Domani è un altro giorno

ITALIA - 2018
3/5
Domani è un altro giorno
La storia della profonda amicizia tra Giuliano, attore piuttosto noto che vive e lavora a Roma, e Tommaso, insegnante e ricercatore nel campo della robotica trasferito in Canada. Tra momenti divertenti e altri drammatici, humour, complicità e commozione, i due si ritroveranno a trascorrere quattro indimenticabili giorni insieme. Seduttore e innamorato della vita, Giuliano è condannato da una diagnosi terminale il suo compito più doloroso è trovare una sistemazione a Pato, il suo meraviglioso e tenerissimo amico a quattro zampe.
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: film 'Truman - Un vero amico è per sempre' di Cesc Gay
  • Produzione: MANUEL TEDESCO, MAURIZIO TEDESCO PER BAIRES PRODUZIONI
  • Distribuzione: MEDUSA FILM (2019)
  • Data uscita 28 Febbraio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
“Non è colpa tua. Non è colpa mia. E non è nemmeno colpa di Giuliano. Succede”. Il tenero e dolente fatalismo con cui Tommaso si commiata prima di riprendere il volo verso il Canada è la cifra stessa con cui Simone Spada ha deciso di rifare quel piccolo capolavoro diretto da Cesc Gay nel 2015, Truman – Un vero amico è per sempre, premiato con 5 Goya, gli Oscar spagnoli, per miglior film, regia, attore protagonista e non protagonista, script originale.

Identico all’originale nella struttura, Domani è un altro giorno ci mostra due amici di vecchia data chiamati ai quattro giorni più difficili della loro amicizia, quelli in cui dovranno dirsi addio.

Uno, Tommaso (Mastandrea), vive da tempo in Canada. L’altro, Giuliano (Giallini), è rimasto a Roma: attore teatrale di fama, seduttore e innamorato della vita, è condannato da una diagnosi terminale e dopo aver lottato senza risultati ha deciso di smettere con le cure. Tommaso, allora, decide di tornare a Roma, dapprima per discutere con lui di questa scelta, poi per trascorrere insieme questo weekend lungo che assumerà i contorni di un “road movie dei ricordi”.

Presenza silenziosa e centrale, come lo era il cagnone eponimo nel film con Darín e Cámara, è qui un bellissimo Bovaro del bernese, di nome Pato: “L’hai chiamato così per il giocatore del Milan?” - “No, per il fratello di Falcao” (che poi la fratellanza con il divino era solo presunta, semmai “di latte”, ma in questa battuta si racchiude il bellissimo, indiscutibile romanismo di regista e interpreti). E provare a capire quale potrà essere la futura sistemazione di quel compagno fedele scandisce le ultime giornate di Giuliano.



Sorretto dalla naturale complicità dei due protagonisti (molto amici anche nella vita reale), il film non sorprende magari come il precedente Hotel Gagarin (film d’esordio di Spada, più “libero” e originale) ma sa emozionare con le armi nobili della buona commedia di casa nostra, quel mix tra ironiche freddure e non detti roboanti che caratterizza anche questo malinconico buddy movie, oltre le fondamenta stesse di un’intera amicizia.

NOTE

- CANDIDATO NASTRI D'ARGENTO 2019 PER: MIGLIORI ATTORI PROTAGONISTI (MARCO GIALLINI, VALERIO MASTANDREA), MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (ANNA FERZETTI).

- CANDIDATO DAVID DONATELLO 2020 PER: MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (ANNA FERZETTI).

CRITICA

"Bel remake dello spagnolo 'Truman' con Valerio Mastandrea e Marco Giallini nei ruoli dei vecchi amici Tommaso e Giuliano. (...) Quel film aveva due mostri come Ricardo Darín e Javier Cámara. Con due purissimi fuoriclasse nostrani come Mastandrea e Giallini, facciamo 1-1 e palla al centro." ('Il Messaggero', 28 febbraio 2019)

"Dilaga la pratica (lo notavamo pochi giorni fa su queste pagine) del remake transnazionale, riproposta di una storia di successo in altro contesto e con altro cast. La scelta di rifare il film ispanico di tre anni fa 'Truman, un vero amico è per sempre' non era malvagia. (...) Poche le cose cambiate: l'ambientazione, gli interpreti, la razza del cane che Giuliano non si capacita di lasciar solo: là il bullmastiff Truman, qui il dolce bovaro del Bernese Pato. Tutto il resto è fotocopia, quasi scena per scena. Però il pur bravo Giallini non ha il carisma dell'argentino Ricardo Darín e il solito titolo da canzonetta (cantata in coda da Noemi) ce lo potevano risparmiare." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 febbraio 2019)

"Ormai è chiaro che Marco Giallini sia il Grande Lebowski del cinema italiano. Stropicciato, scombinato, tormentato, funziona nei ruoli più diversi, commissario, imbroglione, seduttore. Eppure, in 'Domani è un altro giorno' di Simone Spada, svela un lato malinconico e dolente che finora era rimasto un po' in ombra. Con Pato al guinzaglio, che, come tutti i cani, somiglia al suo padrone, e con Tommaso (Valerio Mastandrea) al fianco, che come tutti gli amici, è il suo esatto opposto, Giallini racconta una marcia di avvicinamento alla morte mai stucchevole, né lacrimosa. La sua interpretazione ci ricorda che, anche quando tutto crolla, restiamo sempre noi stessi ed è a quella caratteristica che dobbiamo appellarci per reggere l'urto delle tragedie." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 28 febbraio 2019)

"(...) «Domani è un altro giorno», opera seconda di Simone Spada dopo il brillante esordio con «Hotel Gagarin», che prende spunto da «Truman - Un vero amico è per sempre» di Cesc Gay del 2015. Per adattare «Truman» alla realtà italiana e più specificamente romana sono stati arruolati due esperti sceneggiatori di commedie come Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo che hanno giocato sul delicato equilibrio tra risate e commozione, qui inevitabile visto l'argomento. «La grande commedia italiana non ha mai avuto paura di parlare della morte», spiega il regista, spalleggiato dal produttore Maurizio Tedesco, «è un film dedicato al senso profondo dell'amicizia e, fin dal titolo, un invito alla speranza, un malinconico inno alla vita». Fondamentale è l'affiatamento tra Giallini e Mastandrea, amici da oltre vent' anni anche nel privato, coppia di ferro in cui si è inserita senza difficoltà Anna Ferzetti. Mastandrea, negli ultimi tempi, tra cinema e tv, recitazione e regia, da «Euforia» a «Ride», passando per «La Linea Verticale», si è trovato più volte a raccontare situazioni in cui la malattia e la morte sono centrali: «In effetti sto in questo ciclo da un paio d' anni», scherza l'attore." (Oscar Cosulich, 'Il Mattino', 28 febbraio 2019)
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