Don Jon

Don Jon's Addiction

USA - 2013
4/5
Don Jon
Jon Martello, detto 'Don Jon', è un incallito dongiovanni che ogni fine settimana si accompagna a una donna diversa. Tuttavia, nessuna conquista può competere con l'infinito piacere che il ragazzo prova da solo, davanti al computer, nel consumare materiale pornografico in rete. L'incontro con la bella Barbara Sugarman, una brillante ragazza vecchio stampo che sogna una storia d'amore in stile hollywoodiano, farà conoscere a Jon una nuova concezione dell'amore...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL2, SUPER 35 STAMPATO A 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: HITRECORD FILMS, RAM BERGMAN PRODUCTIONS
  • Distribuzione: GOOD FILMS
  • Data uscita 28 Novembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Domanda: meglio un porno o Scarlett Johansson? Risposta facile: un porno con Scarlett Johansson. Ma il “povero” Jon deve scegliere: continuare a vedere ogni giorno filmini su pornhub, brazzers e compagnia bella oppure “darsi” del tutto alla splendida Barbara (Johansson, mai così sexy e gatta tremebonda), corteggiata, aspettata e infine conquistata? Domanda non retorica, almeno per il nostro Jon: sexy, muscoloso e orecchie a sventola, vive nel New Jersey, frequenta università e chiesa, dove ogni domenica ragguaglia il prete, e Dio, su quantità e modalità del sesso dell'ultima settimana. La masturbazione vince sempre, spesso per KO. Donne in carne e ossa, e piuttosto belle (sotto il voto 7 Jon manco guarda), il nostro le ha, in discoteca rimorchia come gli pare e piace, ma non c'è gara: le donnine desnude e all'atto su Internet, tutte da smembrare esteticamente in quarti di bue, dal sedere al seno, e da valutare nelle prestazioni, fellatio in primis, sono un hobby – letteralmente -  a tempo pieno, e per l'amore, qualunque esso sia, Jon non ha spazio né comprensione. Qualcosa, però, sta per cambiare: incrocia Barbara, le dà un bel 10 ( seno, latoB e…) e attende lei si conceda. Succede, e Barbara conosce gli amici – due nerd senza speranza – e la famiglia di Jon: il padre, canotta bianca e football dipendente, la gradisce assai, anzi, fin troppo, la madre pure, l'unica  a non uscire dal suo mutismo elettivo 2.0 (smartphone sempre attivo, Jon non è l'unico ad avere una dipendenza alla mano…) e non condividere l'entusiasmo per la bella Barbara è la sorella.
Jon si fa sgamare al pc con le braghe calate, riesce a convincere Barbara del carattere estemporaneo e scherzoso della visione a luci rosse, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo un'addiction devastante: riuscirà il nostro eroe? Chissà, ma nel frattempo all'università incrocia una milf redhead (Julianne Moore), sorpresa in un angolo in piena crisi di pianto: che sia lei la salvezza? Scritto, diretto e interpretato, Don Jon è il piacevole esordio alla regia di Joseph Gordon-Levitt, che mette il dito in una piaga globale: come si scusa Jon, “ogni ragazzo lo fa”, ed è la porno dipendenza 2.0, quella consumata e smanacciata su Internet. Joseph Gordon-Levitt spinge l'acceleratore del moralismo e cerca l'inversione a U per l'Amore, mettendo alla berlina anche le relazioni di scopo (Scarlett…), il sacramento della Confessione – bonariamente, s'intende – e, soprattutto, l'odierna incapacità di relazionarsi all'altro, come dirà la sorellina autistica 2.0, di “vedere” l'altro. Il tutto con una poetica debitrice del suo (attore) 500 giorni insieme, una direzione d'attori, e c'era d'aspettarselo, superlativa e uno stile fresco, che prende in giro l'estetica pornoclippara e gioca sull'iterazione. Insomma, una buona opera prima, anzi, più che buona, che se cede all'happy ending e alla morale/moralistica consolazione prima dice bene della pornocrazia dilagante e sottaciuta: “Ma ti pare che uno come me – ribatte Jon a Barbara – vede i porno, è roba da sfigati”. Ma le apparenze ingannano…

NOTE

- IN PROGRAMMA AL 63. FESTIVAL DI BERLINO (2013) NELLA SEZIONE 'PANORAMA SPECIAL'.

CRITICA

"Di Don Giovanni ne abbiamo visti troppi e di tutti i tipi, ma questo 'Don Jon' sceneggiato, diretto, interpretato da Joseph Gordon-Levitt, che si è fatto la fama tra 'Cavalieri Oscuri' e 'Lincoln', è una straordinaria eccezione. Levitt dimostra un talento capace di rimandi precisi all'oggi, che va ben al di là dell'esibizione ripetuta di un giovanotto appassionato di siti porno e autoerotismo. È un cattolico da pranzo di famiglia domenicale anni 70 con la tv accesa, tutto chiesa, palestra e discoteca, nipote di Tony Manero. Il suo Don Jon, nome per rimorchiare in rete, è l'ultimo disperato e pure inconsapevole anello della realtà virtuale nella cui rete è tutto prigioniero (...) Come l'ormai dimenticato e meraviglioso 'Casanova' di Fellini finiva per ammirare le bambole meccaniche, quindi solo l''ars' amatoria artigianale, questo don Giovanni del Bronx, è un addicted del sesso conto terzi, innamorato della sua fantasia erotica che lo spinge a vivere separato da ogni rapporto di affetto in una camera con vista solo sui suoi muscoli, nessuno escluso: ma nessuna realtà è all'altezza della propria immaginazione. Girato con grande equilibrio tra ossessioni e humour, il film di Levitt, dal target disperatamente universale, vira, senza un attimo di volgarità, oltre la parte bassa, e arriva presto al cervello in un folle salto mortale in cui l'autore non giudica ma espone i termini di un rapporto col reale di cui il sesso è solo portavoce. Divi amici (Anne Hathaway, Channing Tatum, Cuba Gooding jr.) appaiono dentro l'abile costruzione narrativa di questo personalissimo debutto che promette bene per l'ex bambino prodigio fuori sincrono con Hollywood." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 novembre 2013)

"Scritto, diretto e interpretato, 'Don Jon' è l'esordio alla regia di Joseph Gordon-Levitt, che stigmatizza ironico e divertito una piaga globale: la porno dipendenza 2.0, consumata e smanacciata su Internet. Acceleratore spinto sul moralismo, le dinamiche tra Jon e Barbara riecheggiano '500 giorni insieme', mentre lo stile si fa beffe dell'estetica pornoclippara: risultato? Un film piacevole, mai banale, che apre gli occhi sulla sex addiction online: la mano è calda, lo schermo gelido, il sesso meccanico. Ma mai dire mai: la cougar triste Julianne Moore forse può salvare Jon..." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 28 novembre 2013)

"Bizzarra commedia, sceneggiata, diretta e interpretata dallo sfrontato deb Joseph Gordon-Levitt. (...) Il linguaggio estremamente colorito rischierà però di interrompere la digestione ai genitori in platea con i figli adolescenti." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 28 novembre 2013)

"Piacerà alle ragazze che hanno a che fare con partners dediti ai piaceri solitari. E alle ammiratrici di Gordon-Levitt che alla sua prima prova registica ha tirato alto, a un remake non ufficiale del 'Lamento di Portnoy' di Roth. 'Don Jon' però rimane a bassa quota. Una commediola piacevole ma prevedibile. Sostenuta da due protagonisti accattivanti e da alcuni «cameos» esilaranti (Anne Hathaway che fa l'attrice di film porno)..." (Giorgio Carbone, 'Libero', 28 novembre 2013)

"Dimentichiamoci per una volta di Scarlett Johansson. E della sempre bravissima Julianne Moore. Ovvero dei due personaggi femminili in 'Don Jon'. E fermiamoci sul regista e protagonista Joseph Gordon-Levitt, qui moderno Don Giovanni soprannominato 'Jon Martello', una donna diversa ogni sabato sera, una dipendenza ossessiva per il porno on line, l'amore per la famiglia e la palestra. Quasi perfetto, insomma. Coraggioso il trentaduenne Gordon-Levitt nel suo ritmato debutto alla regia su temi più che mai attuali, peccato solamente per quell'indulgere nella caricatura: quando mai chi fa sollevamento pesi recita le preghiere?" (Claudia Ferrero, 'La Stampa', 5 dicembre 2013)

"Qualche spettatore lascia la sala smoccolando, altri apprezzano un film sboccato, mattoide, un po' furbo e un po' tirato via, ma a conti fatti estroso e singolare. In sintesi 'Don Jon' è, infatti, dedicato al rimorchio, la masturbazione e la porno dipendenza costeggiando l'abisso della volgarità (e spesso cadendoci volontariamente dentro), il trentaduenne ex attore di 'Inception' e 'Lincoln' Gordon-Levitt non vuole giudicare il Jon Martello (nomen omen) del titolo, fisico pompato e abbigliamento da coatto, ma utilizzarlo per ironizzare su certe ossessioni (maschili, ma non solo) nell'era di Internet, più facilmente gestibili di quelle costrette a confrontarsi con partner in carne e ossa. Nonostante il fatto che l''imprevisto' del sesso tradizionale sia affidato a Johansson e Moore tutt'altro che virtuali." (Valerio Caprara, 'Il Mattino' 12 dicembre 2013)
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