Estasi di un delitto

Ensayo de un crimen

MESSICO - 1955
Estasi di un delitto
Da ragazzo Archibaldo vede morire - atterrito ed affascinato - la propria governante, mentre un carillon suonava. La convinzione di essere stato il responsabile della sua morte, ed il ricordo del suono del carillon, che credeva dotato di un potere malefico, creano in lui una cronica ossessione omicida, pronta a ripetersi ogni volta che Arcibaldo, ormai adulto, sente o ricorda quella musica. In verità, i suoi crimini sono soltanto immaginari poiché, ogni volta, una circostanza accidentale o un'altra persona lo prevengono e gli impediscono di realizzare l'omicidio. Così accade per una suora, che precipita nel vano dell'ascensore; per una donna leggera, suicida o uccisa dal marito geloso. E così accade anche per la fanciulla che Archibaldo sposa, freddata dall'amante prima che lui, informato della tresca, possa attuare la meditata vendetta. Dopo aver tentato invano di convincere il giudice di essere lui, in sostanza, il responsabile di quelle morti, Arcibaldo si libera dall'ossessione disfacendosi del carillon. Allora potrà tornare, finalmente guarito, alla compagnia dell'unica ragazza capace di amarlo.
  • Altri titoli:
    Rehearsal for a Crime
    La vida criminal de Archibaldo de la Cruz
    The Criminal Life of Archibaldo de la Cruz
  • Durata: 89'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo omonimo di Rodolfo Usigli
  • Produzione: ALFONSO PATIÑO GÓMEZ PER ALIANZA CINEMATOGRÁFICA ESPAÑOLA
  • Distribuzione: REGIONALE
  • Vietato 14

NOTE

- PRESENTATO ALLA 76. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2019), NELLA SEZIONE 'VENEZIA CLASSICI- RESTAURATI.

- RESTAURO A CURA DI: RESTAURO: CINETECA NACIONAL MÉXICO IN COLLABORAZIONE CON SINDICATO DE TRAJADORES DE LA PRODUCCIÓN CINEMATOGRÁFICA.

CRITICA

- "L'elaborata struttura narrativa, che vede sogni e ritorni intrecciarsi con frequenza al tempo presente, tra un susseguirsi piuttosto intenso di riferimenti simbolici, di allusioni, di incidentali notazioni, se dà al film un aspetto di sapiente e paziente costruzione, non tarda ad appesantirne il tono, che s'adagia presto nell'involuzione e nell'artificio fine a se stesso. Rimane, talvolta, ad animare il freddo meccanismo, la tetra ironia dell'autore, il suo gusto personale per elementi macabri o torbidi." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 58, 1965)

- "Si tratta, come è chiaro, di un'allegoria trasparente dell'impotenza sessuale. Buñuel ha saputo giocare con molta abilità su questo simbolo dell'impotenza, attribuendo ad Arcibaldo il carattere ambiguo, ironico e distaccato del seduttore, non quello truce e ottuso dell'assassino. In realtà, Arcibaldo non vorrebbe che fare l'amore; quei rasoi, quelle rivoltelle di cui si munisce non sono che simboli fallici; e il ripetuto fallimento del delitto non è altro che un fallimento dell'atto sessuale. Senonché i rasoi e le rivoltelle ci sono davvero: e così un'ombra macabra, sadica e necrofila è proiettata sull'amore e l'impotenza." (Alberto Moravia, 'L'Espresso', 23 agosto 1964)
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