Dentro la città

ITALIA - 2004
Il commissario Chessari e il suo vice, Lorenzo Corsi, dirigono un piccolo commissariato alla periferia estrema di Roma. Il loro compito non è facile, poiché gli agenti assegnati a questo distaccamento sono un gruppo di cani sciolti che va oltre le regole, arrivando spesso al limite della legalità. Questo potrebbe intaccare le possibilità di avanzamento di carriera di Chessari, mentre Corsi, fresco di Accademia, è costretto a fare i conti con una realtà che si scontra con la teoria appresa alla scuola di polizia.

CAST

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI.

- STEFANO GHITTONI E CESARE MALFATTI - AUTORI DELLE MUSICHE - SONO ACCREDITATI COME "THE DINING ROOM".

CRITICA

"La televisione ci offre distretti di polizia e marescialli da prime-time: sempre buoni, sempre valorosi, sempre fasulli. Il cinema guarda in faccia la realtà. Un esempio? 'Dentro la città' di Andrea Costantini, opera prima che racconta la vita tra bassi e bassissimi di un distretto di polizia della periferia romana dove gli agenti sono spesso disorganizzati, qualche volta corrotti e sempre frustrati. (...) Il finale è aperto ma secondo noi era dai tempi di 'Vivere e morire a Los Angeles' di William Friedkin che non si terminava un poliziesco in modo così pessimista e laconico. Costantini non ha paura di picchiare duro. Bravo. Leo e Ward (non solo ottimo doppiatore) reggono il film, con il secondo in grado di tratteggiare un poliziotto marcio che sembra uscito dalla penna di James Ellroy." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 maggio 2004)

"Del telefilm ha l'elettrocardiogramma piatto, senza curve pericolose per la tentazione di mettere mano al telecomando, un fatto dietro l'altro. Ma del telefilm - poliziesco - non ha l'obbligata componente buonista. (...) Tutto, indagini e convivenza in un ufficio che al confronto il commissariato di 'Distretto di polizia' era il grand hotel, si svolge in un clima di totale sfiducia di tutti contro tutti, da brutti sporchi e cattivi. Ci si domanda che cosa possa dirne un poliziotto vero a vedersi dipinto così: non è un'immagine lusinghiera. D'altra parte, si dirà, quanti film americani parlano della polizia come un ambiente dal quale tenersi accuratamente alla larga: prendi 'Il cattivo tenente' di Abel Ferrara. Comunque il film denota una certa vocazione a osservare i comportamenti, sia pur estremizzati, e insomma si lascia vedere." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 21 maggio 2004)

"C'era una volta il poliziottesco, genere vampirizzato dai serial televisivi delle squadre. Con 'Dentro la città', riuscita opera prima del regista e sceneggiatore Andrea Costantini, il poliziesco rinasce con ottimo ritmo, una valenza sociale in più, una voglia di raccontare sotto pelle non solo l'eroismo ma anche la paura, la violenza e forse la corruzione che esistono in ciascuno. La struttura è semplice e portante: vita quotidiana di un distaccamento di polizia alla periferia di Roma con pochi mezzi, pochi uomini e molti problemi. Un avamposto di frontiera, come in un western metropolitano, un distretto 13 in cui però si riconosce l' urgenza e la verità della vita, i caratteri non sono mai casuali né di maniera e il tono è spedito, veloce, non retorico. Tra bravi professionisti, attori di strada e/o presi dalla strada, il film percorre risoluto una sua via che non dà giudizi sui quei bravi ragazzi garantiti poeticamente da Pasolini." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 giugno 2004)
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