana, complesso, carico di tensione. Il regista Weir pedina Max e gli altri personaggi, dando corpo al soggetto basato sui richiami metafisici di un sensitivo che procede senza paura di nulla, inoltrandosi a piedi nelle ore di punta, o guidando la macchina al massimo della spericolatezza con l'animo leggero d'un bambino convinto di essere onnipotente. Storia di una guarigione difficile, raccontata con ridondanza di 'segnali' paranormali per misurare l'uscita dal tunnel del protagonista, il film si fa perdonare qualche fumosità e qualche cedimento di stile dagli spettatori affascinati da un cinema, come quello di Weir, che suscita domande e riflessioni, un compito che sembrava riservato ai libri." (Alfio Cantelli, 'Il Giornale', 16 aprile 1994)

"'Fearless' è un film molto interessante e molto ambizioso, inficiato da pedaggi drammaturgici a Hollywood (la seduta-psicodramma degli scampati), poggiato su un découpage quasi perfetto (tutto gira intorno alle immagini del disastro aereo, che esplode alla fine, nel movimento ascensionale della Terra di Gorecki), con un epilogo che non ha il coraggio che vorremmo: immerso nel suo 'distacco', Max pone sul tavolo di lavoro l''Ascesa all'Empieo' di Bosch, completamente pronto per tornare, ma non sulla Terra..." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 19 aprile 1994)

"Film rarefatto, catatonico, mistico, liturgico, per certi versi l'opera più complessa, articolata, sperimentale di Peter Weir. La narrazione è esplorativa, sinuosa: ellissi e flash-back, ricognizioni mentali e atmosfere sospese rammentano, visivamente, l'ebbrezza esistenzialista di Antonioni, i cupi spirituali de 'La camera verde' di Truffaut e Henry James, la scrittura mentale di Peter Handke. 'Non sapevo di essere vivo' confessa a se stesso Max Klein, il cui ritorno alla realtà significa, soprattutto, un ribaltamento dei sensi e dei valori, un sortilegio, quasi una tentazione cosmica. Non più un uomo in carriera, non più assuefatto alla routine familiare, appeso al filo di una positiva paranoia, Max si trasforma nel buon samaritano, in un invincibile (quasi nietzschiano) superuomo, estraneo alle norme. Trascura moglie (Isabella Rossellini) e figlia, deride psicologic e avvocati, convinti che la sofferenza sia risarcibile e si consacra, invece, a Carla - una superstite come lui che, nell'incidente, ha perso il figlio ed è paralizzata dal trauma ò comunicandole la sua eccitata, subliminale energia. 'Senza paura', nonostante l'andamento talvolta caotico e qualche grave imprecisione di scrittura, è tuttavia un film incantevole, pervaso d'una spiritualità visionaria, impregnata d'un dolce e minaccioso naufragare. Impressioni antiche nel cinema rarefatto di Weir, un cinema d'azione/emozione che non teme - pur rischiando taluni eccessi - di lambire il sacro, di incunearsi nelle piaghe degli olocausti interiori. Memorabile l'interpretazione di Jeff Bridges, sgomento viandante dei labirinti della mente." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 22 aprile 1994)

"Ambizioso e un po' bislacco dramma psicologico dell'australiano Peter Weir, che tenta di analizzare i guasti provocati nella mente e nell'animo di chi è uscito vivo da un frontale con la morte. La consueta catastrofe aerea in questo caso diventa un flashback intermittente, utile a sollevare il tasso di spettacolarità. Paurosamente, per restare in tema, bravo l'agitatissimo Jeff Bridges". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 aprile 2003)
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