Dio salvi la Regina

ITALIA - 2019
2,5/5
Dio salvi la Regina
Diana, madre e medico della mutua, è una donna normale con una vita normale, che decide di fare un poetico atto di insubordinazione sociale, dichiarando l'indipendenza della sua casa dallo Stato italiano. La spinge la speranza di salvare il suo "popolo". Tutti i protagonisti - la piccola famiglia e gli amici che ogni giorno si presentano non invitati nella casa - saranno condizionati da questa singolare scelta e proiettati verso un nuovo modo di rapportarsi alla vita quotidiana, agli altri. Dovranno affrontare grandi temi: la scelta della lingua, le basi su cui si fonda il diritto, le norme che creano il tessuto sociale, la filosofia con cui educare i figli e futuri cittadini ma, soprattutto, dovranno confrontarsi con la responsabilità che comporta esercitare un potere.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: SIBILLA BARBIERI PER LA SILIÀN, IN COLLABORAZIONE CON VITTORIO PARPAGLIONI BARBIERI, BONIFACIO SPINOLA
  • Distribuzione: DISTRIBUZIONE INDIPENDENTE (2020)
  • Data uscita 30 Settembre 2020

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RECENSIONE

di Emanuela Genovese
La crisi della democrazia, la perdita dell’amore verso la Costituzione, la sfiducia nelle istituzioni anche quelle scolastiche e la fragilità dei rapporti interpersonali: l’idea di fondo di Dio salvi la Regina, diretto dal colombiano (ormai italiano) Andrès Arce Maldonado, è interessante, intrigante. Diana (Sibilla Barbieri) è un medico della mutua, separata, forse divorziata, ha due figli, e stufa del sistema governativo italiano, propone l’indipendenza della sua abitazione dallo Stato Italiano. Innalza sul tetto una bandiera azzurra dove si può immaginare il disegno centrale che la anima, che sia stella o fiore, e prova a scrivere una costituzione, magari fondata sulla verità, come le suggerisce il figlio, “perché i cittadini devono dire la verità”.

Dio salvi la Regina è una commedia originale e ben interpretata, però spesso rischia di cadere in quella leggerezza paradossale in cui la narrazione dell’assurdo conduce a sorridere ogni tanto ma mai a ridere. Tutto diventa inverosimile e lo sguardo del pubblico si distanzia dal film. Osserva, riconosce le istanze che lo animano, apprezza l’indipendenza produttiva, ma se si vuole trovare un fresco paragone filmico non ha la profondità del belga Dio c’è e vive a Bruxelles.
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