Devil's Knot - Fino a prova contraria

Devil's Knot

USA - 2013
4/5
Devil's Knot - Fino a prova contraria
Una piccola cittadina del Tennesse viene sconvolta dai brutali omicidi di tre bambini di 8 anni, mentre giocavano nel bosco. I primi indiziati sono tre adolescenti ribelli e con piccoli precedenti penali - Damien Echols, Jessie Misskelley Jr. e Jason Baldwin - accusati di avere ucciso i piccoli durante un rito satanico. L'investigatore privato Ron Lax Pam Hobbs, madre di una delle vittime, si rendono ben presto conto che non tutto è come appare e che la verità è molto più raccapricciante... Ispirato a un fatto realmente accaduto.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, THRILLER
  • Tratto da: libro "Devil's Knot: The True Story of the West Memphis Three" di Mara Leveritt
  • Produzione: ELIZABETH FOWLER, RICHARD SAPERSTEIN, CLARK PETERSON, CHRISTOPHER WOODROW, PAUL HARRIS BOARDMAN PER WORLDVIEW ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES (2014)
  • Data uscita 8 Maggio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone
L'analisi del male e delle sue conseguenze nei microcosmi è da sempre la cifra stilistica e narrativa del cinema di Atom Egoyan, regista apolide, armeno nato al Cairo e cresciuto in Canada che dalla sua confusione esistenziale ha tratto ispirazione per le sue opere.
Dopo alcuni passaggi a vuoto, tra film non risolti e non riusciti, con Fino a prova contraria Egoyan recupera i tempi e le atmosfere dei suoi momenti migliori. Tratto da una storia vera, Devil's Knot (questo il titolo originale) racconta il dolore di una piccola comunità colpita da una terribile tragedia, l'omicidio rituale di tre bambini a cui fa seguito un'indagine che vuole insabbiare verità ancora più orribili.
La cronaca di quello che viene ancora oggi considerato uno dei casi più controversi della giustizia americana, offre il destro al regista di Exotica per tornare ai temi a lui più cari. La provincia, americana in questo caso, viene dissezionata e scavata, arrivando fino alle origini di un male che fa parte del tessuto sociale e che non risparmia niente. La famiglia, istituzione sacra, viene ancora una volta messa sul banco degli imputati, non con la stessa violenza psicologica di Black Family o de Il dolce domani, ma con una rassegnazione maggiore, una disperazione di cui si fa carico il testimone volontario di una storia che in ogni caso non troverà giustizia, l'avvocato delle cause perse interpretato da un eccellente Colin Firth. La sua solitudine è lo specchio di una società senza più valori, in cui però cerca testardamente un soffio di umanità, quella che la madre di una delle vittime innocente cerca di non abbandonare mai.
Il mondo secondo Egoyan è dominato dalla menzogna e dall'ipocrisia, chi non si uniforma è destinato alla sofferenza e al dolore della memoria e della perdita. Fino a prova contraria è un ottimo esempio di un cinema che ha sempre meno spazio in un panorama che è fasullo e superficiale come la società che mette sul banco degli imputati. E già solo per questo merita di non essere dimenticato.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURANO ANCHE SCOTT DERRICKSON E JASON BALDWIN.

CRITICA

"Un thriller-horror, un giallo basato sulla storia di tre bambini assassinati nel Tennessee e di cui furono incolpati tre bestie di Satana finché, 18 anni dopo, un procuratore riapre il caso. Egoyan, su un tasto che gli è caro, la morte dell'innocenza, riapre anch'egli il caso per insistere sulla rincorsa del pregiudizio ma senza concedere un'emozione. Tutto automatico: la Whiterspoon piange, Firth elegantemente pensa ad altro." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 maggio 2014)

"Atom Egoyan, il regista canadese di origini armene anche di recente molto apprezzato per il film 'Ararat' sull'eccidio degli Armeni nel 1915 ad opera dei Turchi, pur lasciando tutto in sospeso come dicono le cronache, con un gioco di primi piani e un abile montaggio fa intendere di avere qualche indizio sul possibile omicida. Fermandosi lì perché il suo film finisce per stringersi con molte tensioni sulle indagini della polizia, giuste o sbagliate, sul coraggio dell'investigatore di muoversi controcorrente e su quella comunità attorno vociante e prevenuta chiusa ad ogni tentativo di farla ragionare, neanche oggi, perché, nonostante la definitiva conclusione del processo sono ancora tanti quelli che i tre ragazzi usciti di prigione li definiscono assassini senza una sola esitazione. Interamente coinvolti in quei climi, per metà processuali e per metà drammatici e tesi, si muovono con decisione, convincendo, due protagonisti del calibro di Colin Firth ('Il discorso del re'), nel personaggio dell'investigatore, e Reese Witherspoon, nella parte della madre di una delle vittime, la signora Pam Hobbs, che tra l'altro ha voluto incontrare prima di interpretarla. Quando Hollywood crea personaggi da persone vere." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - Roma', 8 maggio 2014)

"Lo scavo nella memoria singola e collettiva, l'evanescente essenza della verità, le forze oscure annidate sotto la superficie della convenzione sociale: sono temi tipici di Egoyan, che tuttavia qui risultano curiosamente spenti, devitalizzati, lasciando scarso margine ai pur bravi interpreti." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 maggio 2014)

"Da una storia vera, filtrata dal libro omonimo della giornalista Mara Leveritt, dirige il canadese Atom Egoyan, che riesuma il caso in chiave thriller giudiziario: la verità dei fatti per chimera, il capro espiatorio per realtà, gli omicidi rituali satanici per le allodole. Sante intenzioni, poco altro: regia polverosa e molto vintage, interpreti annacquati, l'incertezza che rende tutti colpevoli, davanti e dietro la macchina da presa. Non stupisce, perché Egoyan è da tempo in fase calante: Fino a prova contraria è il sottotitolo di 'Devil's Knot', ma pare un refuso. Colpevole." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 8 maggio 2014)

"Il caso di malagiustizia forse più famoso d'America ha già prodotto 4 documentari candidati ad Oscar ed Emmy, di grande intensità. Ecco perché spiace vedere il cinema di finzione arrivare così tardi e così blandamente a occuparsi del caso dei West Memphis Three. Il bravo Egoyan de 'Il dolce domani' si ferma al 1994 (i docu di Berlinger e Sinofsky seguirono gli sviluppi fino alla scarcerazione del 2011) e realizza un noioso dramma processuale con star dove Colin Firth è un detective privato più sudato che sudista (si vede che da buon inglese soffre il caldo dell'Arkansas) mentre Reese Witherspoon è brava come madre di una delle vittime. Malgrado il dolore sarà capace di avere dubbi sui tre arrestati. È lei che salva il film. Quasi." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 8 maggio 2014)

"Piacerà a chi ama i thriller con finti colpevoli e finti innocenti. E con crudeltà e stupidità equamente divisa tra colpevolisti e innocentisti. Egogyan non accosta spesso il thriller, ma quando lo fa dimissiona prodotti ad alto livello ('Il viaggio di Felicia')." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 maggio 2014)

"Ottimo dramma giallo, in gran parte giudiziario, ispirato a una terribile storia accaduta nel '93 in Arkansas. (...) L'alta, costante tensione ha il suo culmine nel crudele finale." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 8 maggio 2014)
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