Dolce assenza

ITALIA - 1986
A Milano due giovani donne, Gloria e Sara, hanno deciso di condividere lo stesso alloggio: si vogliono bene e vanno d'accordo. Ma, tanto è efficiente e spigliata Gloria, che fa la fotomodella, quanto schiava e introversa Sara, una baby-sitter che sembra trovarsi a suo agio solo con i bambini. Quando Sara una sera non torna a casa, Gloria, preoccupata, rende partecipe ai suoi affanni Vittorio, paziente corteggiatore dell'amica, un modesto giornalista sportivo, che propone subito di denunciare il fatto alla polizia. Ma Gloria non vuole poiché ha scoperto in casa un video-diario, in cui Sara le parla e racconta molte cose di sé: dal che vien fuori il ritratto di una giovane donna, che l'altra ignorava completamente (un vecchio nonno, un certo Fabrizio anni prima uccisosi forse per lei, più altri dettagli, interessanti o intimi). Gloria e Vittorio tentano di organizzare i tasselli dello strano mosaico, per questo si troveranno a conoscere gente bizzarra (un astrologo che ha passato con Sara una notte), frequentare luoghi svariati (balere e luna park di periferia), cercare anche un albergo (ora chiuso) su uno dei laghi vicini a Milano, sempre alla ricerca della ragazza, che sembra essersi volatilizzata in un nulla inquietante. La dolce e fragile Sara non sarà mai trovata ma, seguendone con tenace amicizia le scarse tracce, Gloria e Vittorio vedranno definirsi i rispettivi sentimenti.

CAST

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL FESTIVAL DI LOCARNO 1986.

CRITICA

"Laureatosi molti anni fa con una tesi su Antonioni, Sestieri (1948), regista interno della Rai-Tv, ha compicciato un film - prodotto da Raitre, un miliardo di costo - che rimanda a 'L'avventura' per lo schema narrativo del falso thriller, e a 'Blow Up' per l'ambiente della moda. Per inseguire le mode e fare post-moderno, Sestieri ha messo in questa sua opera prima un po' di tutto, come un pittore che lavora con troppi colori atmosfere da mystery-story, cascami psicologici, esercizi su superfici mobili, confronto tra alta e bassa definizione dell'immagine, ingredienti di commedia (dove almeno funziona il bravo Castellitto), battute comiche di effetto garantito, allumacature di videoclip, prudenti audacie erotiche. Un mio amico francese direbbe 'trop meublé'. C'è anche qualche errore di logica narrativa nei ritorni all'indietro e persino di logica atmosferica: a distanza di poche ore, nella stessa Lombardia, si passa da un angolo di lago innevato al panorama di un castello sotto un sole di primavera avanzata. La Champa è bella e decorativa con qualche intensità. Le musiche di Mauro Pagani meritavano un contesto migliore. 'Dolce assenza' fu in concorso l'anno scorso al festival di Locarno con 'Una casa in bilico'." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 22 Giugno 1987)

"Forse, in qualche momento, con accenti perfino troppo marcati, a denunciare, anziché una ricerca di stile, un compiacimento rotondo, ma comunque con molta efficacia visiva. A dimostrarci che Sestieri, anche se non sempre riesce a raccontare, sa guardare, e quello che guarda riesce, con sensibile evidenza, a farcelo vedere. Per un esordio, una dote da sottolineare. Gli interpreti, in taluni passaggi, avrebbero avuto bisogno di cure più attente, perché ci esprimessero in modo più compiuto tutto quello che ci si voleva trasmettere con i personaggi, anche con questi limiti però, direi che soprattutto Jo Champa, nelle vesti di Gloria, ha momenti di felice intensità, sguardi fondi, mimica eloquente. Fabienne Babe invece, al suo fianco, si affida troppo al non detto e resta spesso al di qua del suo carattere, anche più chiusa di quello. Sergio Castellitto, tra le due, è soprattutto la voce di un facile buon senso, che fatica addirittura a capire. Una parte un po' ingrata. Cui si tiene solo con diligenza." ('Il Tempo', 4 Giugno 1987)

"'Dolce assenza' è un film ambizioso che vuole suggerire molte, forse troppe cose. Da sensibile cinefilo che ha imparato la lezione antonioniana, Sestieri gira con indiscutibile talento, reinventando le citazioni (quella piscina minacciosa sembra un omaggio al Tourneur di 'Il bacio della pantera') e offrendoci una spaccato gelido, poco rassicurante, di certo commercio dell'immagine. I problemi arrivano con i dialoghi e la messa a punto dei personaggi: se la irrequieta Fabienne Babe può fare il verso alla Vitti di un tempo senza troppo sfigurare, quel giornalista sportivo che si produce in battute tipo 'In fondo dormire è solo una cattiva abitudine' alla lunga fa sorridere, nonostante la simpatica area di spaesamento di Sergio Castellitto. Lo stesso vale per Jo Champa, un corpo e un viso francamente meno irresistibili di quanto sentiamo ripetere nel corso del film. Una cosa comunque si può tranquillamente affermare: pur senza volerlo 'Dolce assenza' è un film alla moda, che trova nel formalismo estremo e barocco dell'immagine video una sintonia con la vacuità catatonica e molto post-moderna dei personaggi che mette in campo. Saremo nostalgici e contenutistici, ma a quando un cinema fatto di gente in carne e ossa?" (Michele Anselmi, 'L'Unità', 3 Giugno 1987)
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