DUE PEZZI DI PANE

ITALIA - 1979
Pippo Mifà e Peppe Dorè sono "amici per la pelle" che si guadagnano da vivere in coppia suonando il primo la chitarra e il secondo tanto il flauto quanto l'armonica a bocca. Le loro esibizioni avvengono all'aperto, presso le coppiette di innamorati, oppure nella trattoria di un oste che, rappresentando qualcosa come il Destino o il Grillo Parlante, mentre li congeda con pacchetti di viveri, li preavverte di inappuntabili fortune o sfortune. I due, senza sapere l'uno dell'altro, frequentano nottetempo Lucia, una ragazza che muore lasciando un bambino del quale non sa indicare la paternità. Pippo e Peppe non ottengono una chiarifica dal tribunale ove si scopre che Piripicchio ha due voglie, una come il primo e una come il secondo. I due volonterosi padri, sottratto il figlio all'orfanotrofio ove le autorità l'hanno collocato, lo allevano. Quando Piripicchio si fa grandicello, incominciano le impennate che si concludono con una fuga del fanciullo. Pippo e Peppe non desistono dalle ricerche e, come annuncia loro il preveggente oste, lo ritrovano grande e sposato in casa.Piripicchio è cambiato, in peggio, ovviamente; e induce alla fuga i "genitori" che finiranno per accettare anche questadolorosa situazione.
  • Colore: C
  • Genere: ALLEGORICO
  • Specifiche tecniche: VISTAVISION - COLORE
  • Produzione: G. PICCIOLI E M. BERARDI PER LA PARVA
  • Distribuzione: UNITED ARTISTS

CRITICA

"Sergio Citti si lamenta che i suoi film non vengano sempre capiti, ed in certo senso ha ragione: favola, moralità e grottesco convivono nelle sue opere ma non si fissano in un nucleo centrale e così sfuggono, continuando a girare intorno ad esso. Citti ha quarantacinque anni, è un "ragazzo di borgata" collaboratore di Pasolini, ha fatto l'imbianchino prima di arrivare al cinema con "Ostia", "Storie scellerate", "Casotto" e ora con questo ultimo "Due pezzi di pane". "Due pezzi di pane" ha un buon inizio, allegro e malinconico, con pezzi di bravura, poi si sfilaccia (il processo scade nella farsa) e si ripete. Ma è un film denso di significati, con una sua carica grintosa e gentile. Gassman e Philippe Noiret si disimpegnano con onore, mentre Proietti è il bizzarro oste del destino". (Alfio Cantelli, "Il Giornale").
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