Et in terra pax

ITALIA - 2010
Sullo sfondo di un'estrema periferia romana si sviluppano tre storie legate dal filo rosso della droga e della criminalità. Marco cerca di rifarsi una vita dopo aver speso cinque anni in carcere per spaccio di stupefacenti. Tuttavia, a causa dell'abbandono della sua famiglia, si lascia convincere dai suoi ex compari, Glauco e Mauro, a riprendere il traffico di droga. Dalla panchina di un piccolo parco, luogo della sua attività, Marco ha la possibilità di osservare le vite degli altri ma anche di riflettere su se stesso. Sonia è una studentessa universitaria che per mantenersi gli studi lavora nella bisca di Sergio. Il suo tentativo di rendersi indipendente economicamente viene però reso inutile dalla dura realtà che la circonda. In cerca di comprensione e di amicizia, Sonia instaurerà un rapporto più intimo con Sergio e Marco. Faustino, Massimo e Federico sono tre amici diversi tra loro ma legati in un modo così forte che li aiuta ad essere apparentemente invulnerabili. Tutti e tre si troveranno coinvolti in una serie di eventi collegati che metteranno a dura prova la loro amicizia e le loro esistenze. Tutti i vari protagonisti si incroceranno tra loro, ma l'incontro sfocerà in una scia di fuoco, sangue e violenza.

CAST

NOTE

- PRESENTATO ALLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA 2010).

- NASTRI D'ARGENTO 2011: MENZIONE SPECIALE PER LE OPERE PRIME (ASSEGNATA A ROMA, IN OCCASIONE DELLA SERATA DEDICATA ALLE 'CINQUINE' DEI CANDIDATI).

CRITICA

"In questi casi generalmente si dice: un felice esordio, una sorpresa, un nome da tenere d'occhio. Ma stavolta non sono solo formule: 'Et in terra pax' di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini è davvero il piccolo caso delle Giornate degli autori, dove è passato in concorso ieri. Intanto per l'aspetto produttivo del tutto autarchico - forza lavoro in cambio della condivisione degli utili, più una società nata ad hoc e il supporto finanziario di Gianluca Arcopinto -, ma soprattutto per il suo sguardo 'sensibile' sulla periferia romana, avvicinata senza 'pregiudizi' o tanto meno intenti 'sociologici'. (...) Il serpentone di Corviale, simbolo e sinonimo da anni di alienazione e violenza urbana. (...) Senza mai incappare nella retorica della periferia, grazie anche ad un linguaggio duro ma il più verosimile allo slang romano, 'Et in terra pax' ci introduce nella solitudine e nell'isolamento dei personaggi, offrendocene il loro lato 'umano e disumano'." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 7/9/2010)

"Droga e criminalità, bische e carcere, lungo il viscido e infido serpentone di Corviale: periferia romana, slang romano, tentativo di cinema vérité, perché, se non un altro mondo, un'altra rappresentazione è possibile. Caso bello delle Giornate degli Autori di Venezia 2010, ma a Marco, Sergio, Glauco, Mauro e questi uomini di buona volontà non arriverà la pace, bensì fuoco e sangue: senza sociologia d'accatto né denuncia di plastica, con poco "Odio" e un po' di 'action hongkonghese', il latino fa del titolo promessa d'altro, ovvero il focus sulla solitudine e sulle barriere (variamente) architettoniche che rendono gli uomini a immagine e somiglianza delle bestie. Prodotto in regime di autarchia, con il provvidenziale zampino di Gianluca Arcopinto, nella Penisola che non c'è lo troveremmo in prima serata, al posto della fiction brutta 'Caccia al Re': il baratto varrebbe bene una messa, ma crediamo nemmeno con dieci Gloria..." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 26 maggio 2011)

"Nonostante tutto, esiste ancora un cinema indipendente in Italia. Ovvero: qualche produttore 'isolato' (leggi non aggrappato a cordate), un budget ridotto all'osso (da 100 a 300 mila euro), nessun distributore amico o compiacente (a meno che il film vinca qualche premio ai festival), nessun attore di fama (tranne qualcuno impegnato e progressista che lavori in partecipazione), nessuna copertura promozionale (escluso l'articolo compiacente di qualche critico illuso), pochissime copie di lancio (spesso a macchia di leopardo)... Questo il cinema indipendente in Italia, una corsa pazza contro un muro, un tuffo nel vuoto. Eppure, nonostante tutto, c'è ancora chi corre e si tuffa, sfidando l'impero dei 'bello ma non funziona', sfidando il coro spesso falso dei 'non c'è più spazio per questo cinema'. Insomma, il cinema indipendente italiano è l'ultima spiaggia dell'utopia. Esce oggi in quattro copie e inizialmente solo a Roma un film indipendente doc, uno di quelli che raccoglie più della metà dei criteri sopra elencati. E si tratta di 'Et in terra pax' del duo Botrugno e Coluccini. Prodotto da Gianluca Arcopinto (un utopista prezioso e caparbio), con un budget minimo, un cast tosto e non glamour, una partecipazione molto significativa a festival in tutto il mondo, una distribuzione prudente (l'Istituto Luce), ma coraggiosa allo stesso tempo, una storia dura d'ambientazione ambientata nella periferia romana del Corviale, un titolo respingente e sacro." (Dario Zonta, 'L'Unità', 27 maggio 2011)

"Quando a Corviale, sesta sezione del XV Municipio romano, venne inaugurato il lungo edificio di nove piani detto il Serpentone, Pasolini era già morto da un pezzo. Ma non c'è alcun dubbio che, nell'ambientare in quella cornice degradata il triste affresco di vite allo sbando i giovani Botrugno e Coluccini abbiano tenuto ben presente la lezione di 'Accattone'. Salvo che a mezzo secolo di distanza, nella borgata è sparita ogni traccia della poesia 'preistorica' cantata dall'autore friulano. E' terra bruciata, senza passato né futuro. Musica di Bach, dialogo spezzato, qualche ingenuità controbilanciata da una certa tenuta formale: teniamo d'occhio questi esordienti." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 27 maggio 2011)

"Storie di una periferia piena di droga, zingari e immigrati (...), disadattamento organico che il bel documento di due 30enni, Botrugno e Coluccini, s'incarica di rilevare come fenomeno senza indagini, pur nel manierismo di un cinema povero ma che insegue vite parallele di borgata, l'infelicità senza desideri (ottimo cast). Riferimento a Pasolini: lui metteva Bach tra gli accattoni mentre qui c'è, nel contrasto Terra/Cielo alla Malick, Vivaldi." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 27 maggio 2011)

"Il soave titolo, tratto dal brano di Vivaldi che dà linfa alla colonna sonora, fa a pugni con la crudezza della storia. All'estrema periferia di Roma s'incrociano i destini di svariati balordi. (...) La violenza esplode alla fine, mentre le guardie continuano a dormire." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 maggio 2011)

"Spiacerà a chi pensava che le tristi storie del sottoproletariato romano fossero uscite dallo schermo con l'uscita (dalla periferia romana) di Pasolini. E invece si ritrova degli allievi pasoliniani che a 40 anni di distanza ne seguono sciaguratamente le tracce." (Giorgio Carbone, 'Libero', 27 maggio 2011)
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