DICHIARAZIONI D'AMORE

ITALIA - 1994
A Bologna, in un gruppo di liceali, per penitenza, Sandra deve farsi baciare da Edoardo, che se ne innamora invano. Costei, nel tempo, gli preferisce Paolo, ed oggi, ormai nonna, si presenta nello studio medico di Edoardo, alle soglie della menopausa, e preda di una profonda crisi esistenziale e matrimoniale: il marito la tormenta per la storia che ha con un giovane amante. I ricordi si accavallano nella mente di Edoardo, che rivive la figura bonaria e un po' distante del padre, maniaco della pulizia dei bicchieri, della sorella Gaby, che aspetta il ritorno del fidanzato caduto in guerra e consulta fattucchiere e rabdomanti per sapere se tornerà, e finirà per consolarsi con il giovane avvocato Silvi, perennemente affamato. Ricorda il vecchio, rincitrullito "Comandante"; le scene al buio sulle scale al mancare della corrente; le polemiche con la famiglia del sarto Donini, comunista, che passa con la moglie la domenica per il palazzo a vendere il quotidiano "l'Unità"; le feste da ballo organizzate nel cortile dell'idraulico col suo complesso di dilettanti; la conversione al partito del proletariato della zia Angelina, che vuole assolutamente decidere sulle scelte matrimoniali del figlio e la toccante morte e vestizione della medesima; gli insegnanti, quello di latino, tra cui spicca il professor Colli, pittore dilettante, e i compagni della scuola privata dove Edoardo, studente non eccelso e assai svogliato, tenta di recuperare un anno; le interrogazioni e gli scherzi dei compagni di classe; il corteggiamento delle ragazze. Poi l'uccisione di Sandra, da parte del marito, ed il suicidio di questi sconvolgono Edoardo.

CAST

CRITICA

"Tutto carino, giusto (anche se le canzoni d'epoca di cui il film è trapunto non appartengono sempre all'epoca in corso), minimale e qualche volta garbatamente inconcluso. Ma la ragione della delusione nasce dall'impianto del film. 'Dichiarazioni d'amore' si apre su una scena in bianco e nero, che ci mostra la polizia arrivare dove è appena stato trovato il cadavere di una donna uccisa da un colpo di pistola, Delia Boccardo, che è l'incarnazione adulta del primo amore di Dado. E procede poi a srotolare i ricordi, facendo entrare la donna, con il suo aspetto da adulta e la coscienza della sua infelicità di oggi, in alcuni episodi del passato. E fin qui tutto bene: ma il punto di vista 'soggettivo' del film - l'io narrante è Dado, il regista, Avati piccolo - si allarga imprevedibilmente a seguire Delia Boccardo anche in alcuni momenti della crisi della sua vita di donna prima del fatale appuntamento con la morte, secondo una prospettiva 'onnisciente' che la struttura del film non autorizzerebbe. Il risultato è una notevole confusione che ha raccolto molti spettatori dell'anteprima di Venezia a discutere i misteri di un giallo narrativo, che appesantisce inutilmente il piccolo mondo antico di Avati." (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 8 settembre 1994)

"Nel nuovo film di Avati sembrano confluire, quasi come in una rapsodia di temi, tutte le tipologie del suo cinema: dagli interni familiari densi di umori e segnati da piccoli risentimenti o tenere correnti sentimentali, alla memoria di una città, Bologna, sentita (fellinianamente, come microcosmo umano e condensato metaforico di un'Italia trasfigurata dalla nostalgia, al minimalismo sentimentale all'idealizzazione dell'adolescenza, all'uso determinante delle atmosfere musicali (prediligendo un repertorio d epoca di swing autarchico), fino al gusto della ricostruzione e all'amore del dettaglio, in una elegia degli oggetti quasi di sapore gozzaniano. (...) Il neo del film ci sembra però un'inutile cornice contemporanea, che si immette un po' forzatamente nel passato rimemorato introducendo per di più un risvolto thriller, complice una pur brava Delia Boccardo, che incarna il primo amore trasfigurato nel ricordo e poi illuminato di una cruda luce drammatica nel presente." ('Vivilcinema')

"Il film però è soprattutto nella parte rievocativa, una specie di 'Ricordi di scuola' o di 'Cuore' visto con gli occhi dell'oggi, senza cedimenti al languore né all'edificante. Attraverso i casi della famiglia Ansaloni, dei numerosi parenti conviventi e dei vicini, passa sullo schermo, ricostruito con amore, un anno clou della storia italiana, visto dalla casa alla scuola e nei luoghi deputati di quella vita comunitaria che allora si faceva: le scale, i cortili, le balere, la strada. E attraverso le inobliabili canzoni trasmesse dalla radio, come 'Cantando con le lacrime agli occhi', 'Reginella campagnola', 'Eulalia Torricelli', 'Pippo non lo sa', 'Amore baciami', 'Cavallino corri e va'... Chi ha vissuto quel periodo ritroverà il candore e i rigori, i piaceri e i tremori, i desideri e i tuffi al cuore dell'adolescenza andata. Non tutto è riuscito ma il tentativo di storicizzare è sincero e senza enfasi. Anche l'amore muore." (Franco Colombo, 'L'Eco di Bergamo', 10 ottobre 1994)
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