Ender's Game

USA - 2013
Gli alieni Formics hanno attaccato la Terra seminando morte e distruzione. Ottanta anni dopo, il rischio di un nuovo attacco non è mai stato sottovalutato. Per questo la razza umana si è preparata a contrastare una possibile, e ancor più devastante invasione: sono state costruite armi più potenti e approntati vari sistemi di difesa; ma soprattutto si è creata una Scuola di Guerra per una élite di geni militari in cui sfruttare le capacità straordinarie di alcuni bambini che, attraverso simulatori di azioni belliche di ogni tipo, elaborano tattiche e strategie di altissima complessità. Tra questi c'è Andrew "Ender" Wiggin, che a soli sei anni viene catapultato in questo universo fatto di feroci addestramenti in un ambiente ostile e spietato. "Ender", però, è un genio tra i geni destinato a vincere tutte le 'partite' combattute nella Sala di Battaglia...

CAST

CRITICA

"Il film di Gavin Hood è un po' 'Tsotsi' ma anche 'X Men'. Racconta, nello spazio no gravity, l'educazione militare di un bambino (Asa Butterfield, 'Hugo Cabret') nato leader per vincere chi attacca i terrestri, mostruosa anomalia alla Riefenstahl. Il piccolo si ribellerà a Ford così per confrontare la lezione nazi con critiche umanitarie. E intasato da troppi temi ma non lascia indifferenti, basta però reagire." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 31 ottobre 2013)

"Dopo 'After Earth', 'Oblivion' e 'The Host' ecco l'ennesima fantascienza 2013 il cui incipit ci vede sotto la minaccia degli alieni. Unica speranza: i bambini prodigio. Solo loro, con il necessario addestramento bellico, possono proteggerci. Il piccolo Ender (Asa Butterfield) è così dotato da spingere il colonnello Graff (un Harrison Ford goffamente enfatico) a puntare tutto sudi lui. Ma se il nostro eroe volesse la pace con gli alieni Scorpioni (in originale sono Formics)? Da 'Full Metal Jacket' a 'Il signore delle mosche', l'adattamento di una saga del 1985 diventa nelle mani di Gavin Hood (dal dramma sociale da Oscar 'Il suo nome è Tsotsi' al cinefumetto 'Wolverine') un film così serio da risultare serioso. Ma siamo curiosi di vedere come continuerà." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 31 ottobre 2013)

"Qualcuno l'ha già ribattezzato I'Harry Potter delle Guerre stellari. Perché il protagonista è un ragazzino allevato in un scuola non per maghi ma per super eroi. E perché all'origine c'è un ciclo letterario di vasto successo (autore, Orson Scott Card). Un successo molto precedente al Potter. Ender invece arriva al cinema solo adesso, e dopo lunghissima gestazione. (...) Piacerà certamente ai ragazzi per la fantasmagoria delle sue guerre stellari. Dall'uscita del libro a oggi sono passati quasi trent'anni, ma non sono passati invano (nel 1984 te li sognavi gli effetti speciali che ora ti offrono i prodigi della scienza e della tecnica). E sempre al pubblico piccino garberà il prologo (Ender è un ragazzo prodigio, ma i prodigi non sono ammessi nella realtà quotidiana, dove lui viene puntualmente trattato da «nerd» e diventa bersaglio di atti di bullismo). Certo, se i miei figli fossero ancora piccoli non ce li porterei. Perché Ender non è Potter, non trova il modo di vivere con leggerezza la sua adolescenza. Alla scuola media come all'Accademia spaziale, la sua vita è sempre quella cupa di un «diverso» emarginato dai coetanei e anche dagli adulti (come futuro eroe non ha diritto a un presente di felicità). Il film che specie nella seconda parte è organizzato come un videogame stellare è fortunatamente più leggero del romanzo che non da pochi negli anni '80 fu definito «fascisteggiante» (cos'è un leader se non un «duce», uno che adulto è destinato a prendersi in mano, senza opposizione, tutti i destini del mondo?). Da parte nostra, abbiamo gradito il film, perché con la regia senza sottintesi di Gavin Hood, l'abbiamo preso per la vicenda di un piccolo eroe solitario, un eroe ancora fragile e fallibile (quindi ancora indisponibile per un futuro di onnipotenza)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 31 ottobre 2013)

"Delude (...) 'Ender's Game' di Gavin Hood ambientato in un futuro dove i giovani più promettenti vengono allevati per formare l'esercito in grado distruggere l'ostile razza aliena che già una volta ha attaccato la Terra. Se è interessante la riflessione sulla crudele filosofia che regola la Scuola di Guerra, il film è però una sorta di videogame con i tradizionali e prevedibili passaggi tra diversi livelli." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 31 ottobre 2013)

"Basato su un fortunato quanto controverso romanzo di Orson Scott Card, "Ender's Game" è un risoluto ed energetico film di fantascienza che sollecita una serie di temi e soluzioni attinenti la coscienza adolescenziale scissa tra realtà e realtà virtuale, educazione alla pace e istinti di rivolta e guerra. L'inquietante ex Hugo Cabret Butterfield v'interpreta il ruolo-clou del ragazzino selezionato con altri coetanei superdotati per essere addestrato a combattere contro gli alieni che hanno semidistrutto la Terra e si preparano all'assalto finale; mentre il baldo settantunenne Ford è il militare convinto d'avere visto brillare in lui la scintilla dell'ennesimo salvatore dell'umanità. Si è parlato negli Usa di saga avvincente dal retrogusto «fascista», ma una definizione meno apocalittica e più calzante ci sembra 'Guerre stellari' incontra 'Cuore di tenebra'." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 31 ottobre 2013)

"La pellicola è la trasposizione cinematografica del romanzo 'Il gioco di Ender' di Orson Scott Card, scritto nel 1985, che ha dato origine a un celebre ciclo fantascientifico. Il libro, cult del genere cosiddetto 'Young Adult', è datato 1985 ma, trasposto sullo schermo, nasconde piuttosto bene la sua data di nascita. I temi che affronta sono la 'gravità cosmica', la necessità di trovare un equilibrio tra la forza e il sentimento estremi (che nel caso di Ender sono rappresentati dai due fratelli, l'irascibile Peter e l'empatica Valentine) e l'eterno dilemma sull'opportunità dell'alternarsi tra guerra e pace, fino al vero cuore dark del racconto, che ruota attorno all'idea di formazione come scuola disumanizzante. Ma c'è anche la costruzione di un bel racconto e la centralità del gioco. (...) il film di Gavin Hood riprende l'immaginario di Card grazie a effetti visivi spettacolari, scene in assenza di gravità - girate in una serie di depositi della Nasa a New Orleans - e simulazioni di battaglie senza, però, mai tralasciare l'introspezione dei drammi e dei conflitti interiori del giovane protagonista, carico di responsabilità e dotato di un talento e di un'intuizione uniche. Harrison Ford torna nel cosmo in veste del Colonnello Hyrum Graff, guida manipolatrice del giovane soldato, affiancato da Viola Davis nei panni del Maggiore Gwen Anderson, responsabile del benessere psicologico dei bambini, e Sir Ben Kingsley, l'eroico Mazer Rackham. La pellicola, come il romanzo di genere definito un classico sci-fi, genera una riflessione sulle difficili condizioni etiche create da un conflitto risolutivo per la razza umana. Il film è il risultato di sforzi produttivi durati circa dieci anni. Tradurre per immagini la complessità e la densità del libro di Card è stata, infatti, un'impresa ardua per Gavin Hood, regista-sceneggiatore sudafricano già regista di 'Il suo nome è Tsotsi' e 'X Men le origini - Wolverine'. (...) Senza nascondere le ambiguità etiche del romanzo di Card, Hood racconta così una terrificante società reazionaria che strumentalizza la paura e toglie responsabilità alla sete di violenza, allevando eserciti di bambini-soldato con strategie nascoste dietro manie videoludiche." (Dina D'Isa, 'Il Tempo - Roma', 31 ottobre 2013)
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