Domenica è sempre domenica

ITALIA - 1958
La trasmissione televisiva intitolata "Il musichiere" ottiene un consenso sempre più esteso, destando l'interesse di persone di ogni ceto. Per Maria Luisa, figlia della contessa Castaldi, è soltanto una seccatura, tanto più che il suo fidanzato è contrario ad una sua esibizione; ma la contessa ha mandato la cartolina con l'adesione perché l'eventuale premio le darebbe modo di risolvere le gravi difficoltà in cui si trova la famiglia per i debiti del Comandante. Questi, non appena ha un po' di denaro, si sente, come dice lui, "in giornata", e lo perde al gioco; non esita a giocare perfino le cambiali in protesto e le numerose tasse, ancora da pagare, coll'ufficiale giudiziario venuto per portare via i mobili pignorati. Marisa, la serva di due pacifici borghesi, aspira invece alla celebrità, e vede nella partecipazione alla rubrica televisiva un mezzo per sottrarsi alla monotona vita di ogni giorno; quando riceve il telegramma di accettazione è felice, pianta in asso il padrone, al quale sta facendo un'iniezione, e viene licenziata. L'ingegnere Alberto Carboni possiede una fiorente fabbrica di pompe, ma ha un debole per le canzoni e, benché la moglie cerchi di dissuaderlo dal partecipare al concorso, non sa resistere al desiderio di soddisfare la sua passione. Non essendo stata accettata la sua candidatura, si fa accompagnare da Achille Togliani, e viene ammesso come riserva, mentre Togliani pensa a tenere compagnia alla moglie. Maria Luisa venuta a conoscenza delle necessità della famiglia, acconsente a partecipare al gioco, mentre l'ingegnere prende il posto di una concorrente che è svenuta per l'emozione. Maria Luisa vince una grossa somma che salva i suoi dalla rovina; ma li mette un po' in imbarazzo quando, davanti ai teleschermi, confessa candidamente i motivi della sua partecipazione. L'ingegnere resta deluso, ma pensa a soddisfare un altro capriccio, senza accorgersi neppure del costante affetto e della fedeltà della moglie.

CAST

NOTE

- FRA GLI INTERPRETI GORNI KRAMER E LA SUA ORCHESTRA.

CRITICA

"Dopo Totò fatto protagonista d'urgenza in un film ispirato a una nota rubrica televisiva, ecco Alberto Sordi e Vittorio De Sica chiamati a partecipare a un altro film su un'altra nota rubrica del teleschermo (...). Il pubblico (...) ride divertito alle spalle di tutto e di tutti, senza accorgersi, forse, che un pochino ride anche di se stesso e delle sue smanie per il video". (Gian Luigi Rondi, "Nuovo Giornale", 23/4/1958).
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