DIMENSIONE TERRORE

NIGHT OF THE CREEPS

USA - 1986
DIMENSIONE TERRORE
Una giovane coppia, Pam e Johnny, nonostante l'avvertimento del poliziotto Ray a tornare a casa, restano sull'automobile in una strada isolata in mezzo al bosco. Mentre Johnny si reca tra gli alberi alla ricerca di una strana luce aliena Pam rimane sola ed infreddolita in macchina: arriva un pazzo furioso con una scure e fa strage del suo corpo. Johnny invece rimane folgorato dalla luce astrale. Il suo corpo verrà portato in un laboratorio criogenico dove verrà ibernato. 27 anni dopo due universitari, Chris Romero e J.C. Hooper per una stupida scommessa con dei compagni si introducono nel laboratorio e liberano il corpo di Johnny. Questi, nel frattempo è diventato uno zombi e a sua volta con degli orrendi esseri velocissimi che escono dalla sua bocca contagia altre persone. Nel college americano gli zombi proliferano dovunque con conseguenti vittime. Anche J.C. è colpito, ma prima di autodistruggersi avverte l'amico Chris che l'unico modo per annientare gli zombi e gli orrendi esseri velocissimi che si annidano nel cervello per trasformare le creature in zombi, è il fuoco. Quindi Chris con l'aiuto dell'investigatore Cameron e di Cynthia (di cui il ragazzo è invaghito) si mettono all'opera per sgominare i mostri. Cameron è sconvolto poiché egli non è altro che Ray, il poliziotto che 27 anni prima aveva assistito al ritrovamento del corpo maciullato di Pam e della strana sorte di Johnny. Dopo terribili avventure Cameron, Chris e Cynthia con l'aiuto di un lanciafiamme riescono a distruggere gli zombi e gli sgradevoli esseri responsabili del contagio mortale. Cameron sacrifica sé stesso per essere davvero sicuro che gli zombi spariscano completamente.
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: CHARLES GORDON
  • Distribuzione: COLUMBIA PICTURES ITALIA (1987) - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

CRITICA

"'Dimensione terrore' ('Night of the creeps') è uno dei molti filmetti che coniugano horror, cronache studentesche e amori adolescenziali per introdurre variabili inquietanti nell'universo sentimentale della gioventù americana di oggi. La quale non si contenta di alternare allo studio feste da ballo e incontri sportivi: eccita il proprio immaginario con incubi truci ereditati dal cinema di fantascienza, e insinua nel proprio benessere fantasie sanguinose. Ma, grazie a Dio, anche ci ride su, per cui i tuffi al cuore sono compensati dall'autoironia. 'Cos'è, un filmaccio di serie B?' si chiede il detective di fronte al primo cadavere. Messe così le mani avanti, il debuttante Fred Dekker sa farsi perdonare tutto: il prologo fra le galassie, la biondina trucidata a colpi d'ascia nel '59 (con le immagini in bianco e nero), le innumerevoli incongruenze e citazioni dai classici del genere. Serve a poco addebitargli come errori di sceneggiatura e difetti di buon gusto quelli che invece, per il suo pubblico, sono punti di forza giacché lo tengono col fiato sospeso. Sia il sociologo a fare il proprio mestiere. Noi diamo la notizia, vedete quanto preziosa, che il detective (Tom Atkins) risponde 'Stupiscimi' a chi gli rivolge la parola (ma sarà lui a stupirci nell'epilogo), e che gli altri poverelli sono Jason Lively (Chris), Steve Marshall (J.C.), Jill Whitlow (Cynthia). Resta comunque accertato che per disfarsi d'uno zombie non occorre più una pallottola d'argento su cui è incisa una croce. Ci vuole il lanciafiamme, ma anche una bomboletta-spray può bastare. L'essenziale è sparargli al cervello. E' appunto ciò che facciamo ogni Lunedì..." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 19 Giugno 1987)

"Non è solo con l'horror di serie A dei vari Carpenter e Cronenberg che il genere rivisita se stesso. Fiorente disinvolta e (talvolta) originale è anche quella che una volta era definita la produzione minore. Tra i giovani filmaker a cimentarsi nel canone è da annoverare a tutt'oggi anche Fred Dekker (ventiseienne, al suo primo film). L'impalcatura di Dimensione terrore è volutamente disordinata anche se le basi poggiano su una scrittura da horror gotico che ricorda quella di Romero. Tocco demenziale, rare concessioni all'originalità, continue citazioni e rimandi, una venatura di gratificante umorismo dissacratorio. Se il punto di partenza è naturalmente un classico degli anni Cinquanta, L'invasione degli ultracorpi di Siegel, il film poi procede per accumulo come è di moda tra i giovani cineasti americani della nuovissima generazione cresciuta ammirata dai prodigi di Spielberg. Non solo, dunque semiologia horror. Ma anche (e soprattutto) ridondanza di generi: dalla fantascienza (larve catapultate sulla Terra dagli spazi) al giallo (fra i protagonisti il detective Cameron un quasi-Marlowe con tendenze autolesionistiche), da nostalgie generazionali all'American graffiti (l'ambiente universitario, colonna sonora tra anni '60 e giorni nostri) fino al prontuario della tradizionale catalogazione horror (zombie, accette, mostri-replicanti, sangue a volontà). Si tratta di un gioco filmico scoperto: Dekker, del resto, si diverte a dare ai suoi personaggi il nome di celebri registi (Landis, Raimi, Cronenberg, Dante)." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 14 Giugno 1987)

"La regia invece convince di più, sempre in certi limiti, s'intende. Il terrore è frutto dei soliti effetti insistiti, ma è dosato spesso in modo che i suoi scopi li raggiunga e l'orrore, pur fedele al solito cliché e pur alimentato da un esperto in trucchi di questo tipo, non provoca mai un vero e proprio disgusto, sfiorato com'è, in qualche dettaglio, anche da una specie di segreto ghigno beffando che, come appunto nel finale aperto, tende se non proprio all'umorismo almeno al grottesco: in climi che, più d'una volta, rivelano anche una tensione drammatica autentica, più rispettosa del quotidiano che non del fantasioso. Zombi a parte, naturalmente. Ma anche quelli, anziché cadaveri, hanno la furbizia di proporsi quasi come dei manichini. E basta un lanciafiamme perché si accartoccino come delle vecchie maschere di carnevale raggiunte da un incendio. Gli interpreti, mezzo anonimi, è inutile citarli. Mi è piaciuto molto però l'esordiente Jill Whitlow, una bella ragazzina cui è affidato il tema sentimentale. Peccato solo quel topo alla fine." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 15 Giugno 1987)
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