Donna d'estate

The Stripper

USA - 1963
Donna d'estate
Quando aveva meno di vent'anni Lila Green ha lasciato il suo paese natale, Salinson, per andare in città a tentare di diventare un'attrice. Anni dopo, Lila, disillusa, esibendosi con la piccola e modesta compagnia di Madame Olga, ritorna a Salinson. Lì ritrova Helen, una sua amica d'infanzia rimasta vedova con il figlio Kenny, un ragazzo di vent'anni ribelle e sognatore. Lila viene assalita dai ricordi ma quando il suo fidanzato, Rick, l'amministratore della compagnia, fugge via portando con sè i loro miseri guadagni, Madame Olga la caccia. Non sapendo dove andare, Lila chiede ospitalità a Helen ma il tempo passa senza che lei riesca a trovare un lavoro per cui si arrangia dando una mano in casa. Quando però Kenny si innamora di lei, Lila deve lasciare la casa di Helen e finisce a fare la spogliarellista. Il ragazzo la raggiunge per chiederle di tornare a Salison e rimanere con lui, ma Lila è irremovibile. Ha trovato in sé la forza di rifarsi una vita.
  • Altri titoli:
    A Woman in July
    A Woman of July
    Celebration
    Woman of Summer
  • Durata: 95'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE
  • Tratto da: testo teatrale "Rose perdute" di William Inge
  • Produzione: JERRY WALD PER 20TH CENTURY FOX
  • Distribuzione: FOX

NOTE

- COREOGRAFIE DI ALEX ROMERO.

CRITICA

"La regia di Franklin J. Schaffner è riuscita solo a tratti ad affrancarsi dal testo di Inge e il racconto cinematografico ne risente soprattutto nel finale. Inibizioni e complessi caratterizzano infatti i personaggi e per risolverli narrativamente anche il regista si appoggia agli elementi 'scatenati' e 'liberatori', tanto cari a Inge e agli psicanalisti d'oltre oceano, a scapito della plausibilità dei personaggi e della coerenza del racconto. Pur con questi limiti e sia pure a tratti, il film riesce ad interessare per merito della Woodward, interprete sensibilissima che è riuscita non solo a riscattare dalla banalità il personaggio, ma a conferirgli anche una dimensione umana e drammatica." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 54, 1963)
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