Elizabeth: The Golden Age

The Golden Age

GRAN BRETAGNA - 2007
Elizabeth: The Golden Age
Elisabetta I, già impegnata, con l'aiuto del suo consigliere Sir Francis Walsingham, sul fronte della battaglia per il trono all'interno della famiglia reale, è costretta anche a fronteggiare gli attacchi di Filippo II di Spagna, determinato a riportare il Cattolicesimo in Inghilterra. Nel frattempo, il cuore della regina guerriera palpita per Sir Walter Raleigh, un affascinante navigatore, ma il suo impegno con la nazione le impedisce di portare avanti una relazione sentimentale e lei, pur di tenere l'uomo accanto a sé, ne incoraggia l'amicizia con Bess, la sua dama di compagnia.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT E ST, 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: STUDIO CANAL, WORKING TITLE FILMS
  • Distribuzione: UNIVERSAL, DVD: UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT
  • Data uscita 26 Ottobre 2007

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
"Vi seguirei, se solo potessi". È racchiusa in questa frase, confessione di un potere che non può prescindere dal senso del dovere - riferita all'uomo che forse, finalmente, avrebbe potuto amare, il conquistatore dei mari Raleigh interpretato da Clive Owen - la contraddizione di un personaggio icona come Elisabetta I, regina sontuosamente interpretata da Cate Blanchett, tornata a vestirne i panni a distanza di quasi dieci anni. Secondo capitolo della trilogia sulla "regina vergine", ancora diretto da Shekhar Kapur, Elizabeth - The Golden Age ha aperto la sezione Première della Festa di Roma: luci e ombre sull'Impero d'Inghilterra - minacciato dalla congiura che Mary Stuart (Samantha Morton) sta organizzando per favorire l'attacco dell'Invincibile Armada del cattolicissimo Filippo II di Spagna (Jordi Molla) - si rifrangono attraverso lo schermo, illuminato dal talento di una Blanchett nuovamente straordinaria e allo stesso modo appesantito dall'incapacità di Kapur nel saper trattare, con lo stesso rigore di alcune scene in interni, le sequenze sulla carta più spettacolari dell'intero racconto, quelle della battaglia finale fra le due flotte. L'approssimarsi della guerra santa diventa lo strumento necessario con cui mettere a confronto l'aspetto intimo, privato di una sovrana chiamata a dover dimenticare se stessa - l'amore verso Raleigh, poi sposo della protetta Bess (Abbie Cornish) - per il bene dei "suoi figli", il popolo d'Inghilterra: ne emerge un ritratto forte, vigoroso e al tempo stesso credibile, magnificamente reso dalla performance della Blanchett, credibile e mai fuori luogo in ogni fotogramma. Tale contrapposizione, vissuta anche dai personaggi che popolano la quotidianità della regina - come il consigliere Francis Walsingham, nuovamente interpretato da Geoffrey Rush, al corrente dei piani di Mary Stuart e in attesa di poterla incastrare per poi giustiziarla - è il punto di forza dell'intero film, ancor più funzionale grazie al magistrale lavoro sui costumi e sulla volutamente ridondante, quasi operistica, colonna sonora: aspetto, quest'ultimo, che trova  giustificazione nell'acme del finale, dove la tempesta che consentì agli inglesi di neutralizzare l'imbattibile flotta, con la regina sul picco di una scogliera ad osservare la scena, diventa suggestiva rappresentazione di quell'intervento divino che in molti associarono alla sovrana stessa.

NOTE

- PRESENTATO ALLA II^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2007) NELLA SEZIONE 'PREMIÈRE'.

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 PER LA MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO.

- OSCAR 2008 PER MIGLIORI COSTUMI AD ALEXANDRA BYRNE. IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2008 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

CRITICA

"Nella scena più divertente di 'Elizabeth - The Golden Age', diretto come il primo dall'indiano Shekhar Kapur, Elisabetta I d'Inghilterra passa in rassegna con malcelata ironia i candidati a liberarla dal suo titolo di regina vergine. Ogni pretendente è preceduto da un suo ritratto e da un colorito gruppetto di dignitari. (...) Questo però è solo il lato intimo, alla resa dei conti il migliore, di un fastoso filmone che fa di tutto per mantenersi in equilibrio fra pubblico e privato, ma non sa mai fino a che punto prendersi sul serio. Come se stavolta Kapur, zavorrato da uno script assai disinvolto ma attento alla grande Storia, faticasse a ritrovare quello stravagante esotismo a rovescia che faceva la bellezza del primo Elizabeth. Contentandosi di colorire il quadro con pennellate più o meno sapienti e di stendere sotto alle immagini, già potenti, un invadente tappeto musicale che anziché esaltarle finisce per annegare ogni cosa in un'appiccicosa salsa sonora. Per fortuna c'è la sempre magnifica Cate Blanchett, che incarna con sorvegliata passione lo strazio della sovrana divisa fra i propri tormenti personali e i doveri della regnante in guerra su due fronti, facendoci perfino dimenticare di essere troppo più giovane e bella dell'originale (52enne nel 1585). Ma la libertà e la follia del primo film, che risale all'ormai remoto 1998 (tre anni prima dell'11 settembre con tutto ciò che è seguito) restano un traguardo irraggiungibile per questo sequel. E in tanto rutilare di scene, costumi, parrucche, ci si sorprende a immaginare cosa avrebbe potuto fare di un copione simile, poniamo, Almodovar. Magari con un cast tutto en travesti..." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 ottobre 2007)

"Prefigurando il cipiglio del lettore letterato, accademico, impegnato o cinéfilo-ascetico, chiediamo scusa in anticipo. Il fatto è che quando un film come 'Elizabeth: The Golden Age' passa in versione originale e con il conforto di condizioni tecniche eccellenti, ci ritornano in mente le esperienze provate nelle sale semivuote e al cospetto di prodotti velleitari e deprimenti: in questo caso, al contrario, il cinema torna a fare la voce grossa, punta in alto con sprezzo del ridicolo e gioca vecchie carte spalmate d'arcivernice squillante e variopinta. Non è il caso, insomma, di restare vigili e frigidi, magari per scrutare con la lente d'ingrandimento fatti e fatterelli narrati da Shekhar Kapur nel seguito della saga in costume dedicata alla regina d'Inghilterra: nove anni dopo le sette nomination all'Oscar di «Elizabeth», infatti, il regista anglo-indiano privilegia nuovamente il mito alla storia, lo spettacolo alla filologia e le emozioni ai documenti. Cate Blanchett, ottima attrice e donna di spigoloso quanto singolare charme, trionfa quasi in tutte le sequenze, conferendo al personaggio un nerbo in grado di restare indenne dall'enfasi romanzesca, dai preziosismi estetizzanti e dalle forzature didascaliche di pensieri, dialoghi e comportamenti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 ottobre 2007)

"'Elizabeth.The Golden Age', ha un pregio: portare sulla passerella romana la protagonista, Cate Blanchett, semi-diva australiana. Continuazione di 'Elizabeth' nella quale la stessa Blanchett ha creduto poco, facendosi pregare, il film conferma che il cinema anglosassone, di qualunque osservanza, ha sempre più paura di investire sulle novità. Anche altri australiani (Geoffrey Rush, Abbey Cornish) sono nel film, diretti da un indiano, Shekhar Kapur: il Commonwealth del cinema s'impegna ancora - nove anni dopo 'Elizabeth' (e basta) dello stesso Kapur - nell'esaltare chi strappò definitivamente l'Inghilterra all'egemonia geopolitica della cattolicità e tagliò la testa alla regina di Scozia, Mary Stuart, cattolica, aprendo la strada ad altre decapitazioni di sovrani, a Londra prima che a Parigi.(...) Emula dunque di Bette Davis, interprete di Elisabetta nel 'Conte di Essex' di Michael Curtiz e nel 'Favorito della grande regina' di Henry Koster, la più prestante Blanchett torna a governare la corte di Londra: sacrifica l'amore per Walter Raleigh (Clive Owen), che ne sposerà la dama di compagnia (Abbie Cornish), e affida sempre gli intrighi politici al fido/infido Walsingham (Geoffrey Rush). Proprio lui l'indurrà a far giustiziare la cugina Mary, prima in linea di successione a lei: averla a lungo imprigionata non bastava." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 20 ottobre 2007)

"Sempre che sia un male vedere certi melodrammoni! Se son fatti bene, è invece un gran piacere, ed 'Elizabeth. The golden age' perde colpi qua e là ma nel complesso si vede con ammirazione, per il talento dell'attrice e per il gusto visivo del regista, l'indiano Kapur: uno che non tiene mai ferma la macchina da presa nemmeno sotto tortura, che ha un forte senso dell'inquadratura e che un giorno, a mo' di nemesi, finirà sicuramente investito da un dolly. E comunque il film ha due pregi: mostra come anche i potenti siano pedine della storia e lancia un messaggio anti-Inquisizione sempre apprezzabile. Diciamo che scontenta storici e preti, e divertirà gli spettatori: tre buoni motivi per vederlo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 20 ottobre 2007)

"Polpettone? Un po' sì, ma si dovrà anche riflettere sul fatto che, senza polpettoni anche più brutti, molti neppure saprebbero mai chi era Maria Antonietta regina di Francia." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 20 ottobre 2007)

"Poiché siamo nel regno del puro kitch ecco che ogni ritegno storico è spazzato via a favore della emotività del pubblico incolto: la regina che si comporta come un amministratore delegato, che alza la voce, che perde il controllo emotivo, è trattata più come una vergine isterica, vuole ma non può, fa le scenate di gelosia come una cameriera, osa addirittura esprimere i propri sentimenti, pensieri e inquietudini, pone il film lontano da ogni seria presa in considerazione. Per non parlare della velata presa in giro di chi non parla inglese e della stupida messa in scena di Filippo II, dipinto come un folle che si aggira nel palazzo in attesa di spazzare via il libero pensiero dall'Europa. Ma non ci riuscirà perché Elizabeth riprende in mano le sue truppe e saranno le croci e gli ostensori a precipitare in fondo all'Oceano. Divertenti i titoli di coda dove veniamo informati del destino dei protagonisti, come fossero reduci del Vietnam e non personaggi che appartengono alla nostra storia". (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 20 ottobre 2007)
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