Duri si diventa

Get Hard

USA - 2015
2,5/5
Duri si diventa
Il manager James King, che gestisce fondi di investimento, viene inchiodato per frode e rischia seriamente di andare in prigione e passare il resto della sua vita dietro le sbarre del carcere di San Quintin. James ha 30 giorni per rimettere in ordine i propri affari così, disperato, tenta di riorganizzare il suo lavoro rivolgendosi a Darnell Lewis, piccolo imprenditore e gran lavoratore che non ha mai ricevuto neanche una multa per divieto di sosta. Malgrado le magre aspettative, i due uomini faranno qualunque cosa necessaria perché James possa "diventare un duro" e lungo il percorso scopriranno quanto si sbagliavano su tante cose, compreso il giudizio che avevano l'uno dell'altro.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: CHRIS HENCHY, WILL FERRELL, ADAM MCKAY PER GARY SANCHEZ PRODUCTIONS, WARNER BROS.
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 1 Luglio 2015

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

L’onda lunga, o corta, della crisi che non se ne va, soprattutto quella dei colpevoli: manager, broker e compagnia truffaldina di Wall Street. L’ultimo campione, almeno per la nostra programmazione cinema, è un manager di fondi di investimento, il waspissimo James King (Will Ferrell), che ha tutto quello che la sua razza impone: trophy wife, casa reggia e comunque da cambiare in attesa dell’erede al trono.

Appena divenuto socio, gli arriva però la proverbiale mazzata tra capo e collo: condannato per frode, ha un mese di tempo prima di finire al gabbio, ovvero San Quentin, per 10 lunghissimi anni. Che fare? Prepararsi al peggio, cercando protezione per non soccombere/sottomettersi dietro le sbarre: il salvatore promesso è il nero Darnell Lewis (Kevin Hart), che millante precedenti esperienze galeotte e per 30mila dollari di cui ha disperato bisogno farà diventare James un duro.

Diretto dall’esordiente Etan Cohen (Ethan Coen è davvero un’altra cosa, non solo per l’ha traslata), è Duri si diventa, che nella cornice della commedia ebony & ivory – continuate voi la canzone… – frulla crisi e furbetti della finanza, discriminazione razziale e ghettizzazione sociale, chiedendo a Ferrell e Hart la chimica buona per catalizzare le reazioni. Loro sono simpatici, ma non è una novità: come tutto il resto. Sufficienza risicatissima, ma solo per due motivi: la trovata Boyz n the Hood funziona e, soprattutto, siamo in estate e la siccità impera. Anche in sala.

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL SETTEMBRE 2015 HA ELIMINATO IL DIVIETO DI VISIONE AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"La star comica Will Ferrell (...) si trova qui al centro di una trama che ripropone, in chiave squinternata, il cliché dell'accusato ingiustamente che deve trovare il bandolo della matassa per uscirne (...) toglietevi dalla testa la perfezione di 'Una poltrona per due'. (...) Sgangheratezze a non finire." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 2 luglio 2015)

"Ogni tanto fa bene vedere un film americano di pura comicità: serve a ricordare che, anche oltre oceano, pur non chiamandosi cinepanettoni, esistono pellicole di pura evasione che non sono blockbuster infarciti di effetti speciali, né commedie di sentimenti perfettamente orchestrate, né tantomeno opere d'autore con grandi attori e grandi pretese. (...) 'Duri si diventa' é un perfetto esempio di questa categoria scaccia pensieri, specializzata nel mettere all'indice usi e costumi della società. (...) A parte qualche inutile, insistita, volgarità (...) è un perfetto cinecocomero made in Usa, da consumare con l'aiuto dell'aria condizionata, preparandosi ai film che verranno." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 2 luglio 2015)

"Diretto dall'esordiente Etan Cohen (non è una presa per i fondelli di Ethan Coen, esiste davvero...), è 'Duri si diventa', commedia black e white che gioca sugli equivoci, a partire da quelli razziali, e punta tutto sull'alchimia tra quei gigioni di Ferrell e Hart. Insomma, fosse un biscotto sarebbe un Ringo, fosse un film uscirebbe in estate senza impegno e così è: sceneggiatura prevedibilissima, rampogna contro Wall Street compresa, battute citofonate e la simpatia non peregrina del duo, a stento si raggiunge la sufficienza." (Federico Pontiggia, 'Il fatto quotidiano', 2 luglio 2015)

"Spiacerà a chi s'incavola quando vede uno spunto arguto e simpatico rovinato da una stolida scelta di casting. Ferrell in America ha da anni un suo pubblico, ma in Italia non l'ha mai avuto. Alle sue battute non si ride, anche se si riderebbe eccome se le pronunciasse che so, un Jack Nicholson." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 luglio 2015)

"Esordio alla regia di Etan Cohen, con qualche buona battuta sui pregiudizi e gag occasionali dal sapore estivo." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 2 luglio 2015)
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