Eden

ITALIA, FRANCIA, ISRAELE - 2001
Eden
Samantha è sposata con Dov, entrambi di origine americana si sono stabiliti in Palestina per propria convinzione nel 1939. Architetto ambizioso, Dov vuole costruire molto nel Paese e trascura la moglie. Il fratello di Samantha, Kalman arriva a sua volta in Palestina, nonostante i consigli contrari del vecchio padre, con l'obiettivo di realizzare buoni profitti con l'acquisto di alcune terre degli Arabi. Sul posto c'è anche Kalkovsky, un ebreo tedesco, libraio, da tempo senza notizie della famiglia rimasta in Germania: vive con Silvia, disgustata dalla politica britannica che vieta agli ebrei l'accesso in Palestina. Dopo la scoppio della guerra, arrivano le prime notizie sulla terribile sorte degli ebrei. Dov si arruola nella Brigata Ebraica e va a combattere in Europa. Kalma torna negli USA dal padre morente. Samantha e Kalkovsky diventano amanti. Silvia partecipa agli attentati antibritannici e viene arrestata. Tornato dalla guerra, Dov racconta divertito alla moglie di aver stuprato una contadina tedesca, una 'nemica'. Samantha lo lascia. Kalkovski, appreso che la sua famiglia è stata tutta sterminata, si suicida. Samantha ora è sola. Esce in strada, gira l'angolo. Lo scenario cambia: è l'Israele di oggi.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85) DOLBY SRD DIGITAL
  • Tratto da: liberamente ispirato al romanzo "Homely Girl" di Arthur Miller
  • Produzione: AGAV HAFAKOT (TEL AVIV), LES FILMS BALENCIAGA, TF1 INTERNATIONAL, CINEVIA FILMS, FRK INTERNATIONAL (PARIGI), R&C PRODUZIONI (ROMA),
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE, DVD CDE (2002).

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 58. MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2001).

CRITICA

"Altro giro altra delusione. Regista irregolare, ma di talento e versatile, l'israeliano Amos Gitai ha diretto con 'Eden' l'adattamento di un romanzo di Arthur Miller (...) Ma il tutto, fatta salva una certa eleganza formale, avviene faticosamente e col minimo consentito di partecipazione". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 settembre 2001)

"Peccato che per raccapezzarsi fra i fatti sia necessario sfogliare il pressbook. E che tutta l'emozione del film sia concentrata nei dubbi espressi in apertura dal padre dell'affarista, Arthur Miller, anche autore del romanzo cui il film è liberamente ispirato,'Homely Girl'". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 settembre 2001)

"Le figure di 'Eden' non sono in funzione di se stesse, di un 'work in progress' d'ordine narrativo. Servono a chiarire diverse prospettive, diverse ideologie. Ma, anche oggi, danno elementi costitutivi di un quadro di riferimento. Con lenti movimenti di macchina, una fotografia chiarissima, il muoversi di attori e comparse Gitai suggerisce la 'lontananza' fra oggi e il passato; così era il mondo di ieri, questi i difetti e le virtù dei
'padri fondatori'". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 5 settembre 2001).

"'Eden' trasferisce in Israele e snatura brutalmente il racconto 'Homely Girl, a Life' di Arthur Miller. Il quale deve avere un buon carattere perché anziché rincorrere il regista con un bastone ha accettato di recitare nel film la parte del padre morente; e pur non essendo un attore e avendo ottantasei anni, se la cava meglio dei professionisti che lo circondano (...) il film ignora la vicenda e ha invece la pretesa di affrontare, attraverso un ritratto femminile, la storia e la problematica della nascita di Israele. Missione fallita". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 5 settembre 2001)
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