DRAQUILA - L'Italia che trema

ITALIA - 2010
3/5
DRAQUILA - L'Italia che trema
Documentario-denuncia realizzato da Sabina Guzzanti per fare luce sui retroscena e gli scandali che hanno caratterizzato la discussa ricostruzione della città e della provincia di L'Aquila dopo il devastante terremoto che l'ha colpita nella notte tra il 5 e il 6 Aprile del 2009.
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: SECOL SUPERBO E SCIOCCO PRODUZIONI, GRUPPO AMBRA, ALBA PRODUZIONI, BIM DISTRIBUZIONE
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 7 Maggio 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
"Non so se per cambiare o per gli extraterrestri che vorranno sapere come siamo finiti", comunque, è Draquila – L'Italia che trema di Sabina Guzzanti, che porta in sala e fuori competizione al 63esimo Festival di Cannes le macerie politiche e sociali del recente terremoto aquilano.
Diciamolo subito, in un Paese normale Draquila sarebbe andato in televisione, ma visto che normale è da tempo un attributo dimenticato dall'Italia “furbetta” è il grande schermo ad accoglierlo, seppure il 99% lo conosciamo già, perché visto - ad Annozero, Ballarò, etc. - o letto. Quindi, non è nella novità il terrore di Draquila, bensì nella cronologia, armata (le forze dell'ordine) e disarmata (“l'analfabetismo” di non ritorno…), dell'affaire aquilano, che riproduce in stretta connessione alle magnifiche sorti e regressive di Berlusconi (la Guzzanti torna a impersonarlo).
Dunque, il doc-inchiesta non produce, ma mette ordine nella mole di informazioni terremotate: non decostruisce la ricostruzione, bensì ne stigmatizza gli agenti poco segreti, a partire dalla B trinitaria di Berlusconi, Bertolaso e Balducci fino alla disamina della persistenza della dittatura, pur vuota e fasulla. In mezzo, la sottoesposizione omertosa dell'italiano medio, su cui Sabina non infierisce, anzi “partecipa”, ma il controcanto socio-politico è affidato a persone troppo caratterizzate in senso alternativo perché la sintesi sia efficacemente “bipartisan”.
Rimane un discreto prodotto da esportazione - perfetto l'approdo sulla Croisette - che ci ricorda come siamo: ipovedenti in tv, fuoriluogo al cinema. Se non è orrore...

NOTE

- GRAFICA E ANIMAZIONE: SERGIO GAZZO.

- PROIEZIONE SPECIALE AL 63. FESTIVAL DI CANNES (2010).

CRITICA

"L'Aquila è occupata; la cittadinanza ha meno diritti civili per via di una Protezione anch'essa civile; un comitato d'affari di palazzinari ruffiani ha lucrato sul sisma; il governo del Pdl sfoggia un'efficienza penosa; l'opposizione del Pd non c'è. Ecco 'Draquila' di Sabina Guzzanti, documentario di brutte realtà e belle intenzioni, più giornalismo investigativo che estetica cinematografica. Ma dal libro di John Dickie, 'Una calastrofe patriottica', si sa che in Italia l'uso propagandistico dei terremoti risale a quello di Messina e Reggio. E poi saggezza insegna: mai essere dove la terra trema." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 7 maggio 2010)

"Una città fantasma per il fantasma di un regime. Morbido, suadente, non dichiarato, ma regime. È la tesi di Sabina Guzzanti in 'Draquila', film-inchiesta che non fa satira ma guarda, ascolta, interroga e si interroga. Scoprendo che il post-terremoto a L'Aquila, come abbiamo già scritto martedì, è assai diverso dalla verità ufficiale. Gli ingredienti vengono dallo scandalo della Protezione Civile ('braccio armato del governo'). Si chiamano speculazione, corruzione, autoritarismo, propaganda, uso all'affaristico e strumentale della politica. Il tutto reso dolorosamente concreto e presente dalle testimonianze vissute dei tanti aquilani che non hanno gridato al Miracolo. Le grandi linee insomma sono in buona parte note. La novità è il surplus di emozioni e informazioni offerto da questa inchiesta alla Michael Moore che demolisce le false certezze a colpi di domande. (...) La Guzzanti ha passato un anno a L'Aquila, girando 700 ore di materiali. Per questo si esce dal film con la testa piena di facce, di storie, di dati. E di dubbi. Da cui sarà difficile liberarsi." (Fabio Ferzetti, 'Messaggero', 7 maggio 2010)

"Lui, Sandro Bondi, augura, con dispettosità infantile, massimo successo a due dei tre registi italiani invitati al 63° Festival, Lucchetti e Frammartino: il terzo, che tanti dispiaceri gli ha dato e l'ha spinto a gaffe di risonanza almeno europea, naturalmente non può fregiarsi di questo onore. Ma trattandosi di una signora, reproba ma non doma, la stessa non se ne duole, e ancora una volta non risponde, anche perché l'indomabile Bondi con questa nuova dichiarazione si è ridato la zappa sui piedi. A voler ragionare, il ministro avrebbe dovuto prendersela più che con l'autrice di 'Draquila - L'Italia che trema', con i responsabili del Festival, che l'hanno subito entusiasticamente invitato, senza immaginare che, trattandosi dell'Italia e non dell'Iran o della Corea del Nord, il fedele ministro avrebbe deciso di privare la manifestazione della sua augusta presenza. (...) Alla fine il suo documentario procura angoscia, un senso di ingiustizia irrimediabile, l'idea di un grande inganno: dopo tanti morti e perdita di tutto, una città massimamente ricca di opere d'arte, dal tessuto sociale saldo, ormai disabitata, fantasma, ancora gravata da macerie dopo pi di un anno, case che si credevano regalate e invece dovranno essere restituite con tutto ciò che contengono, vita militarizzata nelle tendopoli circondate da filo spinato dove erano proibito il caffè e la coca-cola, smontate disperdendo la gente in alberghi sempre più lontani, la brutalità dei controlli polizieschi, l'impossibilità di riunirsi, ogni protesta proibita, 24 visite del presidente, il G8, il tutto usato come propaganda martellante in onore del premier sempre pronto alla barzelletta e alle carezze ai piccini, e poi lo scoppio tragico dello scandalo della protezione civile investita di un potere immenso e incontrollato e tutti quelli che si sono arricchiti sulla disperazione, la sottomissione, l'impotenza, l'isolamento di una popolazione. (...) In Italia chi legge i giornali non governativi e rifiuta i telegiornali sa molto di quel che il film racconta, solo che raccontandolo molto bene, rende tutto molto più drammatico." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 14 maggio 2010)

"Fino a qualche giorno fa erano forse pochi i giornalisti stranieri in partenza per Cannes ad avere in agenda 'Draquila - L'Italia che trema'. Ma poi sono arrivate le polemiche e ieri la sala era stracolma, perché nessuno voleva mancare il documentario dell'attrice-regista che si candida a Michael Moore italiana." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 14 maggio 2010)

"E' molto probabile che a Berlusconi e al suo, entourage alla 'Divo', fatto di fedelissimi, di ristrutturazioni, di loschi affari immobiliari, 'Draquila' di Sabina Guzzanti provocherà giusto un'altra ruga in quell'immensa impalcatura di cerone diventata maschera di potere. Così ci sarà tempo, almeno qui in Francia, visto che in Italia se n'è già discusso molto, di parlare del valore cinematografico di questo documentario. Le reazioni della stampa estera le conosceremo domani. Intanto i Centoautori, dopo lustri di torpore, tornano all'attacco vista la piccata assenza del ministro Bondi in Croisette, a seguito della cattiva reputazione che 'Draquila', ieri sera proiettato Fuori Concorso, farebbe fare all'Italia. Ed è l'unica possibile notizia cannense attorno all'esposizione paracinematografica del vulnus Berlusconi, vampiro a L'Aquila. (...) Beghe su beghe, l'eterna Italia terra dei cachi, che con Garrone e Sorrentino due anni fa a Cannes sembrava aver svoltato decisamente tra le pagine di cinema politico ed impegnato, torna nella colonna di cronaca." (Davide Turrini, 'Liberazione', 14 maggio 2010)
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