Delivery

GRECIA - 2004
Delivery
Un ragazzo che consegna pizze a domicilio vaga con il suo motorino per la città di Atene. Il suo modo di vivere lento e senza fretta è nettamente in contrasto con la frenesia che vige nella moderna capitale greca, dove tutto si svolge con rapidità. Le uniche persone che riescono a fare breccia nella solitudine del ragazzo sono una ragazza drogata che lavora nella stessa pizzeria, che gli insegna cos'è l'amore, e il Venditore d'acqua, ex-becchino e ora anche informatore della polizia, che gli insegna cos'è la morte...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,66)
  • Produzione: NIKOS PANAYOTOPOULOS PER ERT SA, GRAAL SA, GREEK FILM CENTER, HARIANNA FILMS, HELLENIC BROADCASTING CORP., NEW STAR

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini

Quante storie abbiamo già visto dedicate alla spietata e realistica analisi del degrado urbano? Delivery, prima delle ventidue pellicole in concorso, del regista greco Nikos Panayotopoulos, non ci fa vedere l’Atene del Partenone e degli stadi olimpici: un ragazzo senza nome e forse senza patria (bello, bravo e misterioso il ventottenne Thanos Samaras) arriva in un imprecisato sobborgo della capitale e costruisce una serie di vincoli ed amicizie labili con il solo, fondamentale scopo della sopravvivenza. Non sembra capace – potrebbe essere una malattia dell’esistenza od un ripiegamento morale molto comuni oggi – di prendere innanzi tutto in mano il proprio destino (se non, almeno, al momento del tragico epilogo condito da una spruzzata di surrealismo); la sua giornata è un elogio della lentezza e del silenzio, non affronta le delicate questioni della vita per un eccesso patologico di indolenza. Il suo peregrinare, come fattorino di una pizzeria, diventa il ritratto molto tragico e livido di una città (Atene od altra non farebbe, a questo punto, alcuna differenza) che pone al centro esclusi, emarginati, o, come il linguaggio contemporaneo facilmente li chiama, gli esiliati, i profughi di tutti i paesi e tutte le culture. Ma questo “dark movie” sociologico non freme mai del battito vuoi di una denuncia vuoi di una crudezza d’autore: si limita ad esprimere con lunghi silenzi o volgari, brevi commenti “a latere”, l’ampiezza del fenomeno, lo struggimento di amori mancati, il lavoro che non c’è, l’odore della morte, l’identità che si perde nelle acque del Pireo così come in tanti altri più o meno anonimi porti del mondo.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004).

CRITICA

" 'Delivery', del regista greco Nikos Panayotopoulos, la prima delle 22 pellicole in concorso, non ci fa vedere l'Atene del Partenone e degli stadi olimpici ma un ragazzo senza nome e forse senza patria che arriva in un imprecisato sobborgo della capitale e costruisce una serie di vincoli con il solo scopo della sopravvivenza. Non sembra capace di prendere in mano il proprio destino, se non al momento del tragico epilogo condito da una spruzzata di surrealismo. Il suo peregrinare come fattorino di una pizzeria diventa ritratto molto tragico e livido di una città che esclude emarginati e profughi di tutti i Paesi e tutte le culture. Ma questo 'dark movie' sociologico non freme mai del battito vuoi di una denuncia, vuoi di una crudezza d?autore." (Luca Pellegrini, www.cinematografo.it, 2 settembre 2004)

"I bassifondi di Atene, uguali ai bassifondi di qualsiasi metropoli. Piccola gente, piccoli traffici, parole crude, esistenze miserabili. Ma con un'insistenza così spiccata sul sesso e la morte da far scattare un campanello d'allarme. No, 'Delivery'del veterano greco Nikos Panyotopoulos non è un film sociologico, è il suo esatto contrario. Una parabola poetica sull'Atene underground allora? Sì e no, perché la poesia è come un dribbling, riesce solo se ti prende di sorpresa e 'Delivery', un po' Citti un po' Monteiro (anzi Pedro Costa, dev'esserci un asse greco-portoghese), ma con ironia, scopre le sue carte poco a poco." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 settembre 2004)

"Storia di esilii realizzata con mezzi (scientemente) poveri, 'Delivery' intende gettare uno sguardo 'etico'sulle realtà che rappresenta Se personaggi e situazioni appartengono al repertorio del post-naturalismo, però, lo stile del racconto è piuttosto quello della 'fiaba nera', con orchi, fate e folletti dei bassifondi. Il cineasta si preoccupa di punteggiare la materia con tocchi di humour nero, senza riuscire a evitare l'effetto complessivamente deprimente." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 settembre 2004)

"Com'è stato possibile che il greco 'Delivery' sia assurto all'immeritato onore di inaugurare il concorso di Venezia 61? (...) L'autore, Nikos Panayotopoulos, non ha le attenuanti dell'immaturità: è un veterano con 10 film alle spalle." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 3 settembre 2004)

"Poco o niente da dire del film greco 'Delivery' di Nikos Panayotopoulos: un viaggio fra i diseredati di Atene - clandestini, spacciatori, drogati, lavavetri - che pur con dichiarate intenzioni antropologiche, non va mai oltre la cronaca spicciola. Senza neanche arrivare al documento. Con così tanti film in programma, lo si poteva lasciare a casa." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 settembre 2004)

"Li riscopriremo nell'ora x del verdetto? Scommettiamo di no, ma nel caso di 'Delivery' del greco Nikos Panayotopoulos sarebbe un gran sollievo. Chissà perché i selezionatori s'innamorano puntualmente dei film senza qualità che si fanno forti solo dell'ecumenismo geopolitico e del facile miserabilismo delle situazioni e dell'argomento. 'Un film povero sulla povera gente' e va bene così, ma poi bisogna aggiungerci un'idea, uno stile, un'emozione, per non parlare del talento: in questo caso lo spettatore si ritrova a carico un ragazzo che sbarca il lunario consegnando pizze nei meandri di un'Atene sgangherata e respingente. (...) L'unica che sembra capirlo è la collega con cui avrà una fugace relazione: decisamente poco per sollevare il tutto da una pretestuosità narrativa distante anni luce sia dalla parodia sia dalla delicatezza delle intenzioni di un cattivo allievo del buon maestro Anghelopoulos." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 settembre 2004)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy