DOMENICA

ITALIA - 2001
Il commissario Sciarra, poliziotto con una crisi d'identità e Domenica, una bambina orfana che vorrebbe sapere qualcosa su sua madre, passano una giornata tra le vie di Napoli. Lui, al suo ultimo giorno di lavoro, ha l'incarico di condurla all'obitorio per riconoscere un suicida che potrebbe essere il suo stupratore Tra i due si stabilisce un forte legame. Per Domenica il commissario è il padre mai avuto e per Sciarra, la piccola rappresenta la figlia mancata.

TRAMA LUNGA
Gravemente ammalato ma ormai rassegnato a non fare altro per sé, Sciarra, ispettore di polizia a Napoli, riceve un incarico da espletare nell'arco di una giornata: si tratta di andare dalle suore a prelevare Domenica, una ragazzina appena adolescente, e accompagnarla all'obitorio, dove dovrà procedere al riconoscimento del cadavere dell'uomo che forse è stato il suo stupratore. All'istituto gli dicono che Domenica è uscita per sbrigare alcune commissioni, che non sono mai veramente chiare. Comunque Sciarra la ritrova, le chiede di seguirlo all'obitorio, ma la ragazzina all'inizio rifiuta. Dopo qualche litigio, accetta a patto che lui le permetta prima di finire alcune cose rimaste in sospeso. Sciarra acconsente, e così segue Domenica in certe zone nascoste e appartate della città: lei si ferma per partecipare ad una rappresentazione sacra, poi incontra in un capannone un giovane nordafricano con cui dice di volersi sposare. Sciarra, stanco e affaticato per la malattia, la perde, la ritrova, la sgrida, infine in macchina arrivano all'obitorio. Ma qui Domenica dice che l'uomo non è quello che ha approfittato di lei. Sciarra torna al commissariato ed ha toni duri verso i suoi superiori: ha capito che cercano di fare passare per suicidio la morte avvenuta invece nel corso dell'interrogatorio. Arriva sera. Al porto Sciarra sta per imbarcarsi sulla nave che lo porterà in Sicilia: a casa della sorella trascorrerà i suoi ultimi giorni. Domenica lo raggiunge per salutarlo, gli regala un paio di occhiali, gli strappa la promessa che lui tornerà per farle da testimone di nozze. Quindi Sciarra sale sulla nave che lo porta via.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: DAL ROMANZO "RONDA DEL GUINARDO" DI JUAN MARSE'
  • Produzione: SIDECAR FILMS & TV - RAI CINEMA
  • Distribuzione: MIKADO

NOTE

COSTUMI DI METELLA RABONI.

CRITICA

"Il terzo film di Wilma Labate è come la sua eroina, 'Domenica' (Domenica Giuliano). Spigoloso e ribelle, innocente e perverso, fiero e solitario, torbido e fremente. Bello e imperfetto". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 febbraio 2001)

"Nella storia almeno tre cose memorabili: la bambina, orfana e irrequieta, bel personaggio recitato bene; Napoli strana, sconosciuta e bella; l'interpretazione che Claudio Amendola dà dell'ispettore di polizia rassegnato e irriducibile, morente eppure ostinatamente deciso a portare a termine il suo ultimo compito (fa pensare a Mastroianni ne 'Il volo' di Anghelopoulos). E' bella l'apparizione dura e seducente di Annabella Scorra". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 2 febbraio 2001)

"Domenica ricorda il disperato 'Rosetta' dei Dardenne, Palma d'oro a Cannes nel '99, ma il film della Labate, di cui mi è piaciuto 'La mia generazione', non è disperato: quella bambina priva di affetti è instancabile, si muove sulle sue gambe lunghe e magre, con determinazione, verso la vita, si aggrappa ai sogni, se la cava. L'interprete scelta tra 700 coetanee, è magnifica, coi grandi occhi neri e la faccina qualunque che esprimono amarezza, energia, inquitudine, ribellione, umiliazione, amore. Amendola è struggente nell'improvviso sentimento paterno che lo obbliga alla speranza .Annabelle Sciorra, napoletana bruna, è l'amore mancato del poliziotto." (Natalia Aspesi, D di Repubblica, 13 febbraio 2001)

"Un film maturo, colto, di intime ed intense qualità drammatiche e visive, cui nuocciono solo, forse, due citazioni dell'immediato 'dopo stupro' che, dolenti ma prelonastiche, rischiano di interrompere la continuità tutta tensioni del racconto. Il poliziotto è Claudio Amendola in una cifra, per lui nuova, priva di durezza e di impeti, la ragazzetta è una esordiente, Domenica Giuliano: con la spontaneità necessaria". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 2 febbraio 2001)

"Il terzo film della regista romana, dopo 'Ambrogio' e 'La mia generazione', si fa largo prepotentemente nell'attuale produzione italiana grazie a uno stile secco e asciutto, a uno sguardo profondo e insostenibile, a un impatto audiovisivo particolare con una Napoli che fa moda e tendenza e che la Labate ha avuto il coraggio e l'abilità di reinventare restituendone l'essenza culturale e etnica". (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 3 febbraio 2001)
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