Downton Abbey

GRAN BRETAGNA - 2019
3/5
Downton Abbey
Ambientato in una casa di campagna edoardiana all'inizio del XX secolo il racconto della vita della famiglia Crawley e del personale di servizio che lavora per loro.
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.39)
  • Tratto da: adattamento serie Tv creata da Julian Fellowes
  • Produzione: CHRIS CROUCHER, RUPERT RYLE-HODGES PER CARNIVAL FILMS, FOCUS FEATURES; COPRODOTTO MASTERPIECE
  • Distribuzione: UNIVERSAL INTERNATIONAL PICTURES
  • Data uscita 24 Ottobre 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Tra le serie tv più celebri e più celebrate dell’ultimo decennio, Downton Abbey (2011-2016) – rispetto a tanti altri format per il piccolo schermo che continuano a sopravvivere stancamente – sarebbe potuta durare in eterno.


[caption id="attachment_135885" align="aligncenter" width="300"] Elizabeth McGovern stars as Lady Grantham and Hugh Bonneville as Lord Grantham and in DOWNTON ABBEY, a Focus Features release.
Credit: Jaap Buitendijk / © 2019 Focus Features, LLC[/caption]

Proprio per questo, allora, ritrovare sul grande schermo la magnifica tenuta eponima e i personaggi che l’hanno abitata per sei stagioni (l’aristocratica famiglia Crawley e la squadra dei loro fedeli servitori) produce un effetto lontano dallo straniamento che altre operazioni simili spesso comportano.

Per chi conosce(va) le dinamiche della serie (ambientata fra il 1912 e il 1926), infatti, questa sorta di “Christmas Special” più lungo del consueto (123’) non fa altro che aggiungere un episodio alla longeva epopea creata e scritta da Julian Fellowes (che per il cinema, nel 2001, aveva già scritto anche il meraviglioso e molto simile Gosford Park di Robert Altman), autore a cui (per fortuna) si deve anche questo film.

“I nostri antenati vivevano diversamente da noi, i nostri discendenti vivranno diversamente da noi. Downton Abbey resterà per sempre”.


Il senso di tutto è proprio qui, nello splendido confronto finale tra la solita, monumentale Maggie Smith (l’anziana Violet Crawley) e la nipote Lady Mary (Michelle Dockery), seriamente dubbiosa su quella che dovrà essere la sorta della tenuta considerato il cambiamento dei tempi.


[caption id="attachment_135880" align="aligncenter" width="300"] Michelle Dockery è Lady Mary in Downton Abbey[/caption]

Ma la riflessione conclusiva è anteceduta dall’evento più impegnativo e al tempo stesso più emozionante che la famiglia Crawley abbia mai dovuto affrontare: ospitare per una notte i reali d’Inghilterra, le loro maestà Re Giorgio V e la Regina Maria.

La levatura dei visitatori crea scompiglio anche ai piani inferiori e nella macchina di solito ben oliata cominciano a formarsi delle crepe. Mary implora il pensionato Carson (Jim Carter) di ritornare alla casa, solo per questa volta, per supervisionare questo evento così importante, ma non tutto va come previsto.

Ai piani alti una dama di corte (Imelda Staunton) vecchia cugina di Robert Crawley (Hugh Bonneville) porta con sé il “segreto” che l’allontanò molti anni prima dalla famiglia, ai piani bassi l’arrivo della servitù reale capeggiata da un dispotico e insopportabile “paggio” rischia di mettere in un angolo l’intera squadra lavorativa di Downton Abbey.

È come sempre nella meravigliosa freschezza di un batti e ribatti non solamente dialettico che l’impianto orchestrato da Fellowes dà il meglio di sé, eccedendo forse quando si tratta di “costruire” situazioni un poco al limite (il fallito attentato al re, la nottata nel locale clandestino gay del maggiordomo Barrow…) ma salvaguardando in toto la natura originaria della sua creatura, portata sul grande schermo dal buon mestierante Michael Engler (che già aveva diretto qualche episodio della serie tv).


[caption id="attachment_135876" align="aligncenter" width="300"]Downton Abbey DOWNTON ABBEY, a Focus Features release.
Credit : Jaap Buitendijk / © 2019 Focus Features, LLC[/caption]

Un film che insomma non delude gli affezionati di Downton Abbey, capace anche di rivolgersi a chi la serie non l’ha mai vista (anche se l’intero vissuto di ogni singolo personaggio non può giocoforza essere restituito) e che, soprattutto, potrebbe non rimanere “episodio” isolato di una trasmigrazione che, chissà, potrebbe trovare sul grande schermo un nuovo luogo seriale d’elezione.

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: GARETH NEAME, JULIAN FELLOWES, LIZ TRUBRIDGE, NIGEL MARCHANT.

- LA SERIE TV HA OTTENUTO GOLDEN GLOBE 2012 PER: LA CATEGORIA FILM O MINI-SERIE TV DRAMMATICA; GOLDEN GLOBE 2013 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (MAGGIE SMITH); GOLDEN GLOBE 2015 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (JOANNE FROGGATT).

- PRESENTATO ALLA XIV EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2019) | SELEZIONE UFFICIALE

CRITICA

"(...) Un'ironia british condisce un film gradevole ed elegante, mutuato da una serie tv, che ripaga dalle volgarità di mediocri commediole. Piacerà a chi ama l' etichetta e apprezza ancora la buona creanza." (SteG., Il Giornale, 24 ottobre 2019)

"(...) È necessario aver visto la serie per godersi il film? No. Chi è solito apprezzare le scene sontuose, gli intrighi e un cast smaliziato andrà in solluchero. Soprattutto per Maggie Smith, che stabilisce con lo spettatore una complicità a orologeria. Che poi nessuno si accorga della guerra e di Hitler alle porte, non basterà a svalutare l' anacronistico teatrino." (Roberto Nepoti, La Repubblica, 24 ottobre 2019)

"Sotto i merletti tutto. Intelligenza, ironia, impareggiabile grazia aristocratica. Se, dopo essere stata una serie di culto, Downton Abbey vince la sfida del grande schermo, lo si deve in buona percentuale al ritorno di Maggy Smith, nei panni della cinica, schizzinosa, incontentabile, classista Lady Violet Crawley. Insomma, un concentrato di difetti che, filtrati dal talento di una delle più grandi attrici britanniche, diventa calamita di spettatori. I picchi del film diretto da Michael Engler coincidono con la presenza in scena dell' anziana signora, con i suoi commenti taglienti, con la posizione delle sue sopracciglia e con i primi piani sugli occhi azzurri dove anche la più sincera ombra di tristezza viene messa in fuga dalla prevalenza di un immarcescibile pragmatismo. D' altra parte con Maggie Smith va sempre così, sia quando, a Hogwarts, indossa il mantello della professoressa Minerva, sia quando si aggira nella magnifica tenuta dello Yorkshire. Siamo certi che, se i governanti inglesi si fossero rivolti a lei, la questione Brexit sarebbe chiusa da tempo. Senza brutte figure." (Fulvia Caprara, La Stampa, 24 ottobre 2019)
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