Due volte lei - Lemming

Lemming

FRANCIA - 2005
Due volte lei - Lemming
Benedicte e Alain sono una coppia di giovani sposi. Lui è un ingegnere che si occupa di robotica domestica e i due si sono appena trasferiti in una nuova e bellissima casa. Una sera, Alain invita a cena il suo capo, Richard Pollock, insieme alla moglie Alice, per rinsaldare i rapporti. L'arrivo della coppia turba da subito l'armonia della casa: c'è tanta tensione nell'aria e il terrore di commettere errori. La situazione precipita quando il lavandino si intasa e dallo scarico viene tirato fuori il cadavere di un roditore. Alain e Benedicte perdono la calma e lasciano che la loro esistenza sia sconvolta dal sopraggiungere dell'irrazionale...
  • Durata: 129'
  • Colore: C
  • Genere: PSICOLOGICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, (1:1.85)
  • Produzione: DIAPHANA FILMS, FRANCE 3 CINÉMA, CANAL+, CINÉ CINÉMAS, CNC, SOFICINÉMA
  • Distribuzione: LUCKY RED (2006)
  • Data uscita 31 Marzo 2006

RECENSIONE

di Davide Turrini
Il lemming è un piccolo roditore scandinavo che si permette di aprire proditoriamente il cinquantottesimo Festival di Cannes. Una sorta di criceto dal pelo fulvo si insinua nella moderna casa dei giovani coniugi Alain e Benedicte Getty, anzi, si pone di traverso nel sifone del lavandino della cucina bloccandone il flusso dell'acqua. E se Alain, anima razionale dell'interno giorno con signora in terra francese, si barcamena ogni minuto con marchingegni di automazione domestica (si legga: inutili telecamerine che svolazzano nei bagni per individuare perdite d'acqua), e Benedicte è la classica femmina svampita tutto cucina e giardinaggio, il lemming presunto cadavere, ma che poi si rianima, non può diventare altro che l'eventuale sassolino che blocca l'oliato ingranaggio familiare. Così si sviluppa un tourbillon erotico e sessuale tra i coniugi Getty e i coniugi Pollock (lui direttore dell'azienda degli inutili marchingegni e lei femme fatale caduta in disgrazia) giocato sul filo dell'irrazionalità e della dispersione dei sensi. Sostenere che qualcuno tra i quattro ci rimetta spiritualmente o ne soffra emotivamente di questo quadriplicarsi delle combinazioni amorose, è enunciare un azzardo non da poco, rispetto alle presunte intenzioni di un Dominik Moll (quello di Harry un amico vero) che si rifà a quel ratto muschiato che appare nell'abitazione della strampalata famigliola in Sitcom, film scandalo di qualche anno fa a firma François Ozon. Ed è proprio sul versante postmoderno (e quasi postlynchiano) di una presunta messa in scena iperrealistica, dove gli incubi del protagonista si materializzano in forma di sottotrama insinuante e peregrina, che Lemming sbanda e si arena nella ricerca di una chiusura narrativa esplicativa, in un delitto salvifico che sa di posticcio. Inutile cercare barlumi di fascino nella rappresentazione decadente di vecchie glorie della recitazione d'oltralpe come André Dussollier e come Charlotte Rampling, che era ben più efficace nel canto del cigno dell'attrice in quel Sotto la sabbia (guarda caso sempre di Ozon), quando si è dalle parti di cinema del riciclaggio di idee e di spunti altrui, rimescolati alla bisogna per inaugurare un festival che non merita in apertura così tanta inconcludenza cinematografica.

NOTE

- FILM D'APERTURA, IN CONCORSO, AL 58MO FESTIVAL DI CANNES (2005).

CRITICA

"Si dà il caso che questo francese dal cognome tedesco, che nel 2000 presentò il sorprendente 'Harry, un amico che vi vuole bene', sia un regista il cui segno è ormai riconoscibile. Oltre a Hitchcock, appare sorprendente il numero degli antecedenti indicati qua e là nelle presentazioni di 'Lemming': Polanski, Lynch, Kubrick, Clouzot (e io aggiungerei Ferreri); per non parlare dei modelli letterari (Simenon, Boileau e Narcejac). Ma il risultato di tante assimilazioni rivela una notevole originalità; e almeno fino a metà, prima che un meccanismo troppo calcolato e rifinito generi un sospetto di manierismo, risulta avvincente. (...) Diciamo solo nel contesto di uno stile saldamente padroneggiato gli interpreti sono impagabili, soprattutto la Rampling in veste di ambigua erinni terrificante e un Dussolier felpato e insidioso per cui qualcuno ha coniato l'aggettivo paganiniano. Insomma un modo divertente di stare al cinema, cosa rara nei festival, e un buon calcio d' inizio per 'Cannes episodio 58', secondo la formula di Première." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera, 12 maggio 2005)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy