Di me cosa ne sai

ITALIA - 2009
3/5
Di me cosa ne sai
Diario di viaggio che, attraverso un' indagine sul cinema italiano, racconta frammenti di circa trent'anni della vita culturale e politica del nostro paese.

TRAILER

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti
"Oggi Salò di Pasolini sarebbe ancora possibile?". Se lo chiedeva il 7 maggio due anni fa Bernardo Bertolucci, seguito dagli applausi di un gremito Ambra Jovinelli, Roma. L'occasione vedeva riunito il mondo del cinema a protesta degli ennesimi tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo. Con coraggio e pazienza, Valerio Jalongo è partito da lì per mostrare il suo documentato e appassionato viaggio alla scoperta dei veri problemi che affliggono il cinema italiano oggi. Che non sono solo di ordine economico. Di me cosa ne sai, è il titolo perentorio-provocatorio del suo lavoro che - organizzato come doc-intervista - si pone l'obiettivo di sondare alla radice le motivazioni di un sottotitolo: "Negli ultimi 30 anni sono spariti milioni di spettatori". Le sale si sono svuotate, molti cinema cittadini hanno chiuso. La fisionomia dell'evento cinematografico ha subito una mutazione forse irreversibile. La ricerca dei motivi di tutto questo è il cuore del film. Tra gli imputati il crescente prevalere della forza attrattiva della televisione, la nascita dei multiplex periferici, la pirateria. La carrellata di interviste non risparmia nessuno: dal leggendario produttore Dino De Laurentiis in fuga americana negli anni '70 ai ragazzi che vendono i pop corn nelle multisale, dal signor Sancassani - il coraggioso esercente del Mexico di Milano - a Vittorio De Seta, passando per critici, tanti registi anche internazionali come Ken Loach, attori, distributori, montatori, sceneggiatori. Il movimento Centautori, il gruppo di Ring. Chiunque possa dire la sua, dare un contributo. Parallelamente scorrono le vicende di Felice Farina, regista indipendente che al fallimento del produttore, ha dovuto comprare la moviola del suo ultimo lavoro, La fisica dell'acqua, per ultimare il quale ha peregrinato di porta in porta, spesso senza risultati. "La non continuità del lavoro creativo crea aridità", dice Farina, con il palese sconforto di chi ha quasi smesso di crederci. Ambulante è anche l'anziano proiezionista Imineo, calabrese, che con pizze sotto braccio si ricava spazi incredibili pur di mostrare perle del cinema. Ed è bello entrare nell'antica cineteca di Oppido Lucano dove ancora sono accatastate pellicole introvabili: è qui che giace anche una copia de Al di là del bene e del male di Liliana Cavani, una delle tante produzioni di Silvio Clementelli, ricordato dal Jalongo per essere stato uno dei veri indipendenti coraggiosi. Oggi è videocrazia. Scorrono le immagini di 28 anni fa, quando Federico Fellini si scagliò contro "questo industriale del nord, proprietario di tutti i miei film che li taglia e deturpa per trasmetterli nelle sue tv". Ne risultò il famoso contrasto che sortì nel referendum per abrogare l'interruzione pubblicitaria nei film trasmessi sulle reti commerciali. La voce del grande regista non fu ascoltata dagli italiani. Il famoso industriale oggi è il Presidente del Consiglio.

NOTE

- RICERCHE E COORDINAMENTO: FRANCESCA PALOMBELLI.

- PRESENTATO ALLA 6. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA, 2009).

CRITICA

"Un documento struggente e pieno di informazioni, questo di Jalongo , che racconta com'era bello e ricco il nostro cinema non solo nei '60 ma nei '70." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 ottobre 2009)

"Non è a tutto campo lo sguardo di Jalongo. Un po' per necessità, perché si è dovuto accontentare di citare la library alla quale poteva più facilmente accedere, quella di suo zio produttore Clementelli. Un po' per scelta, affidando al collega Felice Farina il compito di guida tra delusioni e passioni di una generazione. A un certo punto vengono intervistati i ragazzi che partecipano ai provini per un reality a Cinecittà. Provengono da una scuola intitolata a Federico Fellini ma, a domanda, nessuna sa dire chi fosse questo Federico Fellini ." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 16 ottobre 2009)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy