Django 2: il grande ritorno

ITALIA - 1987
Rifugiatosi per quindici anni in un convento del Sud-America, il pistolero Django apprende di avere una figlia adolescente - Marisol - e che questa e stata rapita insieme ad alcune coetanee su ordine del crudele Orlosky. Costui è un principe ungherese che, a capo di un manipolo di soldati e di armatissimi banditi locali, è diventato il terrore di povere popolazioni, che egli va a cercare a bordo di un ben equipaggiato battello fluviale, per trarne manodopera destinata a scavare per lui in una miniera argentifera e ragazzine per rifornirne lucrosamente i bordelli rivieraschi. Django, lasciato il suo asilo, viene catturato, portato a bordo e torturato e infine inviato agli scavi da dove però riesce avventurosamente a fuggire, ben deciso a ritrovare Marisol, giurando che tornerà per liberare tutti gli schiavi. Da un ragazzo indio, di cui il principe ha ucciso il padre e che diventa un aiutante inseparabile, Django apprende che la figlia e le compagne di sventura sono state vendute ad una casa di piacere. Nei panni di un becchino e piazzata su di un carro funebre una mitragliatrice, Django riesce a rendere la libertà alle ragazze, ma non a Marisol, che il perfido Orlosky ha trasferito a bordo del battello su suggerimento di una schiava negra, che egli si tiene come amante, presto però alternandola ad una damigella (bianca, questa volta) fatta rapire e poi ingioiellata attingendo al tesoro di Montezuma, frutto di un colpo alla banca in cui esso era custodito. Il battello è una trappola per Django, ma questi alla fine conseguirà la vittoria, grazie anche alla gelosia della negra, che uccide la rivale e poi rimane uccisa a sua volta. Django attacca quindi, mitragliando, il campo della miniera, stermina gli aguzzini e anche il principe perverso rimane ucciso. Riavuta la figlia, Django preferisce lasciarla con il giovane indio e la sorella Dolores.

CAST

CRITICA

La vicenda, arruffata e risibile di per sé, è stata tradotta in un fumettistico polpettone, che attinge a tutto ciò che vi è di più trito e banale. Il film arranca con buchi narrativi e vistosi, insulsaggini e rozzezze varie, ed un parlato di penosa convenzionalità. (Segnalazioni Cinematografiche)
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