Exils

FRANCIA - 2004
Exils
Zano e la sua compagna Naima hanno un progetto, quello di un viaggio attraverso Francia e Spagna, fino a raggiungere l'Algeria, per conoscere il luogo che i loro antenati hanno dovuto abbandonare. Un road movie attraverso la Andalusia e la sensualità e il ritmo del flamenco. Un viaggio di musica e libertà che servirà ai due ragazzi a trovare il coraggio di attraversare il Mediterraneo e compiere - finalmente all'inverso - il viaggio della diaspora fino all'Algeria.
  • Altri titoli:
    Exiles
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, SCOPE
  • Produzione: PRINCES FILMS CON LA PARTECIPAZIONE DI NIKKATTSU CORPORATION, NAIVE, PYRAMIDE, COFIMAGE 15, CANAL+, TV5 MONDE
  • Distribuzione: LADY FILM
  • Data uscita 26 Novembre 2004

RECENSIONE

di Davide Turrini

Probabile che il più incredulo, durante la ridda schizofrenica della cerimonia di premiazione all’ultimo festival di Cannes, sia stato proprio Tony Gatlif. Il premio per la miglior regia al film Exils stabilisce un repentino e tardivo riconoscimento, oltre a suonare come un avvilente buffetto terzomondista, a un regista oramai giunto alla soglia del trentennale di carriera (Gatlif ha iniziato il suo percorso da metteur en scene nel 1975 con La tête en ruines). Difficile quindi non evidenziare che Exils è la summa e il concentrato delle peripezie artistiche e professionali di un signore che fa del movimento frenetico e dissennato della macchina da presa una cifra stilistica peculiare. Stabilendo poi una matrice filosofica quasi invariabile nel tempo, quella di una sorta di fuoco sacro che anima i protagonisti, Gatlif su di essa costruisce ogni più curiosa variante narrativa. In questo caso tocca a Zano e Naima compiere un viaggio attraverso la Francia, la Spagna e il Marocco, per tornare sulle tracce dei loro avi algerini. Un percorso a ritroso che evita la dimensione politica e si concentra su quella geografica e, infine, spirituale. Un sovrapporsi e incrociarsi di corpi e di anime che sfocia in un’osmosi recitativa, musicale e linguistica, che dovrebbe portarci su un terreno di sensuale, autentico e sofferto meticciato di razze e culture. Peccato però che in tutto il cinema di Gatlif, e più che mai in Exils, la volontaria trascuratezza dei dialoghi, le sfasate e balbettanti dimensioni emotive dei due affascinanti protagonisti (Romain Duris e quella Lubna Azabal già vista in Loin di Téchiné), allontanino tutte le sacrosante velleità autoriali racchiuse nello script dalla loro realizzazione effettiva. E poi pensare che una soggettiva tremolante e stordente di una zanzara possa essere una divertente e intelligente variante tecnica, fa perlomeno sorgere un sottile velo di imbarazzo e qualche dubbio sulle reali capacità e intenzioni del regista franco-algerino.

NOTE

- PREMIO PER LA REGIA AL 57. FESTIVAL DI CANNES (2004).

CRITICA

"È un bellissimo viaggio quello della coppia del film 'Exils' di Tony Gatlif, Romain Duris e Lubna Azabal, lui francese di famiglia pied noir e lei araba trapiantata in Europa. (...) Ai critici il film sembra piacere poco, ma sbagliano: perché a parte talune esuberanze, Gatlif sa come si gira all'aria aperta, con curiosità inesausta e il cuore in mano." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 20 maggio 2004)

"'Exils' si muove su un registro deliberatamente mitico e anche il rapporto con la musica non è mediato da nessuna consapevolezza, ma è immediato e viscerale. (...) Viaggio geografico, viaggio interiore, viaggio musicale, 'Exils' li segue da Parigi alla Spagna, dalla Siviglia ad Algeri, e dalla techno al flamenco, dai ritmi gitani alla travolgente danza sufi che manderà Naima in trance facendole finalmente ritrovare la parte dimenticata di sé. Magari qua e là Tony Gatlif sfiora l'enfasi, qualche scena è troppo detta, in altre invece prevale lo sguardo documentario (Algeri devastata dal terremoto, la danza collettiva finale). La grazia di Gadjo Dilo o il tono antropologico di Latcho Drom erano senz'altro più convincenti. Ma 'Exils' sa essere sporco, duro, lacerato e lacerante come il viaggio che racconta. Prendere o lasciare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 maggio 2004)

"Finalmente in concorso un'opera sulla musica e sul corpo al Festival: 'Exils' ('Esili') del regista algerino e zingaro Tony Gatlif, autore di un notevole 'Vengo', presentato alla Mostra di Venezia tre anni fa. Il suo è un racconto allo specchio, perché non sono i personaggi del film che lasciano l'Algeria, come lui aveva fatto negli anni Sessanta; sono maghrebini nati in Francia a recarsi nella terra degli avi. Un'avventura alla ricerca di loro stessi, che diverrà un viatico per la bella Nail e il suo eccentrico innamorato Zeno. Dalla Francia, attraverso l'Andalusia, fino ad Algeri, i due si rigenerano nella musica e nelle multiformi posture dei corpi." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 20 maggio 2004)

"Barbarico e nomade come i suoi personaggi, 'Exils' sceglie infatti il registro mitico (e anche il rapporto con la musica, orizzonte e misura di ogni identità, non prevede consapevolezza ma resta immediato e viscerale). Magari qua e là Gatlif sfiora l'enfasi, qualche scena è troppo 'detta', in altre invece prevale lo sguardo documentario (Algeri devastata dal terremoto, la danza finale). La grazia di Gadjo Dilo o il tono antropologico di Latcho Drom erano forse più convincenti. Ma 'Exils' è sporco, duro, lacerato e lacerante, come il viaggio che racconta. Prendere o lasciare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 novembre 2004)

"A Tony Gatlif ci sono voluti 30 anni e 19 titoli in filmografia per vedersi riconoscere a Cannes il premio della migliore regìa. Algerino di nascita, riparato in Francia dodicenne nel '60, in 'Exils' Tony racconta il viaggio di Romain Duris e Lubna Azabal alla volta di Algeri. (...) Gatlif ha girato questo film vitalistico e mediterraneo all'aria aperta, con curiosità inesausta e il cuore in mano." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 27 settembre 2004)

"Un road-movie sull'identità colorato e sensuale, al confine tra documentario (qual era il film forse più bello di Tony, 'Latcho drom'), e cinema narrativo, col fascino del vagabondaggio e della scoperta. Quel che c'è di debole, invece, riguarda la trama esile e la stringatezza dei dialoghi, cose rispetto alle quali l'autore preferisce lasciar errare il proprio sguardo benevolo su corpi e paesaggi; peccato che la ricerca dell'essenziale posi anche su cose la cui rappresentazione su uno schermo rischia di risultare, alla fine, troppo elusiva." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 26 novembre 2004)
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