Evil - Il ribelle

Ondskan

SVEZIA - 2003
Evil - Il ribelle
Erik ha dei seri problemi con il patrigno che spesso e volentieri alza le mani su di lui. Il ragazzo scarica la violenza subita in casa tra le mura della scuola e viene espulso per problemi disciplinari. La madre decide di mandarlo in un collegio privato ma qui le cose non sembrano andare meglio perchè lì gli studenti più giovani sono costretti a subire le angherie dei compagni più grandi. Erik in particolare deve vedersela con uno di questi, Otto Silverhielm. Nonostante il disagio vissuto nell'istituto, Erik stabilisce un forte legame di amicizia con Pierre e trova l'amore di Marja...
  • Altri titoli:
    Evil
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo autobiografico di Jan Guillou
  • Produzione: MOVIOLA FILM OCH TELEVISION, NORDISK FILM, SVENSKA FILMINSTITUTET
  • Distribuzione: MINERVA PICTURES GROUP
  • Data uscita 12 Novembre 2004

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Dal romanzo autobiografico di Jan Guillou, il film svedese campione di incassi in patria e candidato per l’Oscar nel 2004. Erik scarica a scuola la violenza subita dal patrigno tra le mura domestiche e viene interdetto da tutti gli istituti pubblici. La madre, incapace di fronteggiare il marito, vende parte del mobilio di casa e iscrive il figlio a un collegio privato: qui Erik si trova a fare i conti con le violenze e i soprusi degli studenti più grandi, capeggiati da Silverhielm, ma conosce anche l’amicizia del compagno Pierre e l’amore della cameriera Marja. Ultimo in ordine d’apparizione tra i ribelli del grande schermo, da James Dean – esplicitamente citato – in giù, Andreas Wilson nei panni di Erik si carica sul corpo e sul viso – simil – Di Caprio, ma con sguardo sveglio – il peso e le botte del film, con una prova di grande personalità. La formazione di Erik è catalizzata dalla violenza: la sua rabbia indotta dalle cinghiate subite dal patrigno tracima tra i banchi, ma il regista rigetta dichiaratamente la consequenzialità. Convinto da Pierre all’opzione gandhiana, riesce inizialmente ad astenersi dal confronto fisico, ma la violenza (fisica e “legislativa”) ritorna nel finale quale legittima difesa. Abbandonando l’etica protestante di partenza e il correlato determinismo, Evil si sviluppa fluido e “cattivo” (pestaggi sanguinosi, rifiuto di smancerie amorose ed happy end) con una regia, quella di Mikael Hafstrom, che taglia corto, ma senza appiattirsi sulla fiction-tv. Anche nel Nord-Europa, la gioventù continua a essere bruciata.

NOTE

- CANDIDATO ALL' OSCAR 2004 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"'Evil il ribelle' sembra una specie di 'Gioventù bruciata' parafrasato all'europea e ricontestualizzato nell'epoca in cui il classico di Nick Ray vide la luce. Siamo a un altro livello qualitativo, ovviamente. Ciò non significa che lo svedese Mikael Hafstrom manchi di talento: al contrario: racconta bene, tiene desto l'interesse, arriva all'epilogo con le batterie ancora cariche. In più, cosa non secondaria, sostiene le ragioni della ribellione alla famiglia e alle istituzioni soffocanti senza scadere nella condiscendenza, né abbassarsi all'astio. Riduzione di un romanzo autobiografico di Jean Guillou, campione d'incassi nel Paese d'origine e in lista per l'Oscar straniero, 'Evil' offre anche una rara occasione di ritrovare una cinematografia che, sui nostri schermi, approda sempre più di rado" (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 19 novembre 2004)
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