Downsizing - Vivere alla grande

Downsizing

USA - 2017
3/5
Downsizing - Vivere alla grande
Un pool di scienziati norvegesi ha trovato la soluzione al problema della sovrappopolazione e dei cambiamenti climatici: rimpicciolire uomini e donne di circa dieci centimetri, certi che in circa due secoli la transizione dal grande al piccolo potrà essere completata. Rendendosi presto conto dei vantaggi economici del mondo in miniatura, e con la promessa di una vita migliore, Paul Safranek e sua moglie Audrey decidono quindi di abbandonare stress e ristrettezze della loro vita a Omaha, in Nebraska, per trasferirsi nella nuova comunità in miniatura in New Mexico. Una scelta che cambierà per sempre la loro vita.
  • Durata: 140'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: DCP, (1:2.39)
  • Produzione: ALEXANDER PAYNE, MARK JOHNSON, JIM TAYLOR PER AD HOMINEM ENTERPRISES, GRAN VIA PRODUCTIONS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA (2018)
  • Data uscita 25 Gennaio 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
La provincia nostalgica di Alexander Payne incontra la fantascienza “verde” della sovrappopolazione, in un racconto epico dalle mille (forse troppe) tematiche. Downsizing è un film ambizioso, ben lontano dal viaggio in bianco e nero di Nebraska. Non ci sono anziani sognatori o padri falliti, come il Jack Nicholson di A proposito di Schmidt, ma uomini pavidi che cercano di scappare dalla realtà per rinchiudersi in un’altra dimensione. In una parola downsizing: miniaturizzarsi per salvare se stessi e il pianeta.

La Terra è una casa che non ha più posto per tutti i suoi abitanti. Le risorse si stanno esaurendo e l’apocalisse è più vicina del previsto. Uno scienziato norvegese sembra aver trovato la soluzione: rimpicciolire le persone per diminuire gli sprechi e recuperare spazio. Si sentono gli echi di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi e del mitico Radiazioni BX: distruzione uomo, senza però le celebri lotte con gli insetti diventati predatori giganti.

Matt Damon, Paul Safranek in Downsizing, deve misurarsi con una vita che lo respinge, sempre diviso tra la madre malata, le difficoltà economiche e un lavoro che non lo soddisfa. Ricorda il Paul Giamatti di Sideways – In viaggio con Jack, insegnante in crisi che deve ricominciare a vivere. Nel film del 2004, la vacanza con il suo amico Jack si trasformava in una medicina. E anche questa volta la narrazione assume una linea on the road, in pieno stile Alexander Payne, con Matt Damon che da “gigante” diventa “lillipuziano” e che, dalla onnipresente Omaha, si trasferisce in New Mexico e poi in Norvegia.

Lo humour nero del regista statunitense accompagna Safranek nel divorzio, nell’amore ritrovato e durante “la fine del mondo”. Si ride a denti stretti, mai a crepapelle. Solo quando il travolgente Cristoph Waltz entra in scena le risate abbondano. Interpreta un serbo festaiolo che traffica sigari cubani e alcool in miniatura, e rappresenta il riflesso di una società capitalista che esclude i poveri.

Il sogno americano s’infrange anche a dodici centimetri di altezza, nel paese delle meraviglie chiamato Leisureland, la città dei comfort e del lusso situata in New Mexico, il simbolo di un nuovo inizio per un’umanità che dovrebbe essere più consapevole. La retorica ecologista abbonda, ma l’inventiva di Payne lascia a bocca aperta e fa quasi dimenticare una sceneggiatura non sempre incisiva. Si perdona tutto a questo Downsizing, caricaturale, ambiguo e quasi spassoso.


 

Il cinema di Payne rimane fedele a se stesso, con le Hawaii di Paradiso Amaro ancora negli occhi e l’immancabile presenza di un satira puntuale e intelligente. Essere alti “due mele o poco più” non è la soluzione: si creano altre disparità e l’economia subisce una brusca frenata. Tutto è perduto? Payne non risponde, e lascia la parola alle emozioni, alle musiche e agli splendidi paesaggi. Forse non sarà la sua riflessione più riuscita ma, all’accendersi delle luci in sala, la magia non svanisce.

NOTE

- FILM D'APERTURA, IN CONCORSO, ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017).

- HONG CHAU È STATA CANDIDATA AL GOLDEN GLOBE 2018 COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Riducete tutto ad altezza Lilliput, ma i problemi dell'America (e dell'umanità) non diventeranno di certo più piccoli. Questo ci dice il regista americano con sangue greco nelle vene Alexander Payne, che non ha mai sposato fino in fondo i miti della terra che l'ha visto nascere e di cui ha sempre dato un ritratto amaro e disincantato. Come fa anche in Downsizing (in italiano miniaturizzazione), con più ambizioni «filosofiche» dei film precedenti (...) ma con meno capacità di graffiare e disturbare. (...) L'idea è decisamente originale (in passato la miniaturizzazione umana era spesso vista come un incubo, qui è una risorsa) e Payne sa costruire con Jim Taylor una sceneggiatura che evita i momenti di stanca, così come la sua regia sa tenere perfettamente in equilibrio il tono del film, tra dramma e commedia, commozione e ironia. Ma quello che scopre alla fine è che la povertà e le classi non spariranno nemmeno nel mondo «fatato» di Leisureland («la terra del dolce far niente» si potrebbe tradurre il nome della dorata enclave che ospita i piccolissimi umani), che l'umanità preferisce scappare piuttosto che affrontare i problemi che crea e che l'unica salvezza è (forse) l'amore. Parole un po' troppo generiche che per una volta nemmeno il protagonista Matt Damon riesce a riempire di autentica e contagiosa energia vitale." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 agosto 2017)

"Con l'odissea urbana di Paul, americano medio protagonista di un nuovo percorso di crescita e formazione destinato ad aprirgli gli occhi sui veri valori che regolano l'esistenza umana, il regista statunitense di origini greche sembra puntare il dito contro le menzogne del sogno americano, trasformando gli ultimi della terra in protagonisti e attribuendo all'amore la forza capace di infondere coraggio negli esseri umani. (...) al di là del tema ecologico e ambientalista su cui si innesta la vicenda, quello che sta a cuore a Payne è proprio l'indagine dei rapporti umani, al centro anche dei suoi lavori precedenti. Questa volta però li affronta con un taglio diverso, con scelte narrative spesso ingegnose, sorprendenti e audaci." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 31 agosto 2017)

"Piccolo è bello. Meno cibo, meno soldi, meno preoccupazioni. E soprattutto meno danni per l'ambiente, ferito a morte da un'espansione inconsulta e inarrestabile. E' l'ipotesi alla base di 'Downsizing', la favola ironica e fantascientifica firmata da Alexander Payne e interpretata da Matt Damon (...). Ma se l'idea di partenza è semplice e geniale, creare un'umanità di lillipuziani, felici di rinunciare alle dimensioni umane in cambio di un'impennata nella qualità della vita, lo sviluppo della storia risulta a tratti faticoso, la scoperta che anche nel mondo dei minuscoli esistono poveri ed emarginati inevitabilmente scontata. Insomma, la parabola è servita, sulle prime 'Downsizing' fa molto ridere, poi fa riflettere sulle paure contemporanee, sugli eccessi ecologisti, sulle fobie alimentari, sulla voglia di proteggersi alzando inutili barriere." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 31 agosto 2017)

"Più che una parabola sui disastri ambientali 'Downsizing' (...) appare come il romanzo di formazione di un personaggio stonato, i gaffeur della vita che piacciono molto al regista di 'Sideways' (...), espressione di un modo di essere, di un sentimento sospeso tra paralisi e desiderio di cambiamenti epocali (privati) destinati a grandi disillusioni. (...) perché chi passa dall'altra parte non vuole salvare la Terra, cerca piuttosto una via di fuga a quanto non funziona della propria esistenza, l'altrove che però, sembra dirci Payne, sta dentro di noi e non fuori e per scoprirne i contorni «liquidi» dobbiamo uscire dal buco, aprire gli occhi, la testa, il cuore. (...) infine anche il regista finisce un po' per perdere di vista tra tutti questi soggetti importanti quello che gli riesce meglio, il racconto di quelle strane, assurde esistenze che non sanno stare al mondo. Forse perché non lo conoscono abbastanza." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 31 agosto 2017)

"Bandito l'horror, nella capacità di sfumare la denuncia con i toni della fiaba come nel convenzionale gioco digitale delle proporzioni 'Downsizing' è una curiosa combinazione della commedia ecologica a finalità espiatoria con la fantascienza anni 40 corretta da Frank Capra. Ma nel fondo richiama una vera inquietudine, evocando per esempio le straordinarie pagine di 'Underworld' di De Lillo sulle irrefrenabili macerie di rifiuti e l'autodistruzione atomica. Nel suo appartamento Paul tiene un fiore a grandezza naturale tra le braccia. E' un horror ai petali di rosa." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 31 agosto 2017)

"(...) ottima, seppure da Swift in giù non inedita, l'idea, efficaci gli effetti speciali, ma la sceneggiatura imbarca presto stracche e moralismi risparmiabili. Il 'vedovo' lillipuziano Paul troverà un traffichino festaiolo serbo (Christoph Waltz), un'attivista vietnamita amputata (HongChau) e un'apocalisse imminente, mentre in campo lungo Payne staglia moniti ecologisti, qualche distinguo su radicalismi e settarismi e, bontà sua, il sospetto che le dimensioni non contino: ingiustizie e sperequazioni permangono in sedicesimi, la decrescita non è felice. Proprio come quella di Downsizing, che senza scadere nel 'downgrade' nondimeno segnala respiro corto, irresolutezza e una salvezza ecumenica e sciapa." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 agosto 2017)

"La prima ora di film è perfetta (il regista riprende lo sbigottimento planetario con occhio satirico degno del papà dei lillipuziani Jonathan Swift), mentre nella seconda parte il regista disinnesca la fantascienza per parlare di amore, diseguaglianze sociali e futuro dell'umanità. La sovrappopolazione è uno dei temi più angoscianti del presente (...) e Payne lo sfrutta per raccontare le tragicomiche avventure del patetico Safranek, piccolo uomo alle prese con eventi grandiosi. Damon è da Oscar e il film pure. Se proprio dobbiamo trovare un difetto: l'effettistica speciale poteva, e doveva, essere di qualità superiore in alcune scene chiave (si vede che Payne non viene dal cinema fantastico)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 31 agosto 2017)

"La sceneggiatura, un po' meccanica nell'impianto (si sentono molto gli snodi ) e dolciastra verso la fine, ma sfrutta bene le potenzialità della metafora." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 31 agosto 2017)
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