Despair

Despair - Eine Reise ins Licht

FRANCIA, GERMANIA OCCIDENTALE - 1978
Despair
Germania, 1930. Hitler sta per affermarsi con il nazionalsocialismo e la crisi economica si fa sentire anche in Germania. Hermann Hermann, un emigrato russo che gestisce un'industria di cioccolata in Germania, è sposato con Lydia, una tenera oca giuliva, ed è ormai negli anni in cui comincia a entrare in crisi riguardo alla propria esistenza: il lavoro è privo di gratificazioni, la vita di coppia si trascina stancamente, un senso angoscioso di inutilità assoluta lo invade e lo opprime. Non può evadere in sogni fantastici, poiché non è un poeta. Riesce invece a guardarsi nello specchio, a vedersi vivere, a sdoppiarsi. Così gli si presenta la soluzione: uscire da se stesso, entrare in un altro. Trova difatti una controfigura nella persona di Felix Weber. A lui sembra un sosia perfetto, ma le facoltà mentali di Hermann sono ormai tanto alterate da non accorgersi che Felix è una sua controfigura molto approssimativa ed è per nulla un sosia. Gli dà appuntamento in un bosco, gli offre molti soldi, lo riveste dei suoi abiti, gli dona i suoi effetti personali e poi lo uccide a sangue freddo, convinto di aver eliminato il suo passato e di poter cominciare una vita nuova nei panni di Felix Weber. Tuttavia, la nuova vita del falso Felix Weber dura poco tempo...
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICO
  • Tratto da: romanzo "Disperazione" di Vladimir Nabokov (Ed. Adelphi)
  • Produzione: NF GERIA FILM, IN COLLABORAZIONE CON SFP, BAVARIA ATELIER
  • Distribuzione: ROBERTA DUE (1982) - GENERAL VIDEO - DVD: RAROVIDEO (2013)

NOTE

- IL FILM HA LA SEGUENTE DEDICA: " PER ANTONIN ARTAUD, VINCENT VAN GOGH, UNICA ZURN".

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 31. FESTIVAL DI CANNES (1978).

CRITICA

"Il film è piuttosto aggrovigliato e faticoso. La fotografia è splendida e anche il linguaggio filmico efficace. La scenografia barocca, l'abbondanza di specchi che rimandano immagini, di porte a vetri con ghirigori e svolazzi, ben rappresentato la molteplicità delle cose inutili che ingombra l'animo e la vita del protagonista. Splendida l'interpretazione di Bogarde, specialmente la ricca e mutevole espressività del suo volto. Efficace anche la Ferréol nella parte della moglie svampita. Il film è amaro e lo si comprende nell'affermazione del protagonista: la filosofia è un'invenzione dei ricchi, come la religione; non credo neppure all'amore. A questo punto, quando esplode la crisi di mezza età, si è senza mezzi validi per risolverla e rimane aperta la via della pazzia e del delitto." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 94, 1983)
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