Dheepan - Una nuova vita

Dheepan

FRANCIA - 2015
3,5/5
Dheepan - Una nuova vita
Dheepan fugge dallo Sri Lanka e dalla guerra. Viene accolto in Francia come rifugiato politico insieme a una donna e a una bambina che lui spaccia per la sua famiglia. Inizia a lavorare come portiere in uno stabile residenziale nella periferia di Parigi e ha un solo desiderio: avere una vita normale. L'apparente tranquillità viene disturbata da un gruppo di spacciatori di droga che dettano legge nelle zona. Dheepan si trova davanti a un bivio e la scelta non è semplice.
  • Altri titoli:
    Dheepan - L'homme qui n'aimait pas la guerre
    Erran
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SONY F55
  • Produzione: WHY NOT PRODUCTIONS, PAGE 114, FRANCE 2 CINÉMA
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 22 Ottobre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
In Sri Lanka si ammassano corpi. Per fuggire dalla guerra civile, un ex combattente (Antonythasan Jesuthasan), una donna (Kalieaswari Srinivasan) e una bambina di 9 anni (Claudine Vinasithamby) diventano "una famiglia" in fretta e furia, senza essersi mai visti prima. E' l'unico modo per provare a fuggire. E raggiungono Parigi, dove vengono sistemati in un agglomerato di una banlieu malfamata. L'uomo, Dheepan, inizia a lavorare come tuttofare nei vari palazzoni: fa le pulizie, ripara le cose. La donna, Yalini, accetta di prendersi cura di un anziano ammalato. La bimba, Illayaal, non senza qualche difficoltà, prova ad integrarsi nella "classe speciale" della scuola di quartiere. E giorno dopo giorno, i tre quasi si convincono di essere diventati una famiglia. Una vera famiglia. Ma i loschi traffici che giorno e notte vengono gestiti dentro e fuori quei palazzi finiranno per minacciare la loro illusione.

[caption id="attachment_76272" align="alignnone" width="300"]Il regista Jacques Audiard Il regista Jacques Audiard[/caption]

Jacques Audiard torna in concorso a Cannes (dove vince la sua prima Palma d'Oro) tre anni dopo Un sapore di ruggine e ossa e lo fa con un film che sembra voler rileggere gli elementi fondanti dei suoi due lavori precedenti, Il profeta e, appunto, Un sapore di ruggine e ossa: da una parte la storia d'integrazione - che nel Profeta era quella di un giovane uomo chiamato alla "trasformazione" per poter sopravvivere in un carcere, qui è quella di tre persone che fuggono da una guerra per finirne in un'altra -, dall'altra l'interesse nel provare a sviluppare una love story partendo da un'angolazione differente, da premesse anomale. Il film funziona, e bene, su entrambi i livelli: Audiard non smette di manipolare il suo cinema, come sempre alternando pedinamenti ad astrazioni, tenerezze e brutalità. Una scena caotica per catturare quel momento carico di paure e speranza prima di salire a bordo della barca che li porta via da quella terra insanguinata, e subito dopo lucine fluorescenti che illuminano a intermittenza il buio di un futuro ancora da costruire, delineare, per poi trasfocare sul volto di Dheepan intento a vendere cerchietti luminosi e ammennicoli vari per le strade di Parigi: Audiard è questo, lo è sempre stato, cineasta a cui non serve molto per far comprendere allo spettatore un ambiente, una situazione (ci basta scorgere di sfuggita le "vedette" sul tetto del palazzo per capire quello che accade lì intorno) e che, allo stesso tempo, ama indugiare, insistere su altri dettagli, atmosfere, per fuggire dal naturalismo di un racconto e condurlo verso altri lidi.

[caption id="attachment_76278" align="alignnone" width="300"]Un'altra scena di Dheepan Un'altra scena di Dheepan[/caption]

"Integrazione", dicevamo: Audiard sembra voler portare in superficie proprio questo ragionamento, che dal lavoro sulle immagini si trasferisce nella profondità della storia. La vera chiave di Dheepan - l'attore protagonista è stato realmente, tra i 16 e i 19 anni, membro della LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam) - è allora quella di voler capire che cosa succede quando il migrante, il rifugiato politico, chiunque insomma è costretto ad abbandonare la propria terra, si ritrova a dover affrontare non solo una trasformazione sul piano sociale, esteriore, "artificiosa", ma anche più intima, nascosta, domestica, "naturalista". E' dentro le quattro mura di un appartamento fatiscente che quella di Dheepan riesce a farsi davvero "famiglia", a integrarsi, al netto di un contesto nuovamente ostile. Che giocoforza riporta in superficie il passato da cui si era fuggiti. Per fuggire di nuovo, e ritrovarsi ancor più famiglia di prima.

NOTE

- COLLABORAZIONE ARTISTICA: HÉLÉNA KLOTZ.

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL +, CINÉ +, FRANCE TÉLÉVISIONS; CON IL SOSTEGNO DI: LA RÉGION ÎLE-DE-FRANCE; IN ASSOCIAZIONE CON: CINÉMA 9, A PLUS IMAGE 5, PALATINE ETOILE 12, INDÉFILMS 3, LA BANQUE POSTALE, IMAGE 8, COFINOVA 11, SOFITVCINÉ 2, SOFICINÉMA 11.

- PALMA D'ORO AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015).

CRITICA

"Film di guerra, cinema sociale, dramma intimista: tre film in uno, e che film! Con il poderoso 'Dheepan', (...) il regista di 'Il profeta' e 'Tutti i battiti del mio cuore' torna alla sua forma migliore dopo l'azzardato 'Un sapore di ruggine e ossa'. Nessuno meglio di lui infatti sa sposare la brutalità dell'azione alla dolcezza dei sentimenti nascosti dentro i personaggi, e questa era la classica occasione d'oro. Tanto più che il protagonista Antonythasan Jesuthasan, ex-bambino soldato con le tigri tamil negli anni 90, poi rifugiato politico e scrittore, ha un vissuto personale non lontano da quello raccontato dal film. (...) Audiard procede alternando con molta finezza i tre diversi punti di vista di quegli ultimi arrivati (...)... Si pensa a 'Gran Torino' di Clint Eastwood, altra storia di un reduce costretto a tornare in azione nel suo quartiere, ma a ruoli invertiti, anche perché qui nessuno è davvero nel 'suo' mondo. I delinquenti sono quasi tutti magrebini e africani che lo Sri Lanka non sanno nemmeno dove sia. In qualche modo Dheepan è il 'loro' arabo, l'ultimo arrivato. Ma prima del crescendo finale, introdotto da un salto di tono che apre la porta a molte interpretazioni, il film segue con grande adesione emotiva i tre percorsi paralleli di Dheepan, della ragazzina e della donna, che ha un punto di vista tutto suo su quei delinquenti così 'esotici' e a volte affascinanti. Con lampi inattesi di humour (la discussione sul misterioso senso del comico dei francesi, appunto). Che non ostacolano ma anzi rinforzano il gioco di specchi tra le guerre dimenticate del Sud del mondo e quelle non meno rimosse di casa nostra." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 ottobre 2015)
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