Fbi: Protezione testimoni 2

The Whole Ten Yards

USA - 2003
Fbi: Protezione testimoni 2
L'ex killer professionista Jimmy 'Tulipano' Tudeski si è ritirato con la moglie Jill in una tranquilla località del Messico. Tutti lo credono morto e, lontano ormai dalla sua vecchia vita, si dedica alla sistemazione della nuova casa e perfeziona le sue capacità culinarie. Ma un bel giorno si rifà vivo Nicholas 'Oz' Oseransky, il suo ex vicino di casa che, disperato, gli chiede aiuto per ritrovare la moglie Cynthia, rapita dalla mafia ungherese. Jimmy non ne vuole sapere di aiutarlo, ma l'arrivo di altre vecchie conoscenze lo costringono a unire nuovamente le sue forze con Oz...
  • Altri titoli:
    The Whole Nine Yards 2
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, COMMEDIA
  • Produzione: CHEYENNE ENTERPRISES, FRANCHISE PICTURES, NINE YARDS PRODUCTIONS LLC
  • Distribuzione: CDI (2004)
  • Data uscita 1 Ottobre 2004

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Il boss di Chicago Lazlo Gogolak (Kevin Pollak), una volta uscito dal carcere rapisce Cynthia (Natasha Henstridge), l'avvenente moglie del dentista Nicholas 'Oz' Oseranski (Matthew Perry), per mettersi sulle tracce dell'ex-marito di Cynthia, Jimmy Tudeski, (Bruce Willis), ex-killer messo sotto protezione dall'F.B.I. Jimmy vive recluso con la moglie Jill (Amanda Peet) dedito interamente alla vita da casalingo: Jimmy attraversa una profonda crisi d'identità acuita dai problemi di letto con la giovane consorte, apprendista omicida di scarso successo. La situazione è in realtà più complessa: Jimmy e Cynthia tramano per entrare in possesso del tesoro multimilionario di Lazlo all'oscuro dei rispettivi partner, mentre Oz si ritrova sballottato tra Messico e USA senza neppure una vaga idea di quello che gli sta capitando intorno. FBI Protezione testimoni 2 ritrova il cast del primo episodio, mentre in regia Howard Deutch prende il posto di Jonathan Lynn. Si potrebbe terminare qui la recensione di un film per il quale l'interrogativo più sensato è ontologico: perché esiste? Perché continuare una saga sgangherata e di scarsa fortuna al box-office? Le logiche produttive-distributive sono spesso imperscrutabili, come l'avvenire cinematografico di Bruce Willis, che apre il film con foulard e babbucce a forma di coniglietto stile casalinga dell'Ohio. Si salva Kevin Pollack, 'solitario' di una commedia che si vorrebbe brillante. Quanto credito si dia a FBI Protezione testimoni 2 è già evidente dalla sinossi del press-book, che confonde primo e secondo episodio dando vita a un terzo film che non esiste: un involontario stratagemma per smascherare recensioni scritte senza aver visto il film?

CRITICA

"Chi non muore si rivede. Mai espressione fu più calzante per 'FBI - Protezione testimoni 2' sequel firmato Howard Deutch della pregevole farsa criminale del 2000 diretta da Jonathan Lynn in cui il killer dal cuore quasi tenero Bruce Willis faceva amicizia suo malgrado con il dentista maldestro Matthew Perry. La morte e l'omicidio visti in chiave buffa sono gli ingredienti principali anche di questa pellicola che vede Willis e Perry allearsi ancora per fermare i piani di un esilarante boss di Chicago interpretato da Kevin Pollack, che nasceva attore comico prima che Bryan Singer lo rendesse celebre come criminale serio ne 'I soliti sospetti'. Certo, la comicità spesso è di grana grossa e l'inglese Lynn, rispetto al newyorchese Deutch, sembrava Lubitsch ma un buon ritmo e un cast affiatato salvano la baracca." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 1 ottobre 2004)

"Bruce Willis sta rovinando la sua carriera e 'FBI: Protezione testimoni 2' è quasi il colpo di grazia. Sequel di un film dallo stesso titolo, è una farsa gravata da un plot complicatissimo e dall'ambizione di essere omologata come esempio di umorismo nero. (...) Tra battutacce, equivoci, ripetizioni e qualche sparatoria si arriva ansimando al finale che non possiamo giurare metta la parola fine alla serie. La sola presenza rasserenante è quella di Amanda Peet, spiritosa, sexy e sprecata. Matthew Perry è un attore partorito dalla televisione, fa la parte del fesso con disinvolta superficialità, mentre Willis non sa cavare da se stesso che quel sorriso da furbastro un po' bollito." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 1 ottobre 2004)
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