ERODE IL GRANDE

ITALIA - 1958
Nel periodo storico che precede la nascita di Cristo, Erode, detto il Grande, riconosciuto dai Romani Re di Giudea, regge dispoticamente il popolo ebreo, che mal sopporta la sua tirannia. Erode è però un condottiero valoroso e un politico accorto. La sconfitta di Antonio, del quale Erode era alleato, infligge un fiero colpo ai suoi plani, che miravano al predominio nel medio oriente. Per prevenire ed evitare l'invasione del suo paese da parte dei romani vincitori, decide di affrontare direttamente Ottaviano, offrendogli un compromesso. Prima di partire per la rischiosa missione, Erode ordina ad Arno, suo fedelissimo, di uccidere la bella Mariam, sua moglie, nel caso ch'egli non fosse tornato. Egli ama la donna di un amore morboso, e non può sopportare il pensiero ch'ella possa eventualmente appartenere ad un altro uomo. Durante l'assenza di Erode a corte s'ordiscono intrighi che fanno capo alla regina madre: si sparge la falsa voce dell'uccisione d'Erode, e si prepara l'incoronazione del nuovo re, il giovane Aristobulo, cognato di Erode. Arno non ha il coraggio di uccidere Mariam e per evitare che possa essere vittima di congiure di palazzo, fugge con lei nel deserto. Erode, ch'è riuscito a conquistarsi la benevolenza d'Ottaviano, torna improvvisamente a Gerusalemme e furioso per gli intrighi che si sono orditi alle sue spalle, uccide Aristobulo ed instaura un regime di terrore. Mariam fa ritorno al palazzo, ma Erode è tormentato dalla gelosia: egli pensa che Aron non l'ha uccisa perché ne è innamorato e per farlo confessare lo sottopone alla tortura. Mariam tenta d'intercedere per lo sventurato, ma accusata d'adulterio, viene lapidata. Dilaniato dal rimorso, turbato dai sogni che preannunciano la venuta del Cristo Erode è ucciso da un colpo apoplettico.

CAST

NOTE

SCENEGGIATURA: NON ACCREDITATO FERNANDO CERCHIO.

CRITICA

"Questo film merita di essere visto non fosse altro per constatare a che livello di bassa recitazione si può giungere e a quale zona inesplorata di ridicolo si può arrivare (...). Sylvia Lopez poteva rimanerse a fare la mannequin o la ballerina in terra di Francia (...)". (E. Fecchi, "Intermezzo", 2,31/1/1959).
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