Dr. Creator - Specialista in miracoli

Creator

USA - 1985
Harry Wolper, ricercatore presso l'Università della California e premio Nobel per la biologia, ha perso da vent'anni sua moglie ma, ancora innamorato di lei, non ha perso la speranza di riaverla accanto e conserva in laboratorio alcune sue cellule, convinto che un giorno riuscirà a clonarla. Per completare il suo esperimento, però, gli servono un assistente e una ragazza disposta a aiutarlo. L'incontro con il giovane ed entusiasta Boris e con Meli, una 19enne spregiudicata approdata nel suo studio per un test di gravidanza, fanno al caso suo. Le cose però, non vanno come dovrebbero e, mentre il rivale Sidney riesce a fargli confiscare l'attrezzatura, Meli si innamora di lui e la fidanzata di Boris, colpita da un ictus, entra in coma. Forse il futuribile può attendere...

CAST

CRITICA

"Il cuore del film batte nel ritrattino del dottor Wolper, tipo davvero strambo per il suo anticonformismo accademico, per i rapporti confidenziali che crea coll'assistente, per la visione globale dell'universo di cui è sostenitore, anche per la tenerezza con cui rimpiange la moglie. Tutte le simpatie del regista Passer vanno lui, e quando Wolper viene premiato con un finanziamento che costringe tutta l'équipe, compreso Sid, a seguirlo in un'altra città, il film inneggia alla virtù americana di individuare i talenti superiori nei quali scienza e umanità vanno a braccetto. Il guaio è che il film procede a zig-zag passando dal comico al patetico e al drammatico senza una sostanziale unità di timbro e tentando di togliere a Wolper quel carattere di macchietta a cui la recitazione di Peter O'Toole, colorita e divertente, lo condanna. Non è improbabile che Passer, introducendo qua e là tramonti infuocati e spingendosi ora verso la satira ora verso l'idillio campestre voglia mettere in burla il genere, ma è dubbio che lo spettatore non ne esca, soprattutto, dolcificato. Tutto il resto funziona: il robot che Boris si è costruito per farsi buttare giù dal letto, il sigaro enorme fumato da Harry, un bacio sotto la doccia, il gesto fatale con cui Harry restituisce al mare le cellule di Lucy, il festoso epilogo in bicicletta. Accanto a Peter O'Toole, commediante di classe, recitano con garbo Vincent Spano nei panni di Boris, e Mariel Hemingway e Virginia Madsen. La prima tutta stuzzicante nella parte provocatoria di Meli che le sta a pennello, la seconda dolce e graziosa come una madonnina in quella di Barbara." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 14 Giugno 1986)

"Il copione di 'Dr. Creator' è di Jeremy Leven, laureato in psicologia e medicina con esperienze di teatro e Tv, che l'ha cavato da un suo romanzo del 1979. E' la sua prima sceneggiatura, e la sua inesperienza si sente nella scarsa coesione drammatica di un'azione che risente negativamente della sua origine letteraria, in incerta oscillazione tra le due coppie. I dialoghi sono fin troppo brillanti, di un umorismo affine a quello di Woody Allen. Di suo il cecoslovacco Ivan Passer, da quindici anni attivo a Hollywood con risultati che non si sono mai innalzati sopra il garbo e il decoro, ha messo una buona direzione degli attori, un'inclinazione alla carinerie che accentua lo sdolcinato e programmatico sentimentalismo del copione e un'apprezzabile sensualità di sapore mitteleuropeo. L'irlandese Peter O'Toole, classe 1932, gioca abilmente sul doppio registro di un istrionismo ben temperato e di una malinconica saggezza, quella di chi ha messo la sordina alle passioni, lasciandole ardere sotto la cenere. Bene gli altri." (Morando Morandini, 'IL Giorno', 15 Giugno 1986)

"Scienza, fantascienza, umorismo, patetismo con un grande Peter O'Toole al centro. Questo, in sintesi, il film di oggi che l'ex cecoslovacco Ivan Passer ha tratto da un romanzo di Jeremy Loven, uno psicologo laureato ad Harvard, poi finito nel cinema dopo alcuni anni di medicina a Yale. (...) Domina però queste pagine, come l'intero film,del resto, Peter O'Toole nei panni ora bislacchi ora allucinati del biologo e basta abbandonarsi alla sua recitazione per dimenticare i difetti di contorno. Il personaggio è americano, e in un campus americano, ma ogni gesto di O'Toole, ogni sfumatura della sua mimica, ogni suo atteggiamento anche solo fisico rivelano lo stile dell'umorismo britannico, frutto non solo delle origini irlandesi dell'attore ma di quella sua personalissima scuola che gli ha sempre consentito di voltare in beffa (sottile, segreta) anche i caratteri più drammatici, con salti di registro dominati con sicurezza totale, contro molte consuetudini di Hollywood. Al suo fianco, la giovanissima che si innamora di lui, è Mariel Hemingway, nipote di Ernest. Non c'è dubbio che sia più bella di suo nonno." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 7 Dicembre 1985)
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