DIETRO LA PIANURA

ITALIA - 1994
A Goriano, piccolo paese del delta padano, giungono i fratelli Bernhard: Bettina è violoncellista e Martin pianista. Sperdutisi presso una fattoria abbandonata, vi trovano la giovane Albertina Molon, un'orfana, nipote del parroco, Don Ernesto, che si offre di accompagnarli in paese. La sera del concerto Martin non si presenta, e il medico condotto, Paolo Brentano, riporta in albergo Bettina, la quale poco dopo ha un rapporto morboso col fratello. Al mattino Don Ernesto non trova la nipote, ed anche Martin. Mentre la polizia ritrova l'automobile dei Bernhard con una macchina di sangue sul sedile, Bettina e Brentano, che rivela tendenze feticiste con una giovane paziente, cominciano a piacersi. Improvvisamente Albertina affiora dal fiume, strangolata: il commissario Antonio Costanza (incaricato delle indagini) innamorato segretamente della giovane minorenne le perquisisce la stanza e sottrae una valigetta con foto e videocassette compromettenti. Mentre si consolida il rapporto tra Bettina ed il medico, Don Ernesto muore d'infarto. Costanza, sospettando Brentano, va a Borinco ad indagare su due donne legate all'uomo in gioventù e morte l'una in montagna e l'altra strangolata; poi invano interroga la ex fidanzata di Paolo. Il commissario al rientro minaccia il medico: quindi riceve la telefonata della ex fidanzata di Brentano, sopraggiunta, ma prima di ascoltarla viene accoltellato a morte da due immigrati, da lui precedentemente rilasciati, sorpresi a rubare in casa. Brentano intanto trova nel bagagliaio dell'automobile di Bettina una delle due lenti a contatto di Albertina. Bettina rivela la verità: Martin ha ucciso Albertina dopo un rapporto sessuale; poi per liberare il cadavere impigliato è scivolato in acqua ed è affondato senza che lei lo aiutasse. Disfattasi del motorino della vittima gettandolo dal ponte, Bettina è rientrata. Dopo aver rivelato a Paolo di avere avuto rapporti col fratello e di tipo promiscuo, accetta la proposta di Brentano di sposarla. Tutto, nel pigro paese, con l'arrivo di un nuovo parroco, sembra continuare come prima.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: GIALLO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: L'AVVENTURA PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE
  • Distribuzione: D.A.R.C. (1994)

NOTE

REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1994.

CRITICA

"A differenza dei gialli di ambiente campestre, in 'Dietro la pianura' l'accento non è messo sui vizi nascosti, la corruzione verniciata la grettezza di un piccolo mondo di provincia. Il male, anzi - un tema di cui nel film si discorre anche troppo viene da fuori o così sembra giacché è una storia imperniata sull'ambiguità, sul contrasto tra verità e apparenza. Ambiguo è anche il medico di Remo Girone, fulcro dell'intrigo sebbene, come risulta soltanto alla fìne, il suo sia un personaggio tinca, come si dice in gergo teatrale. Il vero protagonista in fondo, è il commissario che Claudio Bisio impersona con quell'energia ossessionata e quelle spicce sprezzature di recitazione che gli sono proprie. Non mancano i risvolti torbidi né i colpi di sonda in un erotismo torvo, ma sono increspature in uno stagno, dietro o sotto la pianura in contrasto con l'apparente solarità del racconto. La colonna musicale è di Carlo Maria Cordio, ma, poiché il personaggio femminile principale è una violoncellista, c'è spazio anche per Bach e Glenn Gould." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 19 giugno 1994)

"Forse perché richiamati dai nomi di Remo Girone e Claudio Bisio, alcuni spettatori cadono nella rete di 'Dietro la pianura', film realizzato da Gerardo Fontana e Paolo Girelli con il contributo del ministero del Turismo e dello spettacolo. (...) Che dire di più di un film così? Se Fontana e Girelli pensano che il loro destino sia il cinema, continuino pure. Il minimo che si possa loro chiedere è di non usufruire più, nel prosieguo della loro attività dei fondi dei contribuenti." (Luigi Paini, 'Il Sole 24Ore', 26 giugno 1994)

"Cosa c'è 'Dietro la pianura'? Il disastro. Non solo il disastro personale di Fontana, Girelli & Co., ma anche quello degli organi competenti, delle commissioni di esperti, dei lettori professionali di sceneggiature che hanno creduto e puntato su di loro. Ecco il fatto davvero grave, che questo disastro (sommato a tanti altri, a troppi altri) convinca dell'inutilità di un qualsiasi incentivo alla produzione e all'innovazione del nostro cinema. Per questo se ne deve scrivere: per chiedere che così non avvenga, che non tutto il cinema italiano ancora possibile paghi per colpe non sue, e che si ricominci con più serietà, non da tre ma da zero." (Roberto Escobar, 'Il Sole 24 Ore', 26 giugno 1994)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy