DRUGSTORE COWBOY

USA - 1989
DRUGSTORE COWBOY
Insieme alla moglie Dianne e ad un'altra coppia, Rick e Nadine, il tossicodipendente Bob Hughes ha escogitato un sistema di furti nelle farmacie e negli ospedali operando d'astuzia, con diversi stratagemmi. Gentry, un tenente della narcotici, tenta invano di incastrarlo. Lo costringe a cambiare casa, ma Bob, con una lettera anonima e coinvolgendo un rissoso vicino, fa sparare da quest'ultimo ad uno degli agenti che lo sorvegliano, provocando l'ira di Gentry che lo pesta e giura di fargliela pagare. Cambiata aria, ma non vita, il quartetto deve ora fare i conti, al ritorno da un poco fortunato colpo ad un ospedale, con la morte per overdose di Nadine. Con grande rischio, in quanto il motel dove risiedono li sfratta per far posto nientemeno che ad un convegno di sceriffi, trasportano il cadavere in un bosco dove Bob lo seppellisce. Questi decide di smettere e si iscrive ad un programma di recupero, dal quale, nonostante la visita della moglie, che gli lascia subdolamente un pacchetto di medicinali "a rischio", sembra uscire provato. E' riuscito anche a trovare un modesto lavoro. Ma un amico drogato, cui ha fatto uno sgarbo per aiutare un ragazzo senza i soldi per la dose, gli piomba in casa con un complice convinto che egli nonostante tutto continui a nascondere "roba" in casa. Egli invece ha regalato il pacchetto lasciatogli da Dianne ad un vecchio amico, un anziano sacerdote che ha conosciuto in galera e ha nuovamente incontrato al corso di recupero. I due, irritati per non aver trovato nulla, lo pestano, gli sparano, e così finisce sull'ambulanza, rifiutando però di denunciare il feritore a Gentry che lo interroga prima che entri in ospedale.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Tratto da: TRATTO DAL ROMANZO DI JAMES FOGLE
  • Produzione: NICK WECHSLER & KAREN MURPHY
  • Distribuzione: FILM MAURO (1991) - VIVIVIDEO

CRITICA

Aggressivo e incalzante il film non manca di spunti macabro grotteschi, nè di ammicchi ironici. (Tullio Kezich, Il Corriere della sera) Diversamente da quasi tutti gli altri film antidroga o sulla droga, non rimuove il punto centrale: il piacere letale che la droga dà. (Lietta Tornabuoni, La Stampa). Bravi, ipnotici, lucidi gli attori di un film "indipendente" che introietta molti pregi, non ultimo quello dell'intelligenza visiva e dell'umoralità storica: dopo di loro i "figli della tv" si drogheranno con molta più disperazione. (Fabio Bo, Il Messaggero)
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