Die Hard - Un buon giorno per morire

A Good Day to Die Hard

USA - 2012
Il detective John McClane arrivato a Mosca per rintracciare suo figlio Jack, che non vede da tempo, scopre che questi lavora sotto copertura per proteggere Komarov, un informatore del governo. Ben presto padre e figlio si troveranno costretti a superare ogni tipo di contrasto per metter al sicuro Komarov e impedire un crimine disastroso nel luogo più desolato sulla faccia della Terra, Chernobyl...

CAST

NOTE

- BRUCE WILLIS FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"Torna, non richiesto, John McClane, eroe disincantato da 25 anni di cinque storie tutte uguali ed in vorticosa discesa nella confezione sempre più sfilacciata. (...) John Moore, regista, è banale e dimenticabile come il nome. ll resto magari fosse silenzio, è rumore assordante del nulla." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 14 febbraio 2013)

"E sono 5: torna John McClane, l'unico action hero che negli anni '80 piangeva oltre che sparare. (...) L'ex videoclipparo Moore fa la scelta giusta: dimentica il bruttissimo numero 4 e cita a gogò il McTiernan dei bei tempi (due dei cinque 'Die Hard' sono del grande regista di 'Predator', ora nei guai con la giustizia). Scene d'azione parossistiche quanto divertenti (McClane aggancia col suo camioncino un elicottero in volo). Molta ironia, bella chimica tra Bruce Willis e il più giovane Jai Courtney (già fantastico villain in 'Jack Reacher') come padre e figlio («Ci abbracciamo?» - «I McClane non lo fanno»). Lo dice «Hippy ya ye!»? Certo. E in modo molto buffo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2013)

"L'assurda trama è solo un pretesto per una novantina di minuti col botto, dove McClane sr. e McClane jr. distruggono un imprecisato numero di automezzi, un elicottero, un hotel; oltre a fare strage di russi grandi, grossi e cattivi. Arrivano così a cinque gli episodi della serie aperta da 'Trappola di cristallo', che resta senz'altro il migliore. Là il regista John McTiernan sfruttava magistralmente gli spazi di un solo ambiente, un grattacielo; qui i set pullulano, ma le emozioni sono a comando e si misurano sul numero delle pallottole sparate. Come nelle altre puntate McClane, impegnato una volta di più a difendere la famiglia, non rinuncia a far battute nelle situazioni di massimo pericolo. Non sempre divertenti, però." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 14 febbraio 2013)

"Venticinque anni e sentirli, purtroppo, tutti. Era il 1988 quando nelle sale irrompeva il personaggio di John McClane, protagonista assoluto della saga di 'Die Hard', interpretato da un Bruce Willis in forte ascesa. Un agente di polizia (diventato, nel tempo, prima tenente e poi detective) che, per le sue caratteristiche, aveva creato subito una notevole empatia con il pubblico di ogni latitudine. Al contrario, ad esempio, di un James Bond lustrato a lucido ed in smoking, John agisce, nei vari capitoli, spesso d'istinto (il che lo porta a finire i film mezzo pesto), attirato dai guai (e viceversa), non disdegnando anche un linguaggio volgare e una buona dose di ironia. Insomma, sicuramente più simile a noi che non l'idealizzato 007. I miti, però, vanno rispettati e non calpestati. Proporre, cinque lustri dopo il primo 'Die Hard' (nel frattempo ne sono usciti altri tre), un quinto episodio incurante del tempo passato, diventa un prendere in giro la logica. Ed anche un po' gli spettatori. (...) Nel calcolo delle probabilità di certe scene, avreste più possibilità di centrare un 6 al Superenalotto. Sarà anche «duro a morire» John McClane; ma, forse, una meritata pensione non guasterebbe." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 14 febbraio 2013)

"Piacerà ai fans dell'action movie a spron battuto. E a tutti coloro che in questi giorni cercano un'alternativa allo sciroppo di San Valentino e al rosso antico del festival di Sanremo. In America il film è partito a spron battuto al botteghino e qualche recensore amante del cinema di genere ha scritto di «ritorno ai mitici anni '80, ai combat movie di Stallone e Schwarzenegger». Certo, la produzione ha fatto di tutto per ricreare i vecchi miti. Il regista John Moore ha confessato che le scene d'inseguimento in auto gli sono costate più soldi, fatica e soprattutto tempo (non giorni, ma settimane) di quelle che vedevano in scena il vero Bruce Willis e non la sua controfigura. Ci crediamo, ci crediamo, senza alcun dubbio. Dal 1988 (anno del primo 'Die hard') il cinema d'avventure ha fatto deboli progressi nell'inventiva dei personaggi e delle situazioni) ma moltissimi negli effetti speciali. Il clou del film (la battaglia girata a Budapest) lascia a bocca aperta. Un po' meno i siparietti di bonaria commedia, la ruvida solidarietà che s'instaura tra John - Bruce (piedipiatti vecchio stile che s'ostina a usare ancora la sua vecchia Beretta d'ordinanza) e il suo rampollo per il quale un'arma inferiore al missile praticamente non è un'arma." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 febbraio 2013)

"Un divertente poliziesco, dal ritmo esasperato e dalla trama inconsistente, quinta, simpatica puntata di un'antica saga. Nel frastuono di auto sfasciate, Bruce Willis gongola: forse si è messo d'accordo con un carrozziere per fare a metà." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 febbraio 2013)
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