E prenderai moglie

Ve lakachta lecha isha

ISRAELE - 2004
E prenderai moglie
Ad Haifa nel 1979, una coppia di ebrei di origine marocchina, Vivian e Eliyahoo, è in crisi. I fratelli di lei la scongiurano di non abbandonare il tetto coniugale per evitare il divorzio e la donna accetta perché il marito sembra divenuto più disponibile. Ma in realtà la situazione non cambia. Eliyahoo continua a pretendere da moglie e finge una stretta osservanza dell'ebraismo anche perché viene spinto dall'anziana madre che vive in famiglia. Vivian rinuncia a seguire un antico amore che si ripresenta nella sua vita, ma il sacrificio è inutile. Il marito con la sua autorità implacabile ma in apparenza serafica, continua a non ascoltare moglie e figli finché la situazione non precipita e si ricomincia da capo.
  • Altri titoli:
    To Take a Wife
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM.
  • Produzione: MAREK ROZENBAUM, ITAI TAMIR, JEAN PHILIPPE REZA PER TRANSFAX

RECENSIONE

di Davide Turrini

Se dagli applausi si misurano le possibilità di vittoria in un concorso, allora il film dei fratelli Ronit e Shlomi Elkabetz si candida a vincere la 19ª edizione della Settimana della Critica. Kammerspiel israeliano, scritto, diretto e interpreto da quella Ronit Elkabetz che ha deliziato le platee con Alila (2003) di Amos Gitai o con quel piccolo gioiello che è stato Matrimonio tardivo (2003) di Dover Kosashvili, E prenderai moglie (titolo italiano che sembra una strana predica fuori tempo) è una vibrante analisi della faticosa emancipazione umana e sentimentale di una donna. 1979, Haifa, nemmeno un’introduzione con rulli e annessi titoli per far comprendere subito che la vita di Viviane non è proprio ciò che lei avrebbe voluto: dopo l’ennesima crisi di nervi della donna, i suoi fratelli la costringono a ricredersi sulla bontà del marito e sull’importanza del suo matrimonio. Ovviamente per Viviane pur nella cordiale, anche se tesa atmosfera familiare, non c’è scelta: bacetto casto sulla guancia di Eliyauh e la vita continua, come prima. Impossibile uscire dal tunnel della ripetitività, improbabile sperare nella comprensione di chi sta accanto, Viviane ricomincia i gesti e le azioni quotidiane: i figli che si lagnano, che vogliono soldi, che urlano reclamando autonomia nelle loro camere da letto. Ci sono dei riti istituzionalizzati e delle tradizioni familiari da mantenere, la gabbia si stringe e la nuova esplosione di rabbia di Viviane è dietro l’angolo. Ed è proprio grazie alla capacità recitativa di Ronit Elkabetz, dove si fondono pianti, lamenti e litanie in uno straziante francese arabeggiante, che il film prende quota, lasciando il segno, destabilizzando con la sua forza drammaturgica e infastidendo attraverso quella cortina di oppressione familiare fatta di silenzio e distacco che uccide. Come un ululato isterico E prenderai moglie si fa bellissimo canto per una voce sola che si scaglia con forza contro una sacra quanto finta e deleteria ritualità sociale.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 19.MA SETTIMANA DELLA CRITICA, VENEZIA 2004 DOVE HA PRESO IL PREMIO 'GAN' ASSEGNATO DAL PUBBLICO.
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