Doppio gioco - La verità si nasconde nell'ombra

Shadow Dancer

IRLANDA, GRAN BRETAGNA, FRANCIA - 2012
4/5
Doppio gioco - La verità si nasconde nell'ombra
Collette ha sperimentato sin da bambina le sanguinose conseguenze del conflitto in Irlanda del Nord, con la morte di suo fratello per mano delle forze di sicurezza britanniche. Anni dopo, Collette, come il resto della sua famiglia, è ancora coinvolta nella Causa repubblicana. Quando viene arrestata per aver preso parte a un attacco terroristico dell'IRA a Londra non andato a buon fine, un funzionario del servizio segreto britannico le offre una scelta: perdere tutto, compreso suo figlio, e andare in prigione per venticinque anni o tornare a Belfast per spiare la propria famiglia...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE, DCP
  • Tratto da: romanzo omonimo di Tom Bradby
  • Produzione: UNANIMOUS ENTERTAINMENT, ELEMENT PICTURES, WILD BUNCH IN ASSOCIAZIONE CON LIPSYNC PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MOVIEMAX (2013)
  • Data uscita 27 Giugno 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Giacomo d'Alelio

Il regista inglese James Marsh (classe 1963), Oscar per il documentario Man on Wire, porta sul grande schermo l’IRA con Shadow Dancer, in Italia Doppio gioco – La verità si nasconde nell’ombra. E per farlo utilizza la realtà riadattata alla finzione del bestseller omonimo di Tom Bradby, corrispondente per la ITN (Independent Television News) in Irlanda del Nord dal 1993 al 1996. Con Bradby alla sceneggiatura, realizza una spy-story che sa di quegli anni, e che vive di interni soffocati, ed esterni senza via di uscita. Colette (Andrea Riseborough, pluripremiata in territorio inglese) ha un passato segnato che deve espiare, e decide per l’IRA. Viene catturata, e l’agente Marc (Clive Owen, malinconico quanto la pioggia) cerca di farla diventare una “Shadow Dancer”, una che fa il doppio gioco. Col mantra “Nessuno morirà, nessuno si farà del male”, e soprattutto spingendo l’acceleratore sul lato più vulnerabile – quello materno – di Colette, Marc ci riuscirà, però cadendo insieme a lei in quelle ombre, in cui si nascondono sia sentimenti che segreti insospettati. Ma a quale costo? James Marsh sa raccontare, non lasciando scappare i suoi personaggi, incrostati nella ruggine opaca di un’epoca.

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI BERLINO (2012).

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI BORD SCANNÁN NA HÉIREANN/IRISH FILM BOARD.

CRITICA

"Aiutato dalla freddezza di Owen e Anderson, il documentarista James Marsh narra del passato prossimo, lezione morale con verità e cinismo in offerta." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 27 giugno 2013)

"Dramma di spionaggio su base storica, messo in scena con una cifra credibile e realistica, 'Doppio gioco - La verità si nasconde nell'ombra' è, in qualche modo, il contraltare degli innumerevoli film di supereroi che si spintonano per entrare negli schermi estivi. Ci sono due importanti colpi di scena, entrambi in sottofinale: e quelli, naturalmente, non li puoi raccontare per non guastare la sorpresa. Però nel suo complesso il film, adattato dal libro di un giornalista (Tom Bradby) corrispondente dall'Irlanda del Nord negli anni 90, evolve soprattutto come un dramma psicologico, meno incentrato sugli eventi che sui personaggi. (...) l'interesse del regista James Marsh (proveniente dal documentario e vincitore di un Oscar per la categoria nel 2009) non mira semplicemente a portare a casa il risultato narrativo, come accade nella maggior parte degli intrighi di spie prodotti attualmente. Intanto valorizza molto l'ambientazione: gli anni Novanta, periodo di transizione tra la fine del conflitto irlandese e l'inizio del processo di pace. Un tempo di ripensamento e di riflessione che rende credibili i personaggi, in bilico tra ciò che (dall'una e dall'altra parte) credono ancora sia il loro dovere e il bisogno di evadere dalla spirale del tradimento e del sangue. La scelta di realismo passa anche dalla cura, quasi maniacale, con cui sono ricostruiti gli ambienti, i particolari d'arredamento (i mobili e gli oggetti nella stanza di Collette sembrano scelti da un esperto di vintage), gli edifici, il molo, i paesaggi piovosi. Ottimamente assortita la coppia protagonista: la (apparentemente) indifesa Andrea Riseborough, viso risentito e corpo stretto nel suo cappottino rosso, in contrasto col grigiore che la circonda, e Clive Owen, dietro il cui aspetto di uomo solido e rassicurante si cela il personaggio, forse, più fragile del film." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 27 giugno 2013)

"Il thriller si incrocia (...) con il racconto della vita familiare e il conflitto interiore dei personaggi mostrando le conseguenze che difficili scelte morali possono avere sulla vita di ciascuno di noi." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 27 giugno 2013)

"D'accordo, la storia non è nuovissima (il soggetto è uguale o molto simile ad almeno una ventina di film). Ma il film funziona. Per la ragione di sempre: i personaggi ti prendono, sollecitano l'identificazione. Cioè tanti si metteranno volentieri nei panni della talpa e dell'agente (meno legnoso di quel che vuol far sembrare). Merito della coppia protagonista (la Riseborough sta salendo di film in film) e della regia mai disattenta." (Giorgio Carbone, 'Libero', 27 giugno 2013)

"Crudo, cupo, poco appassionante e piuttosto contorto dramma, che rimesta ancora una volta nei grovigli dell'eterna guerra dei fondamentalisti nordirlandesi. (...) Scarse le emozioni, lento il ritmo, si guarda più che altro l'orologio." (Massimo Bertartelli, 'Il Giornale', 27 giugno 2013)

"'Doppio Gioco' ('Shadow Dancer') conferma il talento del regista James Marsh, già premio Oscar miglior documentario con 'Man on Wire' (2009), che qui dirige una spy-story con pochi fatti, nessun colpo di scena citofonato e tanti chiaroscuri morali. Tra pioggia e tradimento, obbligo e verità, si fa strada un realismo a effetto vintage, con atmosfere 'rubate' al recente 'La talpa', la Causa e la sopravvivenza: non ci sono agenti con licenza di uccidere, lo spettatore tra action e altri fracassi, ma l'ambiguità che ti tiene sulla corda. Gioco da tavolo, per intenditori." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 11 luglio 2013)
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